I libri che ho conservato.

Ho donato il 98% dei miei libri, per lo più saggi e romanzi.

C’è ancora un margine di miglioramento, perché ho tenuto i Martin nella ormai patetica speranza che gli ultimi due volumi delle Cronache del ghiaccio e del fuoco vedano la luce.

Alla fine, mi sono detta, quali libri porterei con me in una valigia se dovessi partire per sempre? E, presto fatto, la scelta si è ridotta a pochi titoli.

Dunque salverei i testi buddhisti, tra tutti Il nobile ottuplice sentiero di Bodhi Bikku e tra i romanzi Siddharta.

Per quanto riguarda Clarissa Pinkola Estes, ora come ora terrei La danza delle grandi madri, perché giunta alla mezza età, le mie corse con i lupi sono bell’e finite. Ora camminiamo insieme. Quel libro magnifico però merita di essere donato attentamente, non si può lasciare in una casetta sperando che trovi il giusto qualcuno che lo apprezzi. Ho quindi deciso di regalarlo a una mia nipote ventenne, con l’augurio che le sia d’aiuto ancor più di quanto lo sia stato per me, che lo lessi a trent’anni.

Alla ricerca del tempo perduto

Il mattone di oltre 2000 pagine che ho scelto come edizione

Premetto che l’idea di una rilettura di questo immane lavoro è stata una follia che ho portato a termine soltanto per indomita tenacia.

Ignoro cosa, a 20 anni, mi fece urlare al capolavoro e ricordarlo entusiasticamente tanto da spingermi addirittura a riprenderlo in mano. In una versione stile vocabolario, poi, per la quale non bastano gli occhiali ma serve una lente d’ingrandimento.

Ovvio che non sono più la ragazza di allora, ma durante questi 14 mesi di tortura, perché di questo si è trattato, non certo di un piacere, non ho trovato assolutamente niente che mi abbia entusiasmato e addirittura nulla per cui girare la pagina con il minimo desiderio.

L’unico desiderio era quello di finirlo, prima o poi.

Cosa vi posso dire. Se non vi siete mai cimentati in questa ardua impresa, non fatelo ora. Ci sarà un motivo se non l’avete mai fatto, no? Se soffrite d’insonnia, invece, usatelo in alternativa al sonnifero. Non serve neanche che capiate la storia,potete anche aprirlo a caso, anche perché nei lunghi periodi di pagine e pagine (si, signori, pagine e pagine prima di finire una frase!) perdereste sicuramente il senso di quanto leggete. In compenso il sonno vi abbraccerà in un lampo, garantito!

Il caro Proust ha messo molto di sé nel personaggio di quest’opera infinita. Il risultato però è alquanto fastidioso, perché in tutta la mia carriera di lettrice difficilmente ho trovato un uomo che si facesse detestare come il narratore della rechèrche. Con le sue fisime, la sua ipocondria, il suo essere debole e malatuccio, la sua infantilità, l’assurda gelosia e la totale incapacità non dico di godersi la vita, ma almeno di farne un buon uso! Tutto ciò che provoca è appunto fastidio. Sono arrivata anche a pensare che fosse nevrotico come una donna al quale Freud avrebbe consigliato l’isterectomia! Delirio.

Devo ammettere che ero indecisa se parlarne o meno. Una cara ragazza un giorno mi disse che lei raccontava soltanto dei libri che aveva trovato belli e interessanti, per non influenzare negativamente i potenziali lettori.

Ma io vi voglio bene e vi sconsiglio anche quelli brutti! 😀

Centro del riuso

Una delle poche cose belle e che funzionano nella mia città è il centro del riuso: un punto di raccolta per tutti gli oggetti piccoli e grandi di cui ti liberi donando ad altri la possibilità di usufruirne.

Mentre prima l’alternativa era cercare un mercatino dell’usato o, peggio ancora, recarsi all’isola ecologica, da quando c’è questo centro è più semplice e anche gratificante dar via le proprie cose.

Io ho portato quintali di roba, perché in effetti pesano tutto quello che doni.

Stamattina, ennesimo viaggio per lasciare qualche oggetto di cucina: un servizio competo di piatti da sei, varie salsiere, qualche vassoio e delle ciotole e pure un’affettatrice che giaceva in dispensa da anni ormai inutilizzata. Era scampata al decluttering dell’anno scorso e la mia regola è che se in un anno non hai mai usato qualcosa, devi assolutamente liberartene. Sinceramente, a che mi servivano dodici coperti? Non ho mai avuto tanti ospiti in casa e vi dirò che dopo due anni di covid ho perso del tutto la voglia di cucinare per altri. Tanto più che sono vegana e ho abbandonatola concezione dei pasti come momento di ritrovo e socializzazione. Anche perché sono circondata da onnivori. Magari, avessi a tavola almeno dei vegetariani, ritroverei il gusto di preparare qualcosa che non sia per me soltanto. Comunque sia, è proprio vero che si trova sempre qualcosa da smaltire, volendo. La mia cucina è riuscita a stupirmi. Ero convinta di aver già dato tutto e invece.

Altre due borse di libri sono andate a una libreria amica, felicissima di ritirare l’usato. Sapere che altri si godranno la lettura di qualche romanzo di Murakami, o La torre nera di King mi rende felice. Per i libri la mia regola è: se non lo rileggi, donalo ad altri. Ho ridotto la mia libreria dell’ 80%. In formato cartaceo acquisterò qualche saggio da consultazione, scomodo nella versione digitale. Per il resto, w gli e-book!

parte della mia “vecchia” libreria

La cura della coscienza umana

Tutti i cambiamenti improvvisi sono il risultato di pensieri inconsapevoli che si sviluppano fino al punto in cui siano pronti a giocare un ruolo di controllo.”

William James

Una delle mie letture attuali. Un testo per comprendere cosa si cela dietro il pensiero di William James e Milton Erikson, utile a comprendere l’enorme contributo apportato alla psicologia moderna.

L’inutilità della guerra

“La guerra è guerra, cioè una sciagura senza attenuanti, complicata di imbecillità senza limiti (pretende di conseguire il bene con il male, di curare un malato uccidendolo), ed è tale sia se combattuta dagli amici sia se combattuta dagli avversari. Questo perciò è da stabilire: la guerra è un male: dunque non è lecito muoverla”

Igino Giordani

L’ultimo zar

Per farsi un’idea di chi sia l’uomo che sta distruggendo un Paese e la sua gente, questo libro di Nicolai Lilin è l’ideale.

Chi è Vladimir Putin? Come è diventato il leader del Paese più grande del mondo? In queste pagine troverete risposte ma sappiate che leggendo crescerà in voi una profonda indignazione e anche tanta rabbia.

Una lettura veloce, ottima come primo approccio a testi di maggior spessore, come quelli di Anna Politkovskaja, giornalista della Novaja Gazeta, invisa al “potere” russo ,uccisa mentre rincasava il 7 ottobre 2006.

La mia lettura attuale

Un anno della Tana

Con la pandemia c’è stato un crollo delle certezze interiori che ha provocato un enorme sbilanciamento. Si ha la netta sensazione di dover faticare per rimanere in un precario equilibrio. E questo è il caso “buono” di chi ancora ce l’ha,un equilibrio da conservare. Molti sono crollati e basta. Altri si sono rimboccati le maniche e hanno cercato di imparare a ricominciare a conoscersi, forse per la prima volta. Sarebbe da ringraziare, per questo. Perché è molto meglio vivere in una amara verità piuttosto che illudersi in una bolla che di vero non racchiude niente.

In questo anno di blog mi sento come un serpente che ha cambiato pelle. Stento a riconoscere quella che ero e sorrido perché ho finalmente compreso un concetto tanto caro ai buddhisti: il non-sé. Quando si arriva a capire che non esiste alcun che resta immutabile nel tempo ( figuriamoci in altre ipotetiche vite!) e si accetta la totale impermanenza di tutti i fenomeni, credo si sia veramente a una svolta nella propria esistenza.

La mente mi affascina sempre di più. La sua capacità di costruire mondi e realtà, l’ enorme fatica che si fa per imparare a disciplinarla, è semplicemente spettacolare. In questo 2022 ho in previsione diverse letture scientifiche che spero disperdano le rimanenti nubi sul mio cammino. Per il momento ho appena terminato,come primo libro dell’anno, L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello di Oliver Sacks, neurologo che ha descritto con umanità e delicatezza molti dei casi che si è trovato a dover fronteggiare. Come lettura in corso ho rispolverato un vecchio libro che fa parte della mia biblioteca da sempre: Il cervello emotivo, di Joseph Le Doux. Anche questo si lascia apprezzare per il linguaggio comprensibile e accattivante. Prossima lettura, invece, qualcosa di più specifico e che mi interessa personalmente: Guarire la frammentazione del sé, di Janina Fisher.

Che dire, di carne al fuoco ce n’è tanta. Speriamo di mantenere alta l’attenzione e la concentrazione, soprattutto. Al limite, quando i neuroni fumano, c’è sempre la Rechèrche per far sbollire il tutto!

La trappola della felicità

È da tanto che non vi parlo di libri. Da quando ho intrapreso la rilettura della rechèrche Proustiana, mi sono decisamente perduta io…Però sto intervallando queste duemila pagine con letture più leggere e di diverso genere. Un titolo che mi sento assolutamente di consigliare è La trappola della felicità .

Perché nella società occidentale del benessere sembriamo tutti stressati, depressi e insoddisfatti (e chi non lo sembra spesso in realtà lo è comunque, solo che finge il contrario)? Perché siamo prigionieri della “trappola della felicità”, un circolo vizioso che ci spinge a dedicare il nostro tempo, la nostra energia, la nostra vita, a una battaglia persa in partenza: quella contro i pensieri e le emozioni negative. Che è poi una battaglia contro la realtà e contro la stessa natura dell’essere umano. Perennemente in lotta, e perennemente sconfitti, dato che il controllo che abbiamo sui nostri pensieri ed emozioni è in realtà infinitamente meno di quanto la nostra cultura voglia farci credere, è inevitabile ritrovarsi spossati, frustrati e delusi di sé e della propria esistenza. In questo libro, Russ Harris ci conduce alla scoperta della nostra personale trappola della felicità, guidandoci a prendere coscienza dei meccanismi mentali che ci tengono prigionieri facendoci ostinare a perseguire chimere impossibili – essenzialmente, avere sempre emozioni e pensieri positivi e mai negativi – e a recuperare la nostra libertà di scegliere e di agire come riteniamo meglio per noi. Ciò è possibile applicando i principi e le tecniche dell’Acceptance and Commitment Therapy, un approccio terapeutico basato sulla mindfulness, diretto a sviluppare la “flessibilità psicologica” che consente di superare i momenti critici e di vivere pienamente il presente muovendosi nella direzione tracciata dai propri valori.

Ricordo ancora il mio stupore quando lessi che la mente umana non è strutturata per elaborare pensieri felici ma bensì per valutare istantaneamente e costantemente pericoli e minacce, anche presunti. Il mio pensiero è subito volato agli amanti del think positive (convinti di cambiare se stessi e il loro mondo) e a tutti quelli che, come me, non l’hanno mai abbracciato percependone l’inganno.

Si fa presto a dire “libro”

Ho scoperto di pensarla esattamente come Mughini e la cosa mi ha sconvolto un po’. Non bastano una copertina, un titolo e delle parole a definire “libro” qualsiasi cosa venga data alle stampe. Sfortunatamente, ormai da troppo tempo stiamo assistendo ad un’invasione sul mercato di qualcosa che non si può chiamare letteratura nemmeno nella fantascienza più hard. Roba da rimpiangere Moccia e Fabio Volo,ragazzi. Ricordo ancora il mio breve soggiorno nel bookstagram dove orde di ragazzine giocano a fare le influencer coltissime leggendo autopubblicazioni da far lacrimare gli occhi per anni. Io comunque lo dicevo da molto prima di Mughini che certa roba non è degna di essere chiamata libro, ma si sa, ormai esternare le proprie opinioni non necessariamente inclusive e tolleranti è un estremo atto di coraggio. In un Paese dove 7 su 10 sono incapaci di comprendere il senso di un editoriale, stampiamo 75000 “libri” per permettere all’ analfabeta funzionale di turno di dire :”Io leggo!”. Non ci siamo gente, non ci siamo.

https://www.huffingtonpost.it/entry/travolti-dai-libri-senza-rispetto-per-un-mestiere-difficilissimo_it_61a34cfde4b025be1aea811d

Per vincere lo Strega è meglio non avere social • Rivista Studio

Questo rumore di fondo – una sovraesposizione di autori non sempre all’altezza del reale talento letterario – è diventato forse troppo assordante e fastidioso agli stessi “addetti ai lavori”

https://www.rivistastudio.com/cinquina-strega-2021/