Un altro giro di boa

Anche questo compleanno è passato. Se potessi scegliere, abolirei il 7 luglio come fanno in America col tredicesimo piano.

Quest’anno, forte della mia nuova skill di self-care, mi sono regalata la sospensione a tempo indeterminato dell’account Facebook (che forse tramuterò in eliminazione) e la fine della rechèrche, dopo 1 anno e 2 mesi di dolorosa lettura. Ah, ho anche iniziato Il conte di Montecristo, un altro bel mattoncino, ma almeno più scorrevole e appassionante!

Comunque provate a cancellarvi da FB e vedete quanta gente si ricorda di voi.

Io sono un caso un po’ a parte, sono stata festeggiata raramente e sempre con scarsissimi risultati. Fin da bambina eh. Quindi è normale che uno crescendo con questo gap si sente in imbarazzo anche solo a ricevere gli auguri, come se non te li meritassi. Come a dire “scusate se esisto, ma qualcuno ha voluto così”.

Comunque, di utile c’è che il proprio anniversario di nascita coincide con un altro momento in cui tiriamo un po’ le somme di dove siamo arrivati finora, no? Praticamente come accade a fine anno, solo con della zavorra più ingombrante.

Io non faccio altro che tirarle, le somme, e il risultato non mi soddisfa praticamente mai. Tutto quello che non va e che non posso in alcun modo controllare o cambiare, mi tocca accettarlo e imparare a conviverci. Quello che posso fare è adoperarmi in modo che non mi faccia del male. Per tutto quello che posso cammbiare, ci sto lavorando, giorno dopo giorno. Riconosco i piccoli passi in avanti e se a volte ho bisogno di fermarmi, ok, va bene. Un po’ di sana autoindulgenza, gente. Perché se non siete per primi gentili con voi stessi, difficilmente lo saranno gli altri. E se anche gli altri non lo saranno mai, almeno avrete smesso di darvi addosso anche voi.

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Leggerezza

Vorrei avere la capacità di vivere con leggerezza, di non avvertire continuamente un peso che mi grava addosso. Dicono sia un’abilità che in qualche modo si può apprendere. Invidio chi ce l’ha innata, quelli che sembrano attraversare il mondo seguendo la corrente e non contrastandola.

Volersi bene

Ho sempre chiesto molto a me stessa, sono sempre stata dura, tassativa, un giudice veramente impietoso.

Quando mi si disse che dovevo imparare ad amarmi, a essere più gentile e compassionevole nei miei confronti, vi confesso che dentro di me pensavo: questa non è roba che fa per me.

Poi è passato il tempo, un bel po’ di tempo, e in effetti sì, qualcosa è cambiato.

Ti accorgi di essere uscito dal baratro quando ti volti e vedi l’abisso sotto di te. Solo che quando c’eri dentro non te ne accorgevi neanche.

Oggi ho scoperto che, almeno un po’, ho imparato a volermi bene. E con maggior sorpresa ho scoperto di essere tornata alla luce del sole.

Non posso dire che questi lunghi mesi siano stati una tenebra assoluta. Somigliavano più a una nebbia densa che mi impediva di vedere oltre e nel frattempo sgretolava tutto quello che credevo di essere.

Ora è tempo di ricostruire, ma con fluidità.

Non ancorarsi più a qualcosa, ma accogliere la possibilità di abbracciare e rilasciare, senza trattenere, senza necessariamente immobilizzarsi in un pensiero.

Tutto quello che ho vissuto e che ho fatto non è qualcosa da rigettare ma da comprendere e accogliere come parte di quel percorso unico che è la vita. Riuscire a dire questo, è veramente tanto. Sa di pace. Di pace interiore.

L’importanza di dare un senso

Le cose di per sé non significano nulla, assumono un significato soltanto dentro di noi. Siamo noi a dare significato alle cose. Il significato è ed è sempre stato artificiale. Siamo noi a crearlo.
Cerchiamo dunque in noi stessi il significato delle cose affinché la via di quel che ha da venire possa palesarsi e la nostra vita continui a scorrere.

Carl Gustav Jung

Ci sono persone che vivono tutta la vita senza mai farsi una domanda, senza interrogarsi mai sul senso della loro esistenza.

Ci sono altre che passano tutta la vita a farserle, queste domande. Domande a cui non c’è una risposta universale perché quella giusta per noi è proprio in fondo a noi stessi che si cela.

Io mi sono interrogata molto sul senso della mia vita e non posso dire di averlo trovato. Però se vado avanti invece di arrendermi a un nichilismo spietato è perché dentro di me c’è ancora una piccola fiamma di speranza che continua ad ardere, che nonostante tutto non si è spenta.

Se bastasse l’impegno per farci ottenere ciò che vogliamo a quest’ora avrei tutte le mie risposte e magari chiederei 250€ per un consulto che impari agli altri a vivere ( giuro, conosco gente che lo fa!).

Ma io non sarò mai capace di questo. Tra l’altro, ho sempre pensato di non aver assolutamente niente da insegnare al mondo perché io stessa non smetterò mai d’imparare.

Quotidianità

Da quando la guerra ha sconquassato il già precario equilibrio delle nostre vite, c’è chi fa fatica a ritrovare il proprio ritmo, la quotidianità. Io, per esempio, alterno momenti “buoni” ad altri in cui tutto mi sembra aver perso il suo senso. In verità mi chiedo se mai l’abbia avuto.

Comunque sia, si deve pur continuare a vivere. Mica si può star senza far niente ad aspettare che arrivi un’atomica a spazzarti via. Si deve andare avanti, anche se con più fatica, per l’improvvisa TOTALE consapevolezza della precarietà non solo propria ma della vita stessa.

Allora ben venga tutto ciò che aiuta, in primis la meditazione, soprattutto focalizzata su quel concetto così travisato dell’accettazione. Poi gentilezza (mētta) verso se stessi e gli altri. Fare qualcosa che piace, anche se non è importante, o sembra non aver senso. Darsi degli obiettivi raggiungibili a medio termine, non angosciandosi troppo per mète difficilmente raggiungibili.

Io ci sto provando. Parte della mia buona pratica di “mantenimento della normalità” è la mia Lily, che da ottimo maestro zen come è ogni cane, mi ricorda l’importanza della leggerezza, di divertirsi con quel che c’è quando c’è, di stare qui e ora. Perché non abbiamo tutto il tempo del mondo e ne sprechiamo troppo a complicarci la vita.

Come si cambia

“Come si cambia, per non morire…”, cantava la Mannoia.

Ieri un post di Tlon mi ha letteralmente dato una scossa e obbligato a far mente locale per tutte le volte che ho ceduto all’impulso e “condiviso” il mio sdegno, o, maggiormente, la mia rabbia.

Leggo questo:

Sui social «lo sfoggio di autenticità si è dimostrato un valore particolarmente redditizio», come ha scritto profeticamente Mark Fisher. Il problema di questa autenticità diffusa è che si tratta di materiale emotivo non elaborato che viene perennemente riversato online, utile a spostare voti e a indirizzare pubblicità e molto dannoso dal punto di vista della fioritura personale. Gettare quotidianamente il proprio flusso di coscienza addosso al mondo significa condannare a morte interiore se stessi, togliendo agli altri lo spazio di espressione.

Io che ho sempre sostenuto e osannato il flusso di coscienza come atto liberatorio e sanificatore, mi sono ritrovata a chiedermi: ma ho sempre sbagliato?

Tutto il materiale emotivo non elaborato mi ha impoverito e impedito di evolvere in qualche modo?

E chi mai sapeva che il materiale emotivo andasse elaborato?

Sono sempre stata fiera del mio istinto, lo consideravo quasi un sesto senso, e non avevo mai preso in considerazione l’idea di dover elaborare le emozioni, neanche quando diventavano ingombranti e travolgenti. Considero però il fatto di mettersi in discussione e l’aver imparato a dubitare, in primis di me stessa, un innegabile progresso. La mia natura radicale c’è ancora ma è apparsa una nuova parte di me (o forse è una parte antica, che stava soltanto in disparte) che le mette un freno e le fa vedere le cose da una nuova prospettiva.

Tlon parla di fioritura personale, io non mi aspetto tanto ma applaudo al concetto di “decluttering digitale per una sana ecologia della mente“: seguire ciò che ci fa BENE, che ci arricchisce in qualche modo e non alimenta la nostra emotività per lucrarci magari sopra.

Da tempo l’avevo messo in atto, senza nemmeno sapere che questo processo avesse un nome, ma per un vero minimalismo social c’è sempre margine di miglioramento. Mi capita ancora di leggere cose che mi fanno indignare, arrabbiare e venir voglia di condividere immediatamente per gridare al “mondo” quello che penso. Allora il decluttering non è completo. Mi applicherò di più, anche se mi sembrerà di andare contro natura. Magari, alla fine, mi sentirò veramente meglio. Se così dovesse essere, ve lo racconterò.

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Democrazia

Non vi sono alternative alla democrazia.
Se si rinuncia a quella, se muore quella, la libertà va a farsi friggere e come minimo ci ritroviamo in un gulag o in lager o in una foiba. Insomma in prigione o sottoterra. Ma quando ci riempiamo la bocca con la parola Democrazia sappiamo bene che la democrazia fa acqua da tutte le parti. Sappiamo bene che è un sistema disperatamente imperfetto e sotto alcuni aspetti bugiardo.


Oriana Fallaci

Ho letto pareri contrastanti, sulla guerra e sul pacifismo a tutti i costi. Credo che ognuno di noi risponda alla tragicità degli eventi nel modo che gli è peculiare. Credo anche che molti sposino una causa soltanto per abitudine a un certo tipo di idealismo. A volte bisogna scendere a compromessi anche con ciò in cui si crede. Quindi, non è poi così strano che un pacifista si armi e combatta, in nome di quella pace che la guerra gli ha tolto. E non è strano nemmeno che dietro un categorico rifiuto di ogni belligeranza, si nasconda un’egoistica comodità.

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