Perché Zelensky ha paragonato Genova a Mariupol

Non c’è che dire, lo studia bene il copione. A seconda del pubblico a cui deve rivolgersi!

Durante il discorso tenuto davanti alle due Camere oggi nell’Aula di Montecitorio, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha citato Genova paragonandola a Mariupol. Scopriamo il riferimento storico che tristemente accomuna le due città portuali.

Perché Zelensky ha paragonato Genova a Mariupol

Propaganda Life. Toni Capuozzo

Articolo di Toni Capuozzo, dalla sua pagina Facebook. Lui, che di guerre ne ha viste tante, può permettersi di esprimere opinioni che fanno riflettere e non schierarsi da una parte o dall’altra. Per questo lo condivido interamente.


Ci sono due propagande. Sì, però l’una è la propaganda dell’aggressore, connaturata a un regime. L’altra è la propaganda dell’aggredito, che pur di resistere e invocare aiuto deve spararla un po’ grossa. Vero, ma l’audience israeliana, che purtroppo di Storia ne ha patita, non ha abboccato al paragone tra Putin e Hitler, e al genocidio degli ucraini. E’ guerra, e mettere in conto la propaganda non vuol dire mettere tutto sullo stesso piano, confondere e confondersi: vuol dire semplicemente non cascarci. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha firmato un decreto in cui accorpa tutti i canali televisivi nazionali in una singola piattaforma, citando l’importanza di “una politica d’informazione unificata” sotto la legge marziale: lo riporta l’agenzia di stampa Reuters..
Adesso che la guerra si è incistata, e minaccia davvero di durare, la propaganda si è affilata, da entrambe le parti. Tra l’aggressore, ma anche tra l’aggredito. La Russia fa spot in cui i manifestanti non vengono trascinati in commissariato ma si mettono sottobraccio ai poliziotti per formare una Z. L’Ucraina rifà del buon vecchio rock, come vediamo. Va peggio quando la propaganda diventa cronaca. Leggiamo di violenze sessuali dei soldati russi. Ci vengono in mente i numeri delle violenze nella Germania che veniva liberata dal nazismo, o gli stupri etnici dei Balcani: possiamo escluderlo ? Possiamo escludere che una nonna abbia fatto fuori 8 soldati russi con una torta avvelenata ? Che una massaia abbia abbattuto un drone con un vasetto di cetrioli sottaceto ? Ci sono notizie che non diventano tali. Come quel conduttore della televisione ucraina che ha citato esplicitamente Eichmann sostenendo la necessità di uccidere i bambini del nemico, prima che diventino vendicatori. Certo, rovinerebbe il No pasaràn. Non fa notizia la diserzione di un estremista di destra americano dalla legione dei volontari: racconta che sequestrano loro i passaporti. Ci sono almeno tremila passaporti statunitensi nei cassetti. Ovviamente c’è propaganda nel guardare al mondo, e a come si schiera: Boris Johnson che dice che la Brexit è simile alla resistenza ucraina -amore per la libertà – passa inosservato. Se un attore sconosciuto si pronuncia in modo gradito, megafono, se Nikita Michalkov si esprime per Putin, gli oci cjornie, gli occhi neri, restano chiusi.
E’ peggio, la propaganda, quando riguarda i civili : la ricerca infinita dei morti nel Teatro di Mariupol, l’eterna domanda: bombardamento sbagliato, ricerca volontaria del civile da punire perché più facile, in guerra a chi capita capita, e del resto hanno distribuito le armi ai civili, o scudo umano da esibire , quando lo scudo si spezza, allo sdegno del mondo e alla domanda di nuove armi ? O solo prezzo inevitabile, senza bandiera, dell’orrore di una guerra urbana ? Vale anche per i deportati. Ho visto filmati di persone fuggite da Mariupol verso le zone “russe” che raccontano di essere state trattenute a forza in città, dal battaglione Azov che occupava i loro appartamenti per farne postazioni. E’ impossibile ? Sembra vero che ci siano treni carichi di morti russi che viaggiano nella notte. Ed è logico che li nascondano alla propria opinione pubblica, e i nemici se potessero pubblicherebbero orario di partenza e di arrivo. Ma è credibile che siano morti ormai migliaia di russi e i numero dei morti civili sono grazie a Dio bassissimi, nonostante i russi siano crudeli e bombardino le camere da letto dei bambini ? E’ normale che non si veda mai, anche se i giornalisti e i fotografi sono tutti o quasi dal lato ucraino, un morto militare ucraino ? Li ho visti per la prima volta ieri sera, nel programma di Massimo Giletti, spintosi lodevolmente fino a Odessa. Ma il senso di quel mostrare era: dateci la no fly zone. E l’assedio di Kiev, di cui non si vantano i russi ma di cui si lamentano gli ucraini, che assedio è se i leader di Slovenia, Repubblica Ceca e Polonia arrivano in città in treno ? Se funzionano i telefonini, e c’è acqua e corrente elettrica: è il primo assedio soft della mia vita. Bisogna continuare a guardare, ad aiutare, a cercare di capire, ma senza rinunciare a ragionare. In Russia sono pochi quelli che si sottraggono alla propaganda. E in Occidente ? Il giorno in cui diremo tra noi e noi questo è troppo, non posso limitarmi a lanciare salvagente, a soccorrere naufraghi, devo buttarmi in acqua, il giorno in cui diremo più armi, il giorno in cui coerenza ci porterà a dire no fly zone, sarà tardi per chiedercelo,. L’unica cosa in cui si può credere sono le foto dei carri armati bruciati, e i volti dei civili che fuggono. Per quanto la propaganda di entrambi, aggressore e aggredito, ci inzuppi il pane quotidiano, sono la nuda sostanza della guerra, e non mentono. Hanno il mistero definitivo della morte, quelle Z sulle carcasse fumanti, e la solitudine senza tempo del dolore che ti porti dietro come un povero fagotto. Lì non conta la geopolitica, né il prender parte dei politici, né la chiacchiera di noi giornalisti, sul campo o in studio, è brusio. Ci sono solo quelle facce impietrite e quei ferri ritorti. Dicono poco, a volte niente, e dicono tutto.

Toni Capuozzo

L’invasione dell’Ucraina e il paradosso Rangeloni (BUTAC)

Dato che è sempre cosa buona e giusta allenare il pensiero critico, dare un’occhiata di tanto in tanto a siti come BUTAC può fare soltanto bene.

Questo che vi linko è un articolo interessante, su un giovane italiano che ha deciso di andare in Donbass a “cercare la verità”.

La sua missione: essere un reporter indipendente, una voce fuori dal coro che racconta la guerra dal fronte.

Le tante facce della verità

Chi cerca di informarsi, al giorno d’oggi, fa una fatica immane a trovare informazioni valide e non faziose. La narrazione dei media italiani, o forse occidentali tutti, è pericolosamente a senso unico. Praticamente non poi così diversa dalla famosa propaganda russa, solo in chiave ucraina.

Sento il dovere di specificare che condanno l’invasione russa di uno stato sovrano. Così come ho condannato, negli anni, tutte le altre invasioni, tra cui le tante targate U.S.A.

Ho voluto raccogliere in questo articolo entrambe le voci che raccontano le verità di questa guerra. I video presenti su YouTube non so per quanto lo saranno ancora, vista la censura imperante russofobica. Il mio consiglio è di guardarli, prima che spariscano. Guardate anche quello su Netflix, se potete. Si tratta della narrazione ufficiale dei fatti di Piazza Maidan del 2014-15. Perché è allora che è iniziata la guerra. Una guerra a cui l’Occidente ha preferito non pensare, per cui non s’è indignato come sta facendo oggi. Eppure sono OTTO ANNI che è in atto. Sono morte 14000 persone, dice l’OSCE.

Vi linko anche il video all’intervista che Oliver Stone fece a Putin, nel 2015, e un paio di articoli interessanti: il punto di vista dello stesso Stone, sulla mossa di Putin e i consigli (che di solito apprezzo) di Maura Gancitano e Andrea Colamedici, che qui, però, tendono a essere di parte. Quando qualsiasi cosa dica o faccia si accusa Lilin di essere filoputiniano, non solo si fraintendono le sue parole, ma non si vuole proprio ascoltare. Per me sono chiare come il sole. E il documentario dove parla per la prima mezz’ora, insieme a quello francese, sono una testimonianza di voci nascoste dall’omertà mediatica che solo qualche coraggioso reporter ha deciso di raccontare.

Che idea mi sono fatta io?(Il condizionale è d’obbligo)

Sono propensa a credere che i fatti di Piazza Maidan potrebbero essere stati strumentalizzati. Non nego che i giovani ucraini vedessero l’Europa come un futuro di libertà e diritti garantiti, dico che magari quella manifestazione nata come democratica e pacifica potrebbe essere stata presa come pretesto per destabilizzare un Paese. Ciò spiegherebbe, allora, il massacro di Odessa, dove 70 persone russofone -che protestavano per l’abolizione della legge che vedeva il russo come seconda lingua ufficiale- furono arse vive in un palazzo dato alle fiamme con le molotov dai manifestanti. E spiegherebbe le parole del presidente di turno, Porošenko, che disse in TV: ” I nostri bambini dell’Ovest andranno a scuola. Quelli dell’Est si rintaneranno nelle cantine!” (è nel video Donbass 2016). Tutto questo è di una gravità inaudita e ancor peggiore è il silenzio della stampa occidentale, o la sua voce univoca che suona paurosamente schiava del potere. Tale e quale a quella russa contro la quale oggi si batte a suon di titoloni. Nessuno ci parla del Donbass, oggi. Nessuno ci parla dei crimini del battaglione Azov, regolarmente schierato nell’esercito ucraino. Un giornalista che si rispetti non dovrebbe garantire la pluralità dell’informazione?

Non è più possibile informarsi leggendo un giornale, o peggio ancora guardando il TG. Anzi, non credo lo sia mai stato. Ascoltate più voci, ragionate, fatevi una vostra idea. E non credete a niente, dubitate di tutto, anche delle conclusioni che traete. La verità ha molte facce e tante voci.

  • Il primo video che ho visto. Parla alla pancia: emotivo, coinvolgente, eroico. I giovani ucraini che si ribellano per la libertà, che ha il colore della bandiera europea. Una rivoluzione del popolo, costata sangue innocente, che ha portato alla fuga dell’allora presidente Yanukovich.
I fatti di Piazza Maidan, narrazione ufficiale

  • Secondo video guardato. I fatti di Maidan visti con occhio critico e con un ampio sguardo alle questioni geopolitiche (forse) scatenanti.
Piazza Maidan, un altro punto di vista

  • L’inferno del Donbass. I testimoni sul campo. Le voci della gente comune.
Documentario in Donbass, giornalisti francesi
Il Donbass raccontanto da voci italiane

  • Oliver Stone. Intervista a Putin, 2015.
Intervista a Putin, di Oliver Stone.2015

  • Intervista a Oliver Stone, sulla guerra in atto.

https://popcorntv.it/people/oliver-stone-guerra-ucraina-putin-ha-sbagliato-a-invadere/70368?fbclid=IwAR0oTA5wpUXJwxNurPBodFW3OkKW3c3LlmyU8TQpQNmcQkGAfB9ARjbTcV4

  • Articolo di Maura Gancitano e Andrea Colamedici con cosigli di lettura e visione.

Il mondo dopo Putin ?

Dal sito ISPI : Il mondo dopo Putin

La storia si può ripetere? La defenestrazione di Khrushchev potrebbe essere un buon esempio per risolvere la guerra in Ucraina, la strada perché la Russia, l’Europa e il mondo si liberino di Putin? Segni coraggiosi nella società russa ce ne sono ma, per ora, niente crepe sulle mura del Cremlino. Tuttavia una dittatura è granitica fino a che all’improvviso scopriamo che non lo era.

Un’ipotesi plausibile? Auspicabile?

Articolo interessante, ma una frase mi ha lasciata perplessa:

Se Donald Trump avesse vinto un secondo mandato presidenziale, il suo amico Putin avrebbe normalizzato l’Ucraina in una settimana.

Correggetemi se sbaglio, ma questo implica che la grande e corale risposta europea all’invasione russa sia stata dettata dalla Casa Bianca. Se Trump fosse ancora al potere, l’Europa avrebbe ignorato ogni accorato appello e chiuso gli occhi ancora una volta? Non voglio crederci.

E comunque sia, non illudiamoci che la tanto auspicata caduta di Putin trasformi la Russia in un Paese democratico.

Al potere ci saranno ancora gli ex capi del KGB di Leningrado che avevano scalato il potere con Putin, gli oligarchi e i generali non compromessi dalla brutta figura in Ucraina. Non è esclusa la sopravvivenza del ministro degli Esteri Sergei Lavrov: “uno squalo vestito Armani”, lo aveva definito qualche anno fa una giornalista americana. Chiunque governerà, sarà più cauto, userà l’arma della diplomazia, dovrà riconquistare un’Europa ostile e un’America convinta di aver vinto una partita fondamentale per la sua rielezione presidenziale. Ma saranno sempre nazionalisti permalosi, convinti chela Russia abbia di natura un ruolo da grande potenza.

È giusto nutrire speranze e meglio una guerra fredda che un massacro sul campo ma se è vero che la guerra in atto vede schierati due diversi modi di concepire il mondo e gli Stati, non credo ci sarà un vincitore. Le due posizioni sono inconciliabili.

Credit http://www.viaggiamo.it

Resistenza a oltranza o resa dignitosa?

Ieri mi è capitato di leggere un’ opinione di Toni Capuozzo. Il giornalista sostiene che visto come stanno andando le cose, il Presidente ucraino dovrebbe accettare una resa dignitosa e risparmiare il sangue dei suoi innocenti cittadini.

Vi confesso che ho sentito, dentro di me, una parte che ha subito aderito a queste parole. Sarà che le giornate iniziano e finiscono con le strazianti immagini dei tg, che il senso d’angoscia si fa più forte di ora in ora, accompagnato dal terrore che le nostre vite, di cui magari ci lamentavamo fino a ieri, possano essere strappate via in un attimo di lucida follia; sarà perché vada come vada speriamo solo che finisca presto, fatto sta che questo umanissimo sentimento da vita a una dovuta riflessione: è più giusto morire per la propria libertà anche se questo comporta un immane massacro, o è preferibile riconoscere l’impossibilità di vittoria e cedere? Se la Russia volesse annientare l’Ucraina, dicono che potrebbero farlo senza problemi, ché le forze in campo sono soltanto un decimo della loro potenza effettiva. Forse non si reputava questo popolo in grado di dare una così forte risposta, chissà.

Gli ucraini hanno scelto di combattere, e chi non l’ha scelto, a meno che non abbia almeno tre figli, è obbligato a farlo. Una grande parte di me li appoggia fino in fondo, perché non esiste una resa dignitosa, e sì, è sacrosanto combattere per la propria libertà. Anche se significa morire.

La verità è che la paura ci attanaglia, tutti. Ed è normale sentire forze e sentimenti contrastanti. Mantenere la lucidità in casi estremi non è da tutti. Anche non impazzire, aggiungerei.

E mentre sulla mia home di facebook continuano ad apparire dai miei contatti scene di vita quotidiana a base di gatti e di torte e di risultati di calcio, come se a poco più di mille chilomentri non stesse finendo il mondo, non posso fare altro che chiedermi chi è normale e chi no, perché tanti si sentono più coinvolti e altri meno, o affatto. Per quanto mi riguarda, qualcosa è cambiato e non tornerà mai più come prima. E credo che prima o poi dovranno farci i conti tutti, anche i gattari di facebook.

Incubo atomico (1)*

Riporto testualmente le parole di Francesca Gorzanelli, fotografa, dalla sua pagina Diario di un viaggio a Chernobyl (e vi invito a visitare anche il suo sito, coi suoi reportage):

3 Marzo 20022. Da ieri gira la notizia che l’esercito russo, che ha occupato la zona di esclusione, si sia arreso. Momentaneamente non ne trovo conferma certa.

Ho invece avuto conferma, dal padre di Sonya, che è un militare, di alcune informazioni.

Al momento della presa della centrale nucleare, la sera del 24 Febbraio, c’erano in turno circa 300 persone, tra operai, vigili del fuoco e guardia nazionale. Queste persone, prese in ostaggio, si stanno occupando del mantenimento delle funzioni “vitali” (non so quale altro termine usare) dell’impianto nucleare. In questo, non interferisce l’esercito russo. Stanno quindi portando avanti turni di lavoro folli, senza ricambio di personale e senza servizio mensa. Si stanno infatti cucinando i pasti da soli, con le scorte di cibo che erano presenti all’interno della centrale la sera del 24 Febbraio.

Ai circa 300 dipendenti si sono da poco uniti 4 stalker (visitatori illegali della zona di esclusione) che si trovavano all’interno della Zona, sorpresi dalla guerra. Passatemi il termine “sorpresi” perché non me ne viene in mente un altro, in quanto ho sempre trovato folle viaggiare illegalmente nella Zona e ora posso dire “Ve l’avevo detto io, che non si fa”. Essere illegali, in qualsiasi cosa, significa non esistere. La Zona era stata chiusa al turismo già da una settimana, onde evitare di mettere i civili in pericolo. Questo è il risultato. Senza contare che 4 bocche in più da sfamare, quando non c’è modo di avere approvigionamento di cibo, sono una ulteriore disgrazia.

I russi avevano scorte di cibo per tre giorni. Ora stanno sopravvivendo di caccia.

Non esiste più alcun collegamento tra Chornobyl e Slavutych e Chornobyl e Kyiv. Pertanto la caccia è l’unico mezzo per sopravvivere.

Il livello di radiazione, inizialmente innalzato a causa del passaggio dei mezzi corazzati (anche attraverso la foresta rossa) è rientrato. Momentaneamente la situazione è “tranquilla”.

Dare il cambio a quei lavoratori della centrale è attualmente impossibile.

Eroi loro, come tutto il popolo ucraino che sta vivendo e contrastando, con grande coraggio e dignità, tutto questo schifo.

Penso anche a tutti gli animali che nella zona di esclusione avevano ritrovato il loro habitat naturale, in assenza dell’uomo. Ed eccolo l’uomo. È tornato. Con la cosa più schifosa che sa fare: la guerra.

(A tutti coloro che si chiedono “ma come? C’è gente che lavora ancora all’interno della centrale?” Chiedo gentilmente di non lasciare qui questo commento. Ho un blog aggiornato dal 2015. Digitate le parole chiave e trovate la risposta. Anche sul mio sito: www.francescagorzanelli.it)

[*Incubo atomico 1, perché temo ne seguiranno altri.]

Perché Putin vuole l’Ucraina, l’analisi di Nicolai Lilin — Libreriamo

Intervista con Nicolai Lilin per parlare della guerra in Ucraina, analizzare i piani che Putin porta avanti da diverso tempo e infine commentare la “russofobia” di questi giorni

Perché Putin vuole l’Ucraina, l’analisi di Nicolai Lilin — Libreriamo

In questi giorni Lilin occupa le tv come a suo tempo fece Bassetti col covid. Ricordiamoci che la sua è soltanto un’opinione, per quanto condivisibile.

Una cosa che mi sconcerta, tra l’altro, è il costante fraintendimento che subisce questo pover’uomo, accusato di essere filoputiniano soltanto perché ci ricorda, e fa conoscere alla stragrande maggioranza degli italiani ignari, che il conflitto in Ucraina c’era già, da otto anni, ma a quanto pare a nessuno importava. E a nessuno è importato fino a quando i carrarmati russi non sono entrati in quello che è pur sempre uno stato sovrano. Quindi, è sacrosanto deplorare l’invasione, ma non facciamo finta che la guerra sia scoppiata in un giorno, perché 15.000 persone sono morte, mentre l’Europa, gli USA e il mondo stavano girati dall’altra parte o facevano finta di non vedere. E i dati sono dell’ OSCE, non sono buttati a caso.

Razzismo di frontiera?

Da giorni su twitter girano voci di respingimenti alle frontiere per lasciare l’Ucraina. Speravo veramente in una fake news ma a quanto pare questi episodi si ripetono e sono frequenti.

Poi ci stupiamo se il politico di turno afferma che esistano profughi veri e altri che fingono di esserlo! Il diritto a scappare da un paese in guerra non dovrebbe essere garantito a chiunque? Oppure i non ucraini, in questo caso, dovrebbero affidarsi alle ambasciate? Se qualcuno mi legge e ne sa qualcosa ce lo può spiegare?

Ovviamente la situazione di chi perde tutto sotto le bombe è diversa da uno studente o un lavoratore fuori sede che può far ritorno, se ci riesce, alla sua patria e alla sua casa. Mi domando solo se sia normale questo comportamento militare.

https://www.ilpost.it/2022/03/03/ucraina-fuga-africani-indiani-razzismo/