I libri che ho conservato.

Ho donato il 98% dei miei libri, per lo più saggi e romanzi.

C’è ancora un margine di miglioramento, perché ho tenuto i Martin nella ormai patetica speranza che gli ultimi due volumi delle Cronache del ghiaccio e del fuoco vedano la luce.

Alla fine, mi sono detta, quali libri porterei con me in una valigia se dovessi partire per sempre? E, presto fatto, la scelta si è ridotta a pochi titoli.

Dunque salverei i testi buddhisti, tra tutti Il nobile ottuplice sentiero di Bodhi Bikku e tra i romanzi Siddharta.

Per quanto riguarda Clarissa Pinkola Estes, ora come ora terrei La danza delle grandi madri, perché giunta alla mezza età, le mie corse con i lupi sono bell’e finite. Ora camminiamo insieme. Quel libro magnifico però merita di essere donato attentamente, non si può lasciare in una casetta sperando che trovi il giusto qualcuno che lo apprezzi. Ho quindi deciso di regalarlo a una mia nipote ventenne, con l’augurio che le sia d’aiuto ancor più di quanto lo sia stato per me, che lo lessi a trent’anni.

Minimalismo digitale

Il vero lusso è vivere una vita che sia segreta al tuo smartphone. Che non deve sapere se vado a passeggiare nel bosco o se sono a Camogli a parlare ad un convegno. Questo è il lusso che eleva l’animo umanoche lo avvicina alla grande bellezza“.

In un’epoca in cui le tecnologie digitali sono diventate sempre più invasive, il vero lusso non è più dunque quello di possedere l’ultimo modello di smartphone, ma evitare di esserne posseduti.

Saremo davvero ricchi (di tempo e di vita) solo se impareremo a proteggere i nostri spazi mentali da questi dispositivi e da questi algoritmi progettati a tavolino per assorbire completamente la nostra attenzione e rivenderla al miglior offerente.

Da anni però suggerisco ai miei lettori di ripensare consapevolmente il proprio rapporto con la tecnologia e abbracciare una nuova filosofia che consenta loro di prendere il meglio dagli avanzamenti tecnologici dei nostri tempi, senza rimanere triturati tra i loro ingranaggi infernali.

A questa filosofia, uno dei miei autori preferiti ha dato un nome molto efficace: minimalismo digitale.

(Andrea Giuliodori- Efficacemente)

https://www.efficacemente.com/gestione-tempo/minimalismo-digitale/

Tecniche di difesa personale digitale

Minimalismo/ digital e social decluttering.

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Non so se avete sentito parlare di questa “corrente” tanto in voga negli ultimi anni, quella del less is more, per intenderci. Il minimalismo va a braccetto col decluttering, ma non necessariamente chi periodicamente svuota casa poi vive come un minimalista. C’è chi lo trova estremamente liberatorio e vorrebbe sempre perfezionarsi, come me, e chi inorridisce al solo pensiero di rinunciare a della roba. Sarà che a forza di leggere testi sul buddhismo e sul Tao ho iniziato da un po’ ad assimilare il concetto d’impermanenza e di vuoto, ma devo proprio ammettere che c’è tanta libertà nel lasciar andare le cose.

Dopo la catarsi del proprio spazio vitale, eliminando il superfluo (che TUTTI abbiamo, basta cercarlo. È assurda la quantità di roba che riusciamo ad accumulare in casa anche senza accorgercene), si respira meglio, ci si sente più leggeri e veramente più liberi. Capisco che non tutti aspirino a questo, c’è chi sostiene di stare da dio nel suo caos di oggetti, ma per chi cerca di semplificare la propria vita, fare spazio nel proprio habitat è il primo passo. Va da sé che chi sente questa necessità andrà oltre il semplice riordino e porterà questa sensazione di liberazione a un livello successivo, semplificando altri aspetti della propria quotidianità e della propria vita.

Comprendere che anche la nostra mente ha bisogno di un radicale decluttering è fondamentale. Non ce ne rendiamo conto ma ogni giorno veniamo bombardati da informazioni, spesso non richieste, che intossicano il nostro cervello.

Lo scrolling selvaggio delle home di Facebook, Twitter, Instagram, è tutto inutile caos che ci danneggia inconsapevolmente. Aprire le news ogni ora è ancora più tossico.

Ecco allora la necessità di curare la nostra attenzione esattamente come curiamo la nostra casa. Il decluttering digitale è un vero e proprio atto d’amore verso se stessi.

  • Primo step: riportare il telefono al suo uso originale. In casa, adibirgli un posto, tipo un vassoio o una mensola e lasciarlo lì. Disattivare tutte le notifiche, rispondere soltanto alle chiamate ed eventualmente ai messaggi. Vi assicuro che vi stupirete del silenzio e della tranquillità che già così facendo si crea.
  • Secondo step: disinstallare tutte le app non utilizzate negli ultimi tre mesi. Se non l’avete fatto è perché non vi servono.
  • Quarto step: pulizia dei social. Chiedetevi sinceramente: “Questo social mi dà gioia?” e agite di conseguenza. Io ad esempio odio Facebook, mi provoca stress e rabbia ed è il primo che ho fatto fuori. Instagram non se la passa meglio, mi genera ansia. Twitter, semplicemente non lo uso.

Quinto step: controllate le news una volta al giorno, massimo due. E mai prima di andare a dormire. Questo per me è stato il passo più difficile, perché ero solita cercare notizie praticamente ogni ora.

Tutto questo può sembrare difficile ma vi accorgerete della vostra dipendenza digitale e del successivo miglioramento della stessa dopo pochi giorni.

Contemporaneamente, vi sentirete meglio. Più presenti, meno distratti, più centrati.

Prossimamente vi parlerò di altri modi per predersi cura del proprio benessere. Piccole azioni che messe in atto producono un sostanziale miglioramento in noi stessi.

Tyler Durden è un minimalista

Non sei il tuo lavoro. Non sei quanti soldi hai in banca. Non sei la macchina che guidi. Non sei il contenuto del tuo portafoglio. Non siete i vostri fottuti cachi. Sei la merda tutta cantante e ballerina del mondo.

Siamo consumatori. Siamo i sottoprodotti di un’ossessione dello stile di vita.

Se non rivendicate la vostra umanità, diventerete una statistica. Siete stati avvisati.

Fight Club

Quanti di voi ricordano e apprezzano quel capolavoro di David Fincher (e di Palahniuk) che è Fight Club? L’altro giorno mi sono piacevolmente imbattuta in questo elenco di citazioni tratte dal film, sul sito The minimalists . Un film del ’99, di un libro del ’96, eppure così dannatamente attuale. Una critica spettacolare alla società del consumo, alla vacuità delle vite inghiottite dal capitalismo. Se ve lo siete persi, in questi giorni lo trovate anche su Netflix. Un rewatch, a me non me lo leva nessuno. In lingua originale, magari.

  • Le cose che possiedi finiscono per possederti.
  • Solo dopo aver perso tutto siamo liberi di fare qualsiasi cosa.
  • Non sei il tuo lavoro. Non sei quanti soldi hai in banca. Non sei la macchina che guidi. Non sei il contenuto del tuo portafoglio. Non siete i vostri fottuti cachi. Sei la merda tutta cantante e ballerina del mondo.
  • Vaffanculo con i tuoi divani a tinta unita e i modelli a strisce verdi. Io dico di non essere mai completi, dico di smettere di essere perfetti, dico evolviamoci, lasciamo che le patatine cadano dove possono.
  • Il liberatore che ha distrutto la mia proprietà ha riallineato le mie percezioni.
  • Sai cos’è un piumone? È una coperta. Solo una coperta. Ora perché i ragazzi come me e te sanno cos’è un piumone? Questo è essenziale per la nostra sopravvivenza, nel senso cacciatore-raccoglitore della parola? No. Cosa siamo allora? Siamo consumatori. Siamo i sottoprodotti di un’ossessione dello stile di vita.
  • Omicidio, crimine, povertà – queste cose non mi riguardano. Quello che mi preoccupa sono le riviste di celebrità, la televisione con 500 canali, il nome di un tizio sulle mie mutande. Rogaine, Viagra, Olestra… Fanculo Martha Stewart. Martha sta lucidando l’ottone sul Titanic. Sta andando tutto giù, amico. Quindi vaffanculo con le tue unità di divano e i modelli a strisce verdi strine.
  • Maledizione, un’intera generazione che pompa benzina, cameriere – schiavi con colletti bianchi. La pubblicità ci fa inseguire auto e vestiti, fare lavori che odiamo per comprare merda di cui non abbiamo bisogno. Siamo i figli di mezzo della storia, amico: nessuno scopo o luogo. Non abbiamo nessuna Grande Guerra. Nessuna Grande Depressione. La nostra Grande Guerra è una guerra spirituale; la nostra Grande Depressione è la nostra vita. Siamo stati tutti cresciuti in televisione per credere che un giorno saremmo stati tutti milionari, e dei del cinema, e rock star. Ma non lo faremo. E lo stiamo imparando lentamente. E siamo molto, molto incazzati.
  • Che cosa vuoi? Vuoi tornare al lavoro di merda, al fottuto mondo condominio, a guardare sitcom? Vaffanculo, non lo farò.
  • Spiegare il consumismo: facciamo tutti parte dello stesso mucchio di compost.
  • Disegnare una metafora della vita moderna guidata dal consumatore: che imbarazzo – una casa piena di condimenti e niente cibo.
  • Fanculo quello che sai. Devi dimenticare quello che sai, questo è il tuo problema.
  • Dimentica quello che pensi di sapere sulla vita, sull’amicizia, e soprattutto su di me e te.
  • Toccare il fondo non è un ritiro per il fine settimana. Non è un dannato seminario. Smettila di cercare di controllare tutto, e lasciala andare! LASCIA ANDARE!
  • Senza dolore, senza sacrificio, non avremmo nulla.
  • Solo dopo il disastro possiamo essere resuscitati.
  • Ragazzi, cosa vorreste aver fatto prima di morire?
  • Ficcarsi delle piume nel culo non fa di te un pollo.
  • È ora di lottare per ciò in cui credi.
  • Se stai leggendo questo, allora questo avvertimento è per te: ogni parola che leggi di questa inutile stampa in piccolo è un altro secondo dalla tua vita. Non hai altro da fare? La tua vita è così vuota che onestamente non riesci a pensare a un modo migliore per trascorrere questi momenti? O siete così colpiti dall’autorità da dare rispetto e credito a tutti quelli che la rivendicano? Leggi tutto quello che dovresti leggere? Pensi tutto quello che dovresti pensare? Comprare quello che ti viene detto di volere? Esci dal tuo appartamento. Incontra un membro del sesso opposto. Stop allo shopping eccessivo e alla masturbazione.
  • Lascia il tuo lavoro. Inizia una rissa. Dimostra che sei vivo. Se non rivendicate la vostra umanità, diventerete una statistica. Siete stati avvisati.
  • Questa è la tua vita, e sta finendo un minuto alla volta.