La cura della coscienza umana

Tutti i cambiamenti improvvisi sono il risultato di pensieri inconsapevoli che si sviluppano fino al punto in cui siano pronti a giocare un ruolo di controllo.”

William James

Una delle mie letture attuali. Un testo per comprendere cosa si cela dietro il pensiero di William James e Milton Erikson, utile a comprendere l’enorme contributo apportato alla psicologia moderna.

La trappola della felicità

È da tanto che non vi parlo di libri. Da quando ho intrapreso la rilettura della rechèrche Proustiana, mi sono decisamente perduta io…Però sto intervallando queste duemila pagine con letture più leggere e di diverso genere. Un titolo che mi sento assolutamente di consigliare è La trappola della felicità .

Perché nella società occidentale del benessere sembriamo tutti stressati, depressi e insoddisfatti (e chi non lo sembra spesso in realtà lo è comunque, solo che finge il contrario)? Perché siamo prigionieri della “trappola della felicità”, un circolo vizioso che ci spinge a dedicare il nostro tempo, la nostra energia, la nostra vita, a una battaglia persa in partenza: quella contro i pensieri e le emozioni negative. Che è poi una battaglia contro la realtà e contro la stessa natura dell’essere umano. Perennemente in lotta, e perennemente sconfitti, dato che il controllo che abbiamo sui nostri pensieri ed emozioni è in realtà infinitamente meno di quanto la nostra cultura voglia farci credere, è inevitabile ritrovarsi spossati, frustrati e delusi di sé e della propria esistenza. In questo libro, Russ Harris ci conduce alla scoperta della nostra personale trappola della felicità, guidandoci a prendere coscienza dei meccanismi mentali che ci tengono prigionieri facendoci ostinare a perseguire chimere impossibili – essenzialmente, avere sempre emozioni e pensieri positivi e mai negativi – e a recuperare la nostra libertà di scegliere e di agire come riteniamo meglio per noi. Ciò è possibile applicando i principi e le tecniche dell’Acceptance and Commitment Therapy, un approccio terapeutico basato sulla mindfulness, diretto a sviluppare la “flessibilità psicologica” che consente di superare i momenti critici e di vivere pienamente il presente muovendosi nella direzione tracciata dai propri valori.

Ricordo ancora il mio stupore quando lessi che la mente umana non è strutturata per elaborare pensieri felici ma bensì per valutare istantaneamente e costantemente pericoli e minacce, anche presunti. Il mio pensiero è subito volato agli amanti del think positive (convinti di cambiare se stessi e il loro mondo) e a tutti quelli che, come me, non l’hanno mai abbracciato percependone l’inganno.

Gambetto veneziano

Ho apprezzato molto la lettura di questo romanzo, la sua curata ambientazione storica e l’azione che riesce a catturarti nella lettura fino all’ultima pagina. Quattro i protagonisti, che per caso si ritrovano a diventare compagni di vita e d’avventura: Lavinia, ragazza del mistero; Orfeo, geniale musico; Romano, ex-soldato e baro; e Bonifacio, un simpatico furfante. Sullo sfondo, l’Italia del XVII secolo.

La nostra storia inizia in una taverna, dove Bonifacio fa il suo ingresso in cerca di ristoro e Romano, assieme al giovane nipote Michele, è intento a “spennare” uno sprovveduto a carte. Orfeo si sta esibendo nell’arte in cui è maestro, e una vecchia strega (in verità una splendida ragazza) si avvicina al bancone mendicando qualche moneta. L’azione entra subito nel vivo in seguito al rifiuto del malcapitato giocatore di pagare il dovuto per la perdita della partita: egli si ripresenta nella locanda accompagnato da alcuni bravi che uccideranno il ragazzo e in seguito alla colluttazione i quattro, stretti in involontario sodalizio, si vedranno costretti a prender la fuga.

Orfeo, ex musico alla corte del duca di Mantova, riesce a rientrarne nelle grazie in merito all’amore che ancora lo lega alla duchessa; portando con sé quelli che ormai sono diventati i suoi compagni. Qui facciamo la conoscenza di un personaggio esilarante: il duca stesso. L’autore ha saputo renderne perfettamente la vanagloria e la vigliaccheria e difficilmente si potrà resistere all’impulso di ridere di lui. La duchessa, d’altro canto, è una donna forte e pragmatica e anche se nello svolgersi della trama rivestirà un ruolo secondario, s’intuisce molto bene che sarà in grado di affrontare le conseguenze delle azioni dello sconsiderato consorte. Durante la fuga di questo incapace governante in cerca di protezione a Venezia, l’avventura dei nostri avrà ufficialmente inizio: salperanno in direzione dell’isola di Candia per recuperare un’antica Bibbia, particolarmente cara al Doge. Tra rocambolesche vicissitudini, riusciranno a far ritorno beffandosi del duca e del Doge stesso.

La minuziosa ricostruzione storica non appesantisce minimamente lo svolgersi della storia, anzi le fa da cornice in maniera ineccepibile. I personaggi sono delineati con attenzione e cura e se ne può facilmente intuire lo spessore: Romano, ad esempio, presentato come ex mercenario e baro, si rivela un uomo di principi, anche inaspettatamente gentile, e avanzando nelle pagine ci accorgiamo del suo codice morale. Il duca, abbandonando il suo popolo e la sua consorte senza riguardo alcuno, viene mostrato in tutto il suo infantilismo e nella sua dubbia moralità. La contessa, al contrario, non si scoraggia, sa godere del presente senza angosciarsi eccessivamente per il futuro, con l’intima consapevolezza nelle proprie capacità. La forza di Anna Isabella fa da contrappunto alla debolezza del marito, una dinamica molto ben delineata e riuscita. Bonifacio, nel corso dell’azione, si rivela pieno di inaspettate risorse e Orfeo inaspettatamente capace di un amore appassionato e cortese.

Resta la curiosità per la figura di Lavinia, di cui l’autore ci racconta quel poco che basta per alimentare la nostra curiosità e farci sperare, in futuro di ritrovarla ancora.