Bianco o nero

Il modo in cui oggi facciamo circolare idee e parole sui social tende a escludere l’effetto sorpresa: ognuno ripete il copione del suo schieramento.

Jonathan Bazzi

Sabato scorso ho scritto un articolo in per l’ennesima volta davo voce al MIO pensiero, soddisfacendo l’umano bisogno di visibilità, che ribadisce la nostra esistenza. Non l’ho pubblicato. E ho fatto bene. Di solito sono molto più impulsiva e se qualcosa ha imparato a frenarmi è soltanto un progresso.

Non c’è veramente bisogno di continuare a esprimere il proprio punto di vista in merito a qualcosa di così complicato come una guerra, si tenderà sempre e soltanto a essere faziosi e si contribuirà all’alimentazione della dicotomia sociale, già così netta.

Il mio pensare radicale non aiuta me e non serve al mondo.

Certamente, ho sempre le mie opinioni. Che hanno il peso di tutte le altre, da qualsiasi parte pendano. Per rimanere però mentalmente aperti è bene ascoltare tante voci e riconoscere l’illusione che si cela dietro ad ognuna, la propria in primis.

Quello che sento è che esprimere il proprio assenso o dissenso è anche un modo per sfogare,almeno in parte, la propria frustrazione per qualcosa su cui non si ha la minima influenza.

Basta però riflettere sulle miriadi di cose su cui non abbiamo la stessa minima influenza per renderci conto che è qualcosa che non dobbiamo combattere, ma imparare ad accettare.

Come? Guardandosi dentro, osservandosi in tutte le proprie sfumature e contraddizioni, abbandonando per prima cosa il giudizio per noi stessi e dando spazio all’opportunità di considerare tutta la nostra interezza, imperfetta com’è.

La consapevolezza della propria complessità è l’anticamera di quella dell’altro e del mondo. Magari non arriveremo a comprenderlo, ma lo scopo non è capire: è accettare.

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L’unica nostra vera arma è la pace.

Nel protestare contro una guerra, possiamo credere di essere una persona pacifica, un vero rappresentante della pace, ma questa nostra presunzione non sempre corrisponde alla realtà.
Osservando in profondità ci accorgiamo che le radici della guerra sono presenti nel nostro stile di vita privo di consapevolezza. Se noi non siamo in pace, non possiamo fare niente per la pace.

Thich Nhat Hanh – L’unica nostra vera arma è la pace

È tutto qui. Da sempre.

Non c’è bisogno di inginocchiarsi nelle cattedrali, scalare il Tibet o costruire un dojo, una moschea, stabilire templi, ashram e sinagoghe…. Né seguire una religione, un dogma, per trovare questo ′′ Infinitamente bello ′′ che ci supera e disciplina i battiti della vita.

Siediti, stai fermo e guardati dentro. È tutto qui. Da sempre.

Federico Isahak Dainin Jôkô

Ken Zen Ichynio, un blog che seguo da tempo e che mi da sempre ottimi spunti di riflessione. Questa citazione è tratta da un articolo sulla meditazione zen, non a caso chiamato “la via della semplicità“.

Tra le varie correnti buddhiste, lo zen è quello che maggiormente mi affascina ma che paradossalmente, nella sua “semplicità”, trovo il più difficile da approcciare. Al di là dei suoi riti estremamente figurativi, vero e proprio elogio dell’estetica, e dei suoi assurdi koan,la filosofia zen è quel qualcosa che cerca di spiegare che, in fondo, non c’è assolutamente niente da spiegare! E proprio per questo chi è estremamente cerebrale fa fatica a disfarsi dell’attaccamento, anche quello del pensiero!

https://www.kenzenichinyo.blog/2021/08/e-tutto-qui-da-sempre-itafra.html?fbclid=IwAR1volKqJgQEV-lGA94wpELZFAD4DrvTOc30jO6NTR38bNBpQs1BHqvYmhk

Aggiungo anche un piccolo video di Terzani, autore a me, come a molti, particolarmente caro. Parole sacrosante, le sue. Le stesse parole che hanno tutti i saggi del mondo. E che il mondo, quello dell’avere e non dell’essere, mai ascolta.

Giorni no…Mesi no…Vita no?

Senza pensare di essere caduta nel baratro della depressione, ormai da tempo non provo il minimo entusiasmo, la minima speranza, e accumulo giorni uguali “stando con quel che c’è”. La meditazione buddhista, ma anche semplicemente la mindfulness, insegna superbamente a riconoscere e ad accogliere quello che hai dentro e, appunto, a “stare con quel che c’è”. Per quanto mi riguarda, io ho una trinità niente affatto rosea: rabbia, preoccupazione e disincanto. Ho realizzato che il massimo a cui posso aspirare è imparare ad accettare veramente che tutto questo pesante bagaglio è vincolato a me e che non posso in alcun modo gettarlo in mare o abbandonarlo. Dedico ogni giorno la mia pratica a cercare di disciplinare la mia mente, con buona pace dei seguaci del vairajana che meditano per il bene di tutti gli esseri. Solo provando ci si accorge di quanto sia difficile questa impresa; di come sia la mente a controllare noi e non viceversa. E purtroppo ai fan del famoso pensiero positivo non piacerà sentirsi dire che il loro è solo l’ennesimo by-pass spirituale che non porterà nessun concreto progresso nella propria personale evoluzione. Non bastano le frasi motivazionali, non basta pensare bene, occorre accettare anche le inevitabili e innumerevoli ombre che affollano i nostri pensieri. Al momento, io non ne sono circondata ma letteralmente immersa dentro. Sinceramente, non vedo nessuna luce. Non so se un giorno questo cambierà, ho però imparato ad accettare il fatto che su questa strada si procede un passo alla volta, con pazienza, coraggio, umiltà, e gentilezza soprattutto per se stessi e le proprie imperfezioni. Forse rimarrò sempre e comunque io ma magari prima o poi mi guarderò allo specchio e sentirò di volermi un po’di bene.

Vivere con il cobra. Un insegnamento buddhista.

Se vuoi seguire questa pratica, ricorda di trattare tutte le varie attività della mente, quelle che ti piacciono e quelle che non ti piacciono, come tratteresti un cobra. Il cobra è un serpente estremamente velenoso, tanto velenoso che il suo morso può essere letale. Lo stesso è per i nostri stati d’animo; gli stati d’animo che ci piacciono sono velenosi, quelli che non ci piacciono sono ugualmente velenosi. Essi impediscono alla nostra mente di essere libera e ostacolano la comprensione della Verità così come è stata insegnata dal Buddha.

https://santacittarama.org/2019/08/12/vivere-con-il-cobra/