Shaman

Portare lo sciamanismo in Occidente è una grande sfida. Il nostro giudizio è sepolto sotto un mare di stereotipi e la nostra obiettività spesso risulta non pervenuta. Ya’acov Darling Khan ha provato su se stesso i limiti della nostra cultura e ha elaborato un metodo che consente la riconnessione col proprio potere personale, se si ha VERAMENTE voglia di riscoprirlo.

Si parte dal corpo, dal tornare a sentirlo liberamente e lasciarlo esprimere tramite il movimento. Ya’acov non caldeggia l’uso di sostanze psicotrope, anzi! L’unico mezzo per entrare nel giusto stato di coscienza è il ritmo di un tamburo, di cui fornisce anche la traccia audio. Il libro contiene diverse pratiche da attuare per gradi, accompagnate da un capitolo introduttivo dove illustra molte delle dinamiche interiori con le quali, chi intraprende questo “viaggio”, troverà a doversi confrontare.


Quello che ho apprezzato in maniera particolare è la sincerità di questo autore di cui, leggendo, si percepiscono i dubbi, i timori e le insicurezze che abbiamo TUTTI. Mi piace il fatto che non abbia sbandierato al mondo: “ecco il nuovo metodo per guarire le vostre vite!!” ma che con umiltà e parlando da pari a pari, illustri un modo tra i tanti per uscire dal guscio ( per alcuni confortevole, per altri meno) in cui siamo rinchiusi e aprire finalmente gli occhi sulla nostra realtà.

Quello che mi preoccupa e su cui anch’egli mette in guardia, è il lavoro sulle “ombre”. L’autore consiglia di interrompere il rituale e tornare a radicarsi nel presente qualora dovessero affiorare sensazioni spiacevoli o malesseri, ma quando si va a smuovere l’inconscio non si sa mai cosa si può trovare e soprattutto quale forma assuma per mostrarsi alla coscienza. Dunque io non consiglierei questo libro a un principiante, né a chi non è ben consapevole dell’ iceberg che nasconde sotto di sé.

Per il resto, oltre ad essere un pratico manuale per gli appassionati del settore, è anche una piacevole lettura in un oceano di pubblicazioni che lasciano il tempo che trovano, con l’unico scopo di arricchire le tasche degli autori, che magari non avranno nemmeno messo in pratica per un solo giorno quello che propinano come metodo miracoloso e rivoluzionario agli altri.


Lo sciamanismo è antico quanto l’uomo che calpesta questa Terra. Oggi più che mai c’è bisogno di ritrovare il proprio senso del divino, iniziando a cercarlo nell’unico luogo dove è possibile trovarlo: dentro di noi.


Ya’acov Darling Khan ci ha offerto un modo.

Aua

“Ma in fondo per me era una tentazione sapere che non dovevo fare altro che chiedere e queste persone avrebbero aperto subito la profondità della loro anima e, grazie alla sincerità del loro spirito, con la loro primitiva saggezza avrebbero raccontato molte cose singolari che hanno origine nell’infanzia dell’umanità. Ed è una scoperta che non smette di sorprendere, il fatto che davvero, nella nostra rapidissima epoca, ci si può trovare di fronte a persone che sembrano appena uscite dalla mano della natura.”

Aua è uno sciamano Inuit e grazie ai racconti che ha condiviso con l’esploratore Rasmussen, guadagnatosi la sua amicizia e la sua fiducia, ha fatto in modo che si sia potuto aggiungere un altro tassello nel grande puzzle della spiritualità atavica. Sapendo che proprio delle sue storie si è servito Mircea Eliade, nella stesura del suo incomparabile saggio “Lo sciamanismo e le tecniche dell’estasi”, possiamo intuire l’importanza di queste pagine per la cultura dell’umanità.

Oltre ad aprirci un varco che ci permette di affacciarci sul mondo spirituale dei popoli del Nord, questi scritti sono preziosi per la conoscenza che danno di usi e costumi in uno dei luoghi più inospitali del globo.

Provate anche solo ad immaginare come può essere vivere ogni giorno in un ambiente ostile, freddo oltre l’umana sopportazione, e dover letteralmente lottare e faticare per procurarsi il cibo. Si fa fatica a credere che le tribù incontrate dall’autore durante le sue esplorazioni, fossero fatte di persone gioiose, capaci d’ intrattenersi con canti e giochi a -40 gradi.

Quello che più mi ha colpito, comunque, resta l’impressione di un animismo quasi infantile, se non fosse per l’enorme peso dei tabù che vincola ogni gesto della quotidianità.

I precetti a cui queste tribù sottostanno sono quasi aberranti. D’altro canto, si comprende perfettamente il bisogno istintivo di ingraziarsi una Natura crudele e impietosa. Dunque ecco che il rito acquista pieno potere, diventando molto più che scaramantico, quasi magico persino agli occhi di un “bianco” osservatore.


Questo piccolo libro ha un grande valore, quello della memoria, e un grande insegnamento: siamo ben piccola cosa di fronte alla maestosità della Terra eppure, insieme, possiamo sopravvivere anche nel più selvaggio dei luoghi.

Ho’Omana

La più antica forma di spiritualità è lo sciamanismo, presente in ogni continente e in molteplici forme con tutte, alla base, gli stessi principi. Ho’Omana è lo sciamanismo Huna, tipico della Polinesia e delle Hawaii. Quando si pensa a queste meravigliose isole, ai ferrati in materia viene subito in mente l’ Ho’Oponopono, ma questa antica terra è custode di una cultura molto più profonda e antica, che gli autoctoni dicono sia giunta loro dal mare, da lidi lontani.

In questo libro è racchiuso tutto il tesoro degli insegnamenti dei Kahuna-gli sciamani hawaiani-dalla cosmogonia alla composizione dell’uomo. Con parole semplici ed efficaci, anche il lettore occidentale può comprendere i principi fondamentali di questa pratica spirituale, che, più che altro è un modo di vivere. Ciò che per gli indigeni è scontato e naturale, tocca a noi impararlo, nel migliore dei casi ricordarlo, in quanto tesoro sepolto nelle nostre memorie di esseri umani.

Per facilitare il riappropriarsi di queste antiche conoscenze, vengono descritti e proposti svariati metodi che permettono di mettere subito in pratica e fare esperienza di quanto descritto in teoria. Quindi tra le nostre mani abbiamo non solo un prezioso testo che porta a conoscere la spiritualità Huna, ma anche un valido manuale per mettere in atto concretamente delle tecniche che potranno giovare alla nostra integrità.

Vivere PONO è l’unico modo di vivere e non si tratta di recitare un mantra o le classiche paroline “magiche” che tutti conosciamo: vivere PONO è vivere secondo Natura. E “Ho’Omana” spiega come.