Bianco o nero

Il modo in cui oggi facciamo circolare idee e parole sui social tende a escludere l’effetto sorpresa: ognuno ripete il copione del suo schieramento.

Jonathan Bazzi

Sabato scorso ho scritto un articolo in per l’ennesima volta davo voce al MIO pensiero, soddisfacendo l’umano bisogno di visibilità, che ribadisce la nostra esistenza. Non l’ho pubblicato. E ho fatto bene. Di solito sono molto più impulsiva e se qualcosa ha imparato a frenarmi è soltanto un progresso.

Non c’è veramente bisogno di continuare a esprimere il proprio punto di vista in merito a qualcosa di così complicato come una guerra, si tenderà sempre e soltanto a essere faziosi e si contribuirà all’alimentazione della dicotomia sociale, già così netta.

Il mio pensare radicale non aiuta me e non serve al mondo.

Certamente, ho sempre le mie opinioni. Che hanno il peso di tutte le altre, da qualsiasi parte pendano. Per rimanere però mentalmente aperti è bene ascoltare tante voci e riconoscere l’illusione che si cela dietro ad ognuna, la propria in primis.

Quello che sento è che esprimere il proprio assenso o dissenso è anche un modo per sfogare,almeno in parte, la propria frustrazione per qualcosa su cui non si ha la minima influenza.

Basta però riflettere sulle miriadi di cose su cui non abbiamo la stessa minima influenza per renderci conto che è qualcosa che non dobbiamo combattere, ma imparare ad accettare.

Come? Guardandosi dentro, osservandosi in tutte le proprie sfumature e contraddizioni, abbandonando per prima cosa il giudizio per noi stessi e dando spazio all’opportunità di considerare tutta la nostra interezza, imperfetta com’è.

La consapevolezza della propria complessità è l’anticamera di quella dell’altro e del mondo. Magari non arriveremo a comprenderlo, ma lo scopo non è capire: è accettare.

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Guerra e testosterone

Dalla pagina di Luca Paladini:

È stato verso mezzanotte su la7.

Dopo un documento straordinario che ha raccontato a cosa si è ridotta la vita degli afgani in balia dei talebani, Francesca Mannocchi che ripartirà per Kiev nei prossimi giorni ha sentito di dover aggiungere una cosa sulla guerra in corso ma non quella sul campo di battaglia.

Quella delle dichiarazioni sui tavoli istituzionali, quella guardando fisso in telecamera o davanti a un taccuino.

“C’è troppo testosterone”.

E seppur lapidario l’ho trovato un commento molto esaustivo.

Senza dimenticarsi neanche per un secondo che gli invasori sono i russi e gli invasi gli ucraini, intorno si è sdoganato un linguaggio celodurista che ha reso l’opzione nucleare, una delle tante sul campo. Una cosa di cui si può tranquillamente conversare.

Roba da maschi che giocano a fare a chi ce l’ha più lungo, con di mezzo le nostre vite.

Eh già, la guerra è questione da uomini. Gli strizzacervelli hanno un bell’elucubrare sulle dinamiche mentali dei potenti, indagandone i più reconditi istinti. Eppure tutto si risolve in un moto ancestrale di predominio sull’altro, che milioni di anni di evoluzione non sono riusciti a estirpare.

Il diritto di dissentire

Stamattina leggevo su Domani un editoriale del politologo Salvatore Vassallo. Sono rimasta sinceramente perplessa dal paragone che fa tra chi vede di cattivo occhio l’invio di armi agli ucraini e i complottisti no-vax del covid.

A quanto pare, sostenere che la NATO sia una concausa di questa guerra equivale a dire che il covid è stato liberato con il preciso scopo di instaurare il NWO, che i vaccini hanno i microchip ecc ecc.

Io non riesco a trovare un nesso logico, in questo ragionamento.

Ho paura che, similmente a quanto fanno i salottari da tv, che fino a ieri si riempivano la bocca di vuote e deleterie parole virali e oggi hanno lasciato il posto ancora caldo a sedicenti esperti di geopolitica (leggi Orsini), il pensiero che vuole essere fatto passare per dominante e politicamente corretto è ugualmente pericoloso.

Si può essere contro l’invio di armi e contemporaneamente contro l’aggressione. Si può ricordare che, se pure la NATO non c’entri, la situazione ucraina non era esattamente paradisiaca fino a un mese fa. Si può faticosamente farsi un’opinione in merito, cercando nei libri e nelle poche voci autorevoli della stampa. Si può ribadire il proprio diritto a esprimere il giusto disappunto di fronte a una politica cieca, che fino a ieri preferiva non vedere il volto di colui col quale faceva affari a cui oggi non può permettersi di sottrarsi.

Quindi, questo editoriale di oggi, come un altro di ieri a diversa firma e su altra testata, mi fanno sempre più propendere verso un’avversione alla retorica giustificatrice a reti unificate.

foto repertorio ANSA

Resistenza a oltranza o resa dignitosa?

Ieri mi è capitato di leggere un’ opinione di Toni Capuozzo. Il giornalista sostiene che visto come stanno andando le cose, il Presidente ucraino dovrebbe accettare una resa dignitosa e risparmiare il sangue dei suoi innocenti cittadini.

Vi confesso che ho sentito, dentro di me, una parte che ha subito aderito a queste parole. Sarà che le giornate iniziano e finiscono con le strazianti immagini dei tg, che il senso d’angoscia si fa più forte di ora in ora, accompagnato dal terrore che le nostre vite, di cui magari ci lamentavamo fino a ieri, possano essere strappate via in un attimo di lucida follia; sarà perché vada come vada speriamo solo che finisca presto, fatto sta che questo umanissimo sentimento da vita a una dovuta riflessione: è più giusto morire per la propria libertà anche se questo comporta un immane massacro, o è preferibile riconoscere l’impossibilità di vittoria e cedere? Se la Russia volesse annientare l’Ucraina, dicono che potrebbero farlo senza problemi, ché le forze in campo sono soltanto un decimo della loro potenza effettiva. Forse non si reputava questo popolo in grado di dare una così forte risposta, chissà.

Gli ucraini hanno scelto di combattere, e chi non l’ha scelto, a meno che non abbia almeno tre figli, è obbligato a farlo. Una grande parte di me li appoggia fino in fondo, perché non esiste una resa dignitosa, e sì, è sacrosanto combattere per la propria libertà. Anche se significa morire.

La verità è che la paura ci attanaglia, tutti. Ed è normale sentire forze e sentimenti contrastanti. Mantenere la lucidità in casi estremi non è da tutti. Anche non impazzire, aggiungerei.

E mentre sulla mia home di facebook continuano ad apparire dai miei contatti scene di vita quotidiana a base di gatti e di torte e di risultati di calcio, come se a poco più di mille chilomentri non stesse finendo il mondo, non posso fare altro che chiedermi chi è normale e chi no, perché tanti si sentono più coinvolti e altri meno, o affatto. Per quanto mi riguarda, qualcosa è cambiato e non tornerà mai più come prima. E credo che prima o poi dovranno farci i conti tutti, anche i gattari di facebook.

Perché Putin vuole l’Ucraina, l’analisi di Nicolai Lilin — Libreriamo

Intervista con Nicolai Lilin per parlare della guerra in Ucraina, analizzare i piani che Putin porta avanti da diverso tempo e infine commentare la “russofobia” di questi giorni

Perché Putin vuole l’Ucraina, l’analisi di Nicolai Lilin — Libreriamo

In questi giorni Lilin occupa le tv come a suo tempo fece Bassetti col covid. Ricordiamoci che la sua è soltanto un’opinione, per quanto condivisibile.

Una cosa che mi sconcerta, tra l’altro, è il costante fraintendimento che subisce questo pover’uomo, accusato di essere filoputiniano soltanto perché ci ricorda, e fa conoscere alla stragrande maggioranza degli italiani ignari, che il conflitto in Ucraina c’era già, da otto anni, ma a quanto pare a nessuno importava. E a nessuno è importato fino a quando i carrarmati russi non sono entrati in quello che è pur sempre uno stato sovrano. Quindi, è sacrosanto deplorare l’invasione, ma non facciamo finta che la guerra sia scoppiata in un giorno, perché 15.000 persone sono morte, mentre l’Europa, gli USA e il mondo stavano girati dall’altra parte o facevano finta di non vedere. E i dati sono dell’ OSCE, non sono buttati a caso.

Si fa presto a dire “libro”

Ho scoperto di pensarla esattamente come Mughini e la cosa mi ha sconvolto un po’. Non bastano una copertina, un titolo e delle parole a definire “libro” qualsiasi cosa venga data alle stampe. Sfortunatamente, ormai da troppo tempo stiamo assistendo ad un’invasione sul mercato di qualcosa che non si può chiamare letteratura nemmeno nella fantascienza più hard. Roba da rimpiangere Moccia e Fabio Volo,ragazzi. Ricordo ancora il mio breve soggiorno nel bookstagram dove orde di ragazzine giocano a fare le influencer coltissime leggendo autopubblicazioni da far lacrimare gli occhi per anni. Io comunque lo dicevo da molto prima di Mughini che certa roba non è degna di essere chiamata libro, ma si sa, ormai esternare le proprie opinioni non necessariamente inclusive e tolleranti è un estremo atto di coraggio. In un Paese dove 7 su 10 sono incapaci di comprendere il senso di un editoriale, stampiamo 75000 “libri” per permettere all’ analfabeta funzionale di turno di dire :”Io leggo!”. Non ci siamo gente, non ci siamo.

https://www.huffingtonpost.it/entry/travolti-dai-libri-senza-rispetto-per-un-mestiere-difficilissimo_it_61a34cfde4b025be1aea811d

In che Paese viviamo?

Ormai aprire un qualsiasi giornale è diventato un atto di coraggio, però a volte qualcuno ha ancora la forza di dar voce con parole sensate e ineccepibili all’enorme disagio che ci sta inghiottendo tutti. Chi mi conosce sa quanto io sia delusa dalla politica italiana, praticamente da sempre. Classe 1975, cresciuta con un padre sindacalista, operaio metalmeccanico, che scioperava per ottenere diritti che sono andati perduti, quasi interamente. Mio padre aveva le sue idee, il suo ideale, credeva nel partito con una fede quasi pari se non superiore a quanti si inginocchiano la domenica nelle chiese. Eppure è stato sempre aperto al confronto, al dialogo e, soprattutto, non ha mai imposto nulla ai suoi figli. Liberi di credere a chi o cosa volevamo. Per quanto mi riguarda, ho avuto ben poche infatuazioni politiche. La mia generazione, che si sta avvicinando alla mezza età anche se fa finta di essere ancora giovane, non si ritrova a essere rappresentata da un simbolo. Non è così facile. Anche se abbiamo sotto gli occhi da anni e anni tutto lo schifo di cui i nostri politici di ogni colore si sono macchiati, loro a tutt’oggi credono di riuscire a illuderci e si fanno forti di quei quattro gatti che ancora come si prendono il disturbo di andare a votare. Ma chi ha un briciolo di intelligenza e di memoria, vede benissimo l’ennesimo scandaloso teatrino che viene inscenato ad ogni nuova legislatura. L’Italia ha la memoria corta e il popolo italiano idem, ma le nuove generazioni, tutte quelle che hanno seguito la mia, sono e saranno i futuri non-elettori coi quali prima o poi si dovrà fare i conti.

Condivido questo articolo senza entrare in merito all’argomento che per essere trattato degnamente sarebbe da sviscerarlo in pagine e pagine. Condivido perché sono d’accordo quanto c’è scritto, in toto.

https://www.huffingtonpost.it/entry/dddl-zan-un-tifo-da-stadio-disgustoso_it_617a2798e4b065735744843c?utm_hp_ref=it-homepage

Chi ha esultato sul Ddl Zan s’è tagliato la testa da solo ( N.Vendola)
https://www.huffingtonpost.it/entry/chi-ha-esultato-sul-ddl-zan-se-tagliato-la-testa-da-solo_it_617a7cc5e4b093143214be4b