La piccola Parigi

Com’è nascere e crescere in un piccolo quartiere di città che non ricorda quasi più nulla della sua storia?

Attraverso gli occhi di Lorenzo, protagonista di questo che può essere a tutti gli effetti considerato un romanzo di formazione, percorriamo i vicoli e le piazze della “piccola Parigi” di Trieste, così chiamata dal tempo della sua fondazione in epoca napoleonica.

I temi toccati in questa storia sono diversi: la famiglia non convenzionale, la solitudine, l’adolescenza, la droga, la malattia, l’amore. Tutto questo in un sapiente intreccio che si snoda tra le pagine e accompagna il nostro ragazzo dall’infanzia fino all’età adulta.

Lorenzo, crescendo e man mano che aumentano le sue esperienze nel mondo, si rende conto di quanto sia legato alle sue radici, di quanto debba ringraziarle per l’uomo che da esse si è sviluppato.

Ho amato questo libro fin da quando ho posato lo sguardo sulla sua copertina, con la sagoma di un gatto amabilmente seduto. Se questa storia fosse un film, infatti, i gatti ne sarebbero i migliori attori non protagonisti. Con la loro presenza hanno donato spessore e quel tocco in più che ha reso un libro bello, bellissimo.

Dal micio Benny, affidatogli dal suo amico costretto al trasloco, alla gatta Maria, abbandonata a tutti gli effetti dalla sua padroncina, Lorenzo apprende lezioni silenziose ma importanti e se ne accorge alla fine, quando vorrebbe riprendere la sua vita e si rende invece conto di quanto ormai sia indissolubilmente legata a quella felina.

La piccola Parigi ha il sapore del riscatto di chi ha combattuto le avversità e ce l’ha fatta ma più di tutto, di chi ha imparato qualcosa su se stesso e decide di condividerlo coraggiosamente con il mondo.