Lasciarsi cullare dalle onde

Prendersi cura, proprio come una madre, della propria limitatezza umana.

Condivido questo articolo dal blog Ken Zen Ichinyo che seguo da tempo trovando sempre nuovi spunti di riflessione e di auto-miglioramento.

https://www.kenzenichinyo.blog/2020/01/lasciarsi-cullare-dalle-onde-lo.html?fbclid=IwAR1P9H5WOe4S0QH5WSds–rbbLhHtVJdjeTyPUgteWc70mIR4l896s5GgL0

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Libertà

” Da quando, ormai molti anni fa, ho realizzato intimamente fin nelle cellule (non solo nel pensiero) la mia mortalità, non ho più tempo per quel che non sia davvero essenziale.
Da allora vivo accompagnato da un continuo sentimento di gratitudine e da una profonda libertà.
La libertà di non avere una direzione prefissata da seguire dettata da condizionamenti, consuetudini, paure.
La libertà di poter essere totalmente sincero con me stesso e con gli altri senza temere di rischiare qualcosa.
La libertà di vivere ogni relazione senza attaccamento, senza essere condizionato dal bisogno o dalla paura.
La libertà di non ricercare il consenso altrui per le mie scelte e per affermare la mia supposta ed illusoria identità.
Ogni mattina, sedendo in Zazen, rinnovo questa memoria, indosso il mio Abito e ricomincio da zero.”

Taigō Sensei
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L’asino e la tigre. Una storia zen.

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L’ asino disse alla tigre:
“L’ erba è blu”.
La tigre rispose:
“No, l’erba è verde”.
La discussione si è riscaldata e i due hanno deciso di sottoporla ad un arbitrato e per farlo sono andati davanti al leone, il Re della Selva.
Già prima di arrivare alla radura della foresta, dove il leone era seduto sul suo trono, l’asino cominciò a gridare:
“Vostra Altezza… Non è vero che l’erba è blu?”
Il leone rispose:
“Vero, l’erba è blu”.
L’ asino si è avvicinato e ha continuato:
“La tigre non è d’accordo con me e mi dà fastidio, per favore, puniscila”.
Il re allora dichiarò:
“La tigre sarà punita con 4 anni di silenzio”.
L’ asino saltò allegramente e proseguì il suo cammino, contento e ripetendo:
“L’ erba è blu”…
La tigre ha accettato la sua punizione per 4 anni, ma prima ha chiesto al leone:
“Sua Maestà… Perché mi ha punito?
Dopo tutto, l’erba è verde “.
Il leone rispose:
“In realtà, l’erba è verde”.
La tigre chiese:
“Allora… perché mi punisci?”
Il leone rispose:
“Questo non ha nulla a che vedere con la domanda se l’erba è blu o verde.
La punizione è dovuta al fatto che non è possibile che una creatura coraggiosa e intelligente come te perda tempo a litigare con un asino e venga a disturbare me con questa domanda”.

Le porte dell’inferno. Le porte del paradiso.

Un giorno un samurai andò dal maestro spirituale Hakuin e chiese:
“Esiste un inferno? Esiste un paradiso? Se esistono da dove si entra?”.
Era un semplice guerriero. I guerrieri sono privi di astuzia nelle mente.
I guerrieri conoscono solo due cose: la vita e la morte.
Il samurai non era venuto per imparare una dottrina, voleva sapere dov’erano le porte, per evitare l’inferno ed entrare in paradiso.
Hakuin chiese: “Chi sei tu?”. Il guerriero rispose: “Sono un samurai”.
In Giappone essere un samurai è motivo di grande orgoglio. Significa essere un guerriero perfetto. Uno che non esiterebbe un attimo a dare la vita.”
Sono un grande guerriero, anche l’imperatore mi rispetta”.
Hakuin rise e disse: “Tu, un samurai? Sembri un mendicante!”
L’uomo si sentì ferito nell’orgoglio. Sfoderò la spada, con l’intenzione di
uccidere Hakuin.
Il maestro rise: “Questa è la porta dell’inferno – disse – con questa spada, con questa collera, con questo ego, si apre quella porta”.
Questo un guerriero lo può comprendere, così il samurai rinfoderò la spada. Comprese che il maestro aveva appena rischiato la vita per insegnargli qualcosa. Allora gli occhi si riempirono di lacrime ed egli si inchinò scusandosi.
E Hakuin disse: “Qui si apre la porta del paradiso”.

L’inferno e il paradiso sono dentro di te. Entrambe le porte sono in te.
Quando ti comporti in modo inconsapevole, si apre la porta dell’inferno;
quando sei attento e consapevole, si apre la porta del paradiso.
La mente è sia paradiso che l’inferno, perché la mente ha la capacità di
diventare sia l’uno che l’altro. Ma la gente continua a pensare che tutto esista in un luogo imprecisato all’esterno.