Meditare a volte è guardare l’abisso.

Se non sai come funziona, come speri di poter controllare la tua mente?

Questo è il pensiero che ho avuto stamattina, camminando, senza rimuginare su nulla in particolare.

Ieri conversavo con la mia cugina più cara dei problemi psicologici sempre più seri di sua figlia, praticamente mia coetanea. Siamo entrambe demoralizzate dal fatto che qualsiasi incitamento o buon consiglio venga inevitabilemte accolto e messo via. Praticamente scivola senza lasciare traccia.

Psichiatri, psicoterapeuti e farmaci possono ben poco se da parte del soggetto non c’è la voglia di star meglio, di impegnarsi seriamente in un lavoro difficile che porterà a galla tutto il marcio della tua vita, prima di poterti mostrare o aiutarti a costruire il buono.

Io credo che tutti possano dirti come appari, come appare la tua esistenza, ma soltanto tu puoi veramente conoscere come sei e quello che hai dentro.

Per farlo occorre dedizione, tempo, costanza e anche il coraggio di sbirciare l’abisso che è in ognuno di noi.

La meditazione per molte persone non è invitante, altre le spaventa persino.

Ma se non impari a capire come lavora la tua mente, le sue dinamiche, le sue reazioni, sarai sempre schiavo dei suoi prodotti.

Oggi come oggi la mindfulness è sempre più impiegata nel trattamento dei disturbi d’ansia, di personalità e di depressione. Certamente non promette risultati immediati ma in certi casi è bene guardare al prodotto finale: una stabilità emotiva sempre più semplice da mantenere.

Parlando di me, sono una meditatrice novella. Da tre anni ho intrapreso questa avventura e da un anno mi sono avvicinata più specificatamente alla mindfulness. Ecco, dei primi risultati ho iniziato ad accorgermi da poco.

Adesso mi capita di notare veri e propri processi mentali, o schemi per meglio dire, che tendono a ripetersi. E una volta che li vedi, puoi arrivare a capire cosa li innesca e perché. Quindi a prevenirli o almeno a lasciarli andare subito, senza che lascino tracce emotive disturbanti.

Pensavo di avere una mente caotica, invece è soltanto indisciplinata e meno piena di quel che pensassi, perché alla fine ripete spesso le stesse cose, solo usando pensieri diversi.

Non ho mai avuto paura di guardarmi dentro ma ho conosciuto anch’io le resistenze dell’inconscio e molte le combatto ancora, ovviamente.

Il mio abisso non mi spaventa. Sarà uno dei vantaggi dell’accettazione, o la naturale propensione a tollerare il male di me.

Credo che conoscere la propria mente sia un’esperienza che cambia veramente la vita e mi chiedo perché così poca gente sia disposta a farlo.

Se mia nipote iniziasse a meditare cosa scoprirebbe? Probabilmente che tutto ciò che la spaventa in realtà non esiste! Perché è frutto della sua mente!

Non so voi, ma io lo trovo eccezionale. Solo che ci vuole pazienza.

Bianco o nero

Il modo in cui oggi facciamo circolare idee e parole sui social tende a escludere l’effetto sorpresa: ognuno ripete il copione del suo schieramento.

Jonathan Bazzi

Sabato scorso ho scritto un articolo in per l’ennesima volta davo voce al MIO pensiero, soddisfacendo l’umano bisogno di visibilità, che ribadisce la nostra esistenza. Non l’ho pubblicato. E ho fatto bene. Di solito sono molto più impulsiva e se qualcosa ha imparato a frenarmi è soltanto un progresso.

Non c’è veramente bisogno di continuare a esprimere il proprio punto di vista in merito a qualcosa di così complicato come una guerra, si tenderà sempre e soltanto a essere faziosi e si contribuirà all’alimentazione della dicotomia sociale, già così netta.

Il mio pensare radicale non aiuta me e non serve al mondo.

Certamente, ho sempre le mie opinioni. Che hanno il peso di tutte le altre, da qualsiasi parte pendano. Per rimanere però mentalmente aperti è bene ascoltare tante voci e riconoscere l’illusione che si cela dietro ad ognuna, la propria in primis.

Quello che sento è che esprimere il proprio assenso o dissenso è anche un modo per sfogare,almeno in parte, la propria frustrazione per qualcosa su cui non si ha la minima influenza.

Basta però riflettere sulle miriadi di cose su cui non abbiamo la stessa minima influenza per renderci conto che è qualcosa che non dobbiamo combattere, ma imparare ad accettare.

Come? Guardandosi dentro, osservandosi in tutte le proprie sfumature e contraddizioni, abbandonando per prima cosa il giudizio per noi stessi e dando spazio all’opportunità di considerare tutta la nostra interezza, imperfetta com’è.

La consapevolezza della propria complessità è l’anticamera di quella dell’altro e del mondo. Magari non arriveremo a comprenderlo, ma lo scopo non è capire: è accettare.

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L’unica nostra vera arma è la pace.

Nel protestare contro una guerra, possiamo credere di essere una persona pacifica, un vero rappresentante della pace, ma questa nostra presunzione non sempre corrisponde alla realtà.
Osservando in profondità ci accorgiamo che le radici della guerra sono presenti nel nostro stile di vita privo di consapevolezza. Se noi non siamo in pace, non possiamo fare niente per la pace.

Thich Nhat Hanh – L’unica nostra vera arma è la pace

Giorni no…Mesi no…Vita no?

Senza pensare di essere caduta nel baratro della depressione, ormai da tempo non provo il minimo entusiasmo, la minima speranza, e accumulo giorni uguali “stando con quel che c’è”. La meditazione buddhista, ma anche semplicemente la mindfulness, insegna superbamente a riconoscere e ad accogliere quello che hai dentro e, appunto, a “stare con quel che c’è”. Per quanto mi riguarda, io ho una trinità niente affatto rosea: rabbia, preoccupazione e disincanto. Ho realizzato che il massimo a cui posso aspirare è imparare ad accettare veramente che tutto questo pesante bagaglio è vincolato a me e che non posso in alcun modo gettarlo in mare o abbandonarlo. Dedico ogni giorno la mia pratica a cercare di disciplinare la mia mente, con buona pace dei seguaci del vairajana che meditano per il bene di tutti gli esseri. Solo provando ci si accorge di quanto sia difficile questa impresa; di come sia la mente a controllare noi e non viceversa. E purtroppo ai fan del famoso pensiero positivo non piacerà sentirsi dire che il loro è solo l’ennesimo by-pass spirituale che non porterà nessun concreto progresso nella propria personale evoluzione. Non bastano le frasi motivazionali, non basta pensare bene, occorre accettare anche le inevitabili e innumerevoli ombre che affollano i nostri pensieri. Al momento, io non ne sono circondata ma letteralmente immersa dentro. Sinceramente, non vedo nessuna luce. Non so se un giorno questo cambierà, ho però imparato ad accettare il fatto che su questa strada si procede un passo alla volta, con pazienza, coraggio, umiltà, e gentilezza soprattutto per se stessi e le proprie imperfezioni. Forse rimarrò sempre e comunque io ma magari prima o poi mi guarderò allo specchio e sentirò di volermi un po’di bene.

Vivere con il cobra. Un insegnamento buddhista.

Se vuoi seguire questa pratica, ricorda di trattare tutte le varie attività della mente, quelle che ti piacciono e quelle che non ti piacciono, come tratteresti un cobra. Il cobra è un serpente estremamente velenoso, tanto velenoso che il suo morso può essere letale. Lo stesso è per i nostri stati d’animo; gli stati d’animo che ci piacciono sono velenosi, quelli che non ci piacciono sono ugualmente velenosi. Essi impediscono alla nostra mente di essere libera e ostacolano la comprensione della Verità così come è stata insegnata dal Buddha.

https://santacittarama.org/2019/08/12/vivere-con-il-cobra/