Come i social uccidono l’empatia

Condivido la traduzione di questo interessante articolo su come i social stiano uccidendo la nostra capacità di provare empatia. (traduzione adattata con Google translator)

Quante volte al giorno controlli il telefono? È Instagram che ti avvisa che hai 250 Mi piace sul tuo selfie anziché 249? È quella chat di gruppo di Facebook che discute sempre di politica? O è quella pagina di notizie che riporta il tragico evento di un’altra sparatoria di massa che colpisce la paura nei nostri cuori? Negli ultimi due decenni, i social media si sono sviluppati a un ritmo allarmante, aggiornandosi costantemente per consentire il modo più rapido per diffondere le informazioni. Oggi abbiamo accesso illimitato a ogni database, sito Web e profilo personalizzato con la semplice pressione di un pulsante. Non pensavi che questo tipo di potere avesse un prezzo? Sfortunatamente, lo ha.

Ogni essere umano possiede un tratto chiamato empatia che gli consente di spiegare i sentimenti, le emozioni o le esperienze di un’altra persona. Senza empatia, sarebbe difficile sostenere una comunità di successo perché la comunicazione, la cooperazione, l’amore e la compassione non esisterebbero. È un tratto vitale per l’umanità; eppure sembra soffrire dall’emergere della tecnologia. Gli studi dimostrano che la tecnologia e i social media ostacolano l’empatia negli esseri umani, creando una generazione di persone che hanno difficoltà a mettersi nei panni dell’altro.

I social media hanno reso la creazione di connessioni con persone di tutto il mondo più facile e fattibile che mai. È facile pensare che queste nuove connessioni consentirebbero di comprenderci meglio l’un l’altro ma sembrano avere l’effetto opposto. Allora in che modo i social media impediscono l’empatia? Ci sono alcuni motivi che rispondono a questa domanda:

L’affaticamento della compassione è un fenomeno comune in cui un individuo diventa insensibile a incidenti tragici a causa dell’alta frequenza a cui vi è esposto. Il nostro cervello può gestire un tot di stress emotivo e quando abbiamo accesso costante a questi traumi, diventano così prepotenti che il nostro cervello li esclude. Questo fenomeno è sempre esistito; tuttavia, l’emergere della tecnologia l’ha solo potenziato, poiché ora è SEMPRE accessibile a noi. Ogni giorno c’è una nuova notifica sui nostri cellulari da alcune fonti di notizie che ci informa di un’altra tragica sparatoria di massa che ci annebbia il cuore. Se andiamo su Twitter o Facebook vediamo persone che scrivono all’infinito i loro disagi e problemi. Quando lo vediamo più e più volte, iniziamo a perdere la capacità di provare empatia.

C’è una disposizione naturale negli esseri umani a voler essere “giusti”. I social media possono effettivamente basarsi su questa sensazione attraverso un pregiudizio di conferma. Il bias di conferma è definito come un modo di elaborare le informazioni attraverso i gruppi e le persone le cui convinzioni coincidono con le tue. È stato osservato che gli esseri umani sono generalmente più empatici e comprensivi quando conversano faccia a faccia con un altro individuo. In questo ambiente non c’è pressione per compiacere un grande gruppo di persone e le idee vengono scambiate civilmente. Tuttavia, secondo Emily Bruneau, neuroscienziata del MIT, l’empatia spesso vacilla quando questi individui si identificano con un gruppo che sostiene una certa ideologia e convinzione. Questo è comune sui social media dove le persone cercano costantemente conferme. Una volta trovata tale conferma all’interno di un ampio bacino di utenti, diventa facile demonizzare altri gruppi che non rispettano le proprie convinzioni. Ciò promuove una discussione costante online in cui non è possibile fare progressi a causa della mancanza di empatia.

Vivendo in una società socialmente onesta, viene esercitata una pressione sugli individui per lottare per la perfezione. Per decenni la società ha creato aspettative irrealistiche sull’immagine perfetta che coinvolge fattori come la bellezza, il successo, l’intelligenza e le relazioni. Sebbene sia noto che la maggior parte di questi fattori sono esagerati e modificati alla perfezione, gli esseri umani si confrontano ancora con gli altri per la convalida. Con l’aggiunta dei social media, la necessità di confronto è maggiore che mai perché gli individui stanno testimoniando la “perfezione” nell’immagine di persone che sono “proprio come loro”. Non stiamo parlando di post di modelle ben pagate o di brillanti miliardari che le persone vedono; le persone si confrontano invece con i post di compagni di classe, colleghi di lavoro, familiari e conoscenti. I social media consentono alle persone di posizionare “filtri” nelle loro vite in modo che possano mostrare la versione di se stessi con cui vogliono essere percepiti. In questo modo, l’umanità perde la sua autenticità e improvvisamente tutto ciò che fa un individuo non è abbastanza buono se il post di qualcun altro implica che stanno facendo meglio. All’umanità manca il conforto del fallimento e dell’imperfezione che induce gli individui a mantenere un’immagine di sé negativa.

Il cyberbullismo mostra i pericoli dell’utilizzo dei social media e come questa piattaforma a volte può dare agli utenti la sicurezza di esprimere giudizi sugli altri senza pensarci. Oggi siamo avvertiti di cosa potrebbe accadere quando il cyberbullismo viene portato troppo oltre a causa delle tragiche perdite e del danno mentale delle sue vittime. Allora perché i fenomeni esistono ancora? I social media hanno inavvertitamente reso il giudizio sugli altri la norma sociale ed è diventato più frequente e personale. I post che ricevono il maggior numero di visualizzazioni prendono in giro i momenti imbarazzanti e negativi, dando l’impressione che la sofferenza di un’altra persona sia divertente. Gli studi dimostrano che giudicare gli altri è una risposta involontaria che viene eseguita senza pensare e che gli individui che non hanno un’immagine positiva di sé hanno maggiori probabilità di giudicare negativamente gli altri. I social media migliorano questi pensieri involontari a causa delle pratiche accettate online. In definitiva, poiché gli individui non hanno fiducia in se stessi dai social network, le persone si difendono giudicando negativamente gli altri.

I social media hanno un grande impatto sul nostro cervello ed è importante riconoscerlo. Una volta che siamo in grado di comprendere le conseguenze negative, possiamo fare la scelta di muoverci in una direzione più positiva. Studi ed esperimenti hanno dimostrato che la pratica della consapevolezza ha un effetto significativo sull’aumento dell’empatia e della fiducia negli individui. Un fattore chiave della consapevolezza è l’autoempatia in cui dobbiamo imparare e comprendere le nostre emozioni per consentirci di stabilire connessioni empatiche con gli altri. Per ulteriori informazioni sulla consapevolezza e sui modi per praticarla, fare riferimento al post sul blog Perché la consapevolezza non è nuova, che può essere trovato anche accedendo a http://www.movethisworld.com.

Per quanto riguarda i social media, a volte è saggio fare un passo indietro. Può essere utile disconnettersi per alcune ore e sintonizzarsi su ciò che sta accadendo proprio di fronte a te. In questo modo, diventa possibile avere interazioni genuine con chi ti circonda, permettendoti di ascoltare, capire, essere ascoltato e costruire sull’empatia.

Dedicato ai cercatori. E a me.

Non avrei mai creduto che dopo i quaranta mi sarei un giorno ritrovata a dover mettere in discussione tutto quello che pensavo di sapere su di me. Se non avessi perso tempo dietro vaghe e inutili dottrine più o meno new age e mi fossi rivolta ad un buon analista fin dai primi sospetti che fossi io a non girare per il giusto verso e non il mondo, magari ora avrei percorso un po’ più di strada, magari sarei a buon punto. Di certo non starei ancora qui, a vagare nella nebbia, senza sapere se mai ne uscirò.

Quando si cresce in una famiglia disfunzionale e la figura di riferimento ti priva delle tue necessità emotive, è praticamente scontato che svilupperai un disturbo borderline della personalità. Solo che non ne sei cosciente, perché tu sei tu, e non conosci altro modo di essere. Anche se il più delle volte stai male, la tua pelle ti sta stretta, e il vuoto che senti dentro è una voragine incolmabile. Un buco nero che risucchia ogni cosa, ogni persona che osi avvicinarsi a te.

Sei condannato senza saperlo a una vita mai soddisfacente, piena di relazioni instabili e mai costruttive. Totalmente incapace di riconoscere i bisogni dell’altro, perché ignori i tuoi stessi per primo. SE arriverà il giorno in cui ti metterai (finalmente) in discussione, BENEDICILO! È il primo passo verso il tuo vero sé.

Anche se perderai tutte quelle che credevi fossero le tue certezze, se stenterai a riconoscerti e proverai la sensazione di essere sveglio per la prima volta nella tua vita (anche se ti sembrerà di essere stato catapultato in un mondo surreale), sappi che ogni passo che farai d’ora in avanti sarà un passo costruttivo, per la prima dannata volta. Col tempo imparerai a non auto-sabotarti e magari, un giorno, persino a volerti bene. Allora ti accorgerai che nel tuo cuore non c’è più odio, né più rancore, né rabbia, perché anche chi ti ha ferito è a sua volta prigioniero delle sue distorsioni e incapace di agire altrimenti. Capirai che il passato non puoi cambiarlo, ma puoi decidere finalmente per il tuo futuro. Apprezzerai la libertà di non essere più schiavo delle tue incontrollabili emozioni e ti godrai la pace che deriva dalla vera conoscenza di se stessi. Quando sbaglierai, non sarai più lì pronto a condannarti, ma lo accetterai, perché sbagliare è umano. Se incontrerai dei giorni grigi, imparerai a ballare sotto la pioggia. Quando splenderà il sole, ti sentirai leggero e vivo come non mai.

Non sarà un cammino facile, ma è l’unico da intraprendere per trovare la nostra pace. E non importa quante volte ti fermerai, perché una volta sulla strada si può solo andare in una direzione sola: AVANTI.

Dovremmo studiare l’effetto dei social network sul comportamento collettivo

Da utente anomala dei vari social, dai quali puntualmente a un certo punto mi stacco, non posso che condividere questo interessante articolo. Un giorno magari vi racconterò la mia fuga da Instagram e il mio rapporto malsano con Facebook.

«Abbiamo costruito e adottato una tecnologia che altera il comportamento su scala globale senza avere una teoria di ciò che accadrà né una strategia coerente per limitare i danni»

https://www.ilpost.it/2021/07/11/effetti-social-network-sistemi-complessi/

Frammenti di inconscio

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Ultimamente, complice i malesseri sempre più diffusi che ci affliggono, si parla molto di psicologia, di psicoanalisi e quant’altro. Nonostante i progressi compiuti nell’ambito delle terapie e dei trattamenti dei vari disturbi, ritengo che l’approccio junghiano sia uno strumento sempre attuale e il più adatto a dipanare la matassa della nostra psiche.
Questo lavoro non è qualcosa che si può affrontare in autonomia, è un illuso chi ci crede e un truffatore chi spaccia metodi per poterlo fare.
Jung paragona l’Io a un uomo che naviga sul mare dell’inconscio con la sua barca, robusta o fragile che sia, e che issa a bordo i pesci (i contenuti inconsci) che cattura. Tuttavia non potrà caricare la barca più di quanto essa possa sopportare perché se ne pescasse troppi affonderebbe.

L’uomo preferisce non sapere, ama vivere nella sua beata ignoranza credendo di poter fluttuare leggero nei cieli creati dalla sua mente.
Purtroppo però, chi ha veramente a cuore scoprire chi è, si incammina in un viaggio in discesa verso l’abisso, perché sa che è laggiù che sono racchiuse tutte le risposte.

Quando ci illudiamo di aver capito qualcosa in più di noi, di aver conosciuto un pezzo della nostra ombra, e magari ci scarichiamo la coscienza confessando quella che ai nostri occhi appare ormai un’umana debolezza, non abbiamo affatto caricato la nostra barca. Non abbiamo pescato un bel niente. Nel momento in cui veramente integriamo una parte di noi che è sempre rimasta nascosta sotto la superficie, avverrà un cambiamento, di cui non avremo controllo. Semplicemente avverrà e dovremo imparare a rimanere a galla.

Non a caso la pietra filosofale non era nulla di volatile o leggero: era, appunto, una pietra.

Vi invito a leggere l’articolo da cui ho tratto questa riflessione: https://www.jungitalia.it/2017/08/15/integrare-contenuti-inconsci-seminari-zarathustra/?fbclid=IwAR35tRs8VKf_5-9wi3jn7dlbAMLfvuD4D1sj1pY-ciX-KHTlv-6Tvk1-kII

A occhi aperti

Il 2020,prima di salutarci, mi ha lasciato un dono, indicandomi la nuova direzione da prendere nel mio cammino. Sono un’anima inquieta, una ricercatrice spirituale che nel corso degli anni ha accumulato tante domande e ben poche risposte; avevo bisogno di un richiamo che mi riportasse a terra, nel quotidiano vivere, e ho scoperto quanto mi mancasse solo quando l’ho trovato.

“A occhi aperti”, di Mariana Caplan (antropologa, psicologa transpersonale, con un enorme bagaglio di esperienza sulle tradizioni mistiche nel mondo) offre uno sguardo lucido sul mondo “spirituale” e i suoi inganni, in cui è assai facile incappare soprattutto per noi occidentali. Ci mette in guardia dalla “spiritualità fast-food” e dall’approccio sistematico tramite il quale ci illudiamo di perseguire chissà quali traguardi.

Tra queste pagine ho scoperto l’esistenza di diverse “malattie spiritualmente trasmissibili”, ho capito di averne avute un bel po’ e che ,non sviluppando anticorpi, non possiamo mai ritenerci immuni. Ho imparato che un vero cammino spirituale non esclude la nostra materialità né mira a far scomparire il nostro ego; che corpo, mente e spirito vanno allenati e sviluppati grazie ad un approccio integrale ,perché nell’integrità si può varcare la soglia che conduce ad un ulteriore tappa del viaggio chiamato vita.

Se le delusioni e le illusioni sono sempre dietro l’angolo, l’unica arma a nostra disposizione è un sano discernimento, che ci permetterà di districarci nei vari labirinti in cui possiamo imbatterci.
Questo libro è un aiuto prezioso, un incoraggiamento a non perdersi d’animo ma anche un’ancora che riporta alla realtà, che, volenti o nolenti, non può essere trascesa.
Consigliato a tutte le anime erranti, ai ricercatori, a chiunque non sia stanco di sentir risuonare in sé la voce che incita verso la Conoscenza e la Verità.