Centro del riuso

Una delle poche cose belle e che funzionano nella mia città è il centro del riuso: un punto di raccolta per tutti gli oggetti piccoli e grandi di cui ti liberi donando ad altri la possibilità di usufruirne.

Mentre prima l’alternativa era cercare un mercatino dell’usato o, peggio ancora, recarsi all’isola ecologica, da quando c’è questo centro è più semplice e anche gratificante dar via le proprie cose.

Io ho portato quintali di roba, perché in effetti pesano tutto quello che doni.

Stamattina, ennesimo viaggio per lasciare qualche oggetto di cucina: un servizio competo di piatti da sei, varie salsiere, qualche vassoio e delle ciotole e pure un’affettatrice che giaceva in dispensa da anni ormai inutilizzata. Era scampata al decluttering dell’anno scorso e la mia regola è che se in un anno non hai mai usato qualcosa, devi assolutamente liberartene. Sinceramente, a che mi servivano dodici coperti? Non ho mai avuto tanti ospiti in casa e vi dirò che dopo due anni di covid ho perso del tutto la voglia di cucinare per altri. Tanto più che sono vegana e ho abbandonatola concezione dei pasti come momento di ritrovo e socializzazione. Anche perché sono circondata da onnivori. Magari, avessi a tavola almeno dei vegetariani, ritroverei il gusto di preparare qualcosa che non sia per me soltanto. Comunque sia, è proprio vero che si trova sempre qualcosa da smaltire, volendo. La mia cucina è riuscita a stupirmi. Ero convinta di aver già dato tutto e invece.

Altre due borse di libri sono andate a una libreria amica, felicissima di ritirare l’usato. Sapere che altri si godranno la lettura di qualche romanzo di Murakami, o La torre nera di King mi rende felice. Per i libri la mia regola è: se non lo rileggi, donalo ad altri. Ho ridotto la mia libreria dell’ 80%. In formato cartaceo acquisterò qualche saggio da consultazione, scomodo nella versione digitale. Per il resto, w gli e-book!

parte della mia “vecchia” libreria