+ informazione= – conoscenza

È meglio una testa ben fatta che una testa ben piena.

Montaigne

Questo discorso si ricollega all’articolo pubblicato ieri.

L’infodemia spadroneggia. Due anni di pandemia non ci hanno insegnato niente e siamo pronti a ricadere nelle stesse trappole e negli stessi errori.

Quanti di voi iniziano la giornata davanti al tg o ai quotidiani online? Quanti di voi quando spengono lo schermo hanno paura di non rimanere al passo con ciò che succede?

Ebbene, tutto questo serve per calmare in qualche modo l’ansia che dilaga in noi, ma non ci aiuterà a farci un’opinione, né a sviluppare pensiero critico.

Ieri me ne sono accorta, e ho modificato l’articolo al condizionale, rinunciando all’ indicativo. Perché la mia è soltanto un’opinione e non dev’essere imposta a nessuno. Anzi, io per prima devo accettarla con riserva. Perché è suscettibile di variazioni. Nulla è immutabile. E anche se la nostra mente poco allenata ci mette un nanosecondo ad attaccarsi e a fare di un’ipotesi una verità, accorgersene è un piccolo grande passo verso un modo più maturo di pensare.

Le tante facce della verità

Chi cerca di informarsi, al giorno d’oggi, fa una fatica immane a trovare informazioni valide e non faziose. La narrazione dei media italiani, o forse occidentali tutti, è pericolosamente a senso unico. Praticamente non poi così diversa dalla famosa propaganda russa, solo in chiave ucraina.

Sento il dovere di specificare che condanno l’invasione russa di uno stato sovrano. Così come ho condannato, negli anni, tutte le altre invasioni, tra cui le tante targate U.S.A.

Ho voluto raccogliere in questo articolo entrambe le voci che raccontano le verità di questa guerra. I video presenti su YouTube non so per quanto lo saranno ancora, vista la censura imperante russofobica. Il mio consiglio è di guardarli, prima che spariscano. Guardate anche quello su Netflix, se potete. Si tratta della narrazione ufficiale dei fatti di Piazza Maidan del 2014-15. Perché è allora che è iniziata la guerra. Una guerra a cui l’Occidente ha preferito non pensare, per cui non s’è indignato come sta facendo oggi. Eppure sono OTTO ANNI che è in atto. Sono morte 14000 persone, dice l’OSCE.

Vi linko anche il video all’intervista che Oliver Stone fece a Putin, nel 2015, e un paio di articoli interessanti: il punto di vista dello stesso Stone, sulla mossa di Putin e i consigli (che di solito apprezzo) di Maura Gancitano e Andrea Colamedici, che qui, però, tendono a essere di parte. Quando qualsiasi cosa dica o faccia si accusa Lilin di essere filoputiniano, non solo si fraintendono le sue parole, ma non si vuole proprio ascoltare. Per me sono chiare come il sole. E il documentario dove parla per la prima mezz’ora, insieme a quello francese, sono una testimonianza di voci nascoste dall’omertà mediatica che solo qualche coraggioso reporter ha deciso di raccontare.

Che idea mi sono fatta io?(Il condizionale è d’obbligo)

Sono propensa a credere che i fatti di Piazza Maidan potrebbero essere stati strumentalizzati. Non nego che i giovani ucraini vedessero l’Europa come un futuro di libertà e diritti garantiti, dico che magari quella manifestazione nata come democratica e pacifica potrebbe essere stata presa come pretesto per destabilizzare un Paese. Ciò spiegherebbe, allora, il massacro di Odessa, dove 70 persone russofone -che protestavano per l’abolizione della legge che vedeva il russo come seconda lingua ufficiale- furono arse vive in un palazzo dato alle fiamme con le molotov dai manifestanti. E spiegherebbe le parole del presidente di turno, Porošenko, che disse in TV: ” I nostri bambini dell’Ovest andranno a scuola. Quelli dell’Est si rintaneranno nelle cantine!” (è nel video Donbass 2016). Tutto questo è di una gravità inaudita e ancor peggiore è il silenzio della stampa occidentale, o la sua voce univoca che suona paurosamente schiava del potere. Tale e quale a quella russa contro la quale oggi si batte a suon di titoloni. Nessuno ci parla del Donbass, oggi. Nessuno ci parla dei crimini del battaglione Azov, regolarmente schierato nell’esercito ucraino. Un giornalista che si rispetti non dovrebbe garantire la pluralità dell’informazione?

Non è più possibile informarsi leggendo un giornale, o peggio ancora guardando il TG. Anzi, non credo lo sia mai stato. Ascoltate più voci, ragionate, fatevi una vostra idea. E non credete a niente, dubitate di tutto, anche delle conclusioni che traete. La verità ha molte facce e tante voci.

  • Il primo video che ho visto. Parla alla pancia: emotivo, coinvolgente, eroico. I giovani ucraini che si ribellano per la libertà, che ha il colore della bandiera europea. Una rivoluzione del popolo, costata sangue innocente, che ha portato alla fuga dell’allora presidente Yanukovich.
I fatti di Piazza Maidan, narrazione ufficiale

  • Secondo video guardato. I fatti di Maidan visti con occhio critico e con un ampio sguardo alle questioni geopolitiche (forse) scatenanti.
Piazza Maidan, un altro punto di vista

  • L’inferno del Donbass. I testimoni sul campo. Le voci della gente comune.
Documentario in Donbass, giornalisti francesi
Il Donbass raccontanto da voci italiane

  • Oliver Stone. Intervista a Putin, 2015.
Intervista a Putin, di Oliver Stone.2015

  • Intervista a Oliver Stone, sulla guerra in atto.

https://popcorntv.it/people/oliver-stone-guerra-ucraina-putin-ha-sbagliato-a-invadere/70368?fbclid=IwAR0oTA5wpUXJwxNurPBodFW3OkKW3c3LlmyU8TQpQNmcQkGAfB9ARjbTcV4

  • Articolo di Maura Gancitano e Andrea Colamedici con cosigli di lettura e visione.

Se il giornalismo di qualità diventa un privilegio delle élite. (da L’internettuale)

Ci siamo passati e ancora ci stiamo passando con la pandemia, temo che ripeteremo gli stessi errori con la guerra. Diffusione virale di contenuti e news non verificate, solo per rispondere all’istinto di mettere in piazza anche la propria opinione, come se ce ne fosse bisogno poi! Chi condivide senza pensare, in preda all’emotività del momento, alimenta chi con la cattiva informazione ci lucra. E non solo. Ci sono governi che usano le fake news come arma, di propaganda, polarizzazione e discordia.

Purtroppo si tende a dare per scontanto che l’informazione online sia presumibilmente vera, come quella televisiva. Sarà che il web ci ha abituati ad avere con un click la risposta a tantissime nostre domande, sarà che siamo sempre più pigri o ci siamo dimenticati del piacere di sfogliare un quotidiano, fatto sta che i pochi che cercano di ottenere delle news affidabili e gratuite devono faticare un bel po’. Chi è fortunato e capisce l’inglese, ha a disposizione il Guardian, ottima testata dove si trova veramente di tutto, dalle news globali, agli approfondimenti su argomenti d’interesse sociale, alle rubriche. In Italia la maggior parte dei quotidiani (e non solo online) punta sul sensazionalismo e districarsi tra le varie opzioni è veramente problematico. Personalmente, sul web consulto Il post, mi sembra che il suo taglio sia abbastanza obiettivo e, soprattutto, non ha l’ossessione acchiappa click . Ottima informazione diretta soprattutto ai giovani ma piacevolmente fruibile da tutti è invece quella di Will_media. È presente su tutti i principali social e offre notizie verificate, oltre a contribuire ed educare alla corretta divulgazione.

Tutta l’informazione, anche quella non di settore, sta venendo gradualmente recintata dietro a un paywall, scavalcabile solo da chi ha i mezzi per pagare.[…]Il rischio è che la quasi totalità della popolazione finisca per avere accesso solo a notizie brevi, oppure a gossip e articoli sensazionalistici prodotti da testate editoriali che si fanno pochi scrupoli pur di macinare milioni di click (e che spesso ricadono nella destra dello spettro politico).

prima che internet ci illudesse con il pericoloso miraggio della gratuità, la situazione era simile a quella che oggi ci fa preoccupare: l’accesso all’informazione era riservato alle persone disposte ad acquistare i quotidiani e i settimanali cartacei, pagando cifre anche superiori a quelle richieste oggi. Il punto però è proprio questo: per oltre vent’anni abbiamo pensato che fosse possibile diffondere a tutti, senza costi, l’informazione. Ma i calcoli erano completamente sbagliati. Oggi, al contrario, il giornalismo di qualità è riservato a una piccola nicchia globale di professionisti e addetti ai lavori disposta a pagare caro. In una società economicamente e politicamente sempre più diseguale, si sta polarizzando anche l’accesso all’informazione. Dando vita a un perfetto circolo vizioso.

Informazione tossica, colonialismo digitale e profitti mostruosi

Condivido dall’ Internazionale :

 il sistema globale dell’informazione non è mai stato così turbolento, pervasivo e soverchiante, opaco e tossico. Mai così capace di influenzare in modo istantaneo gli orientamenti individuali e collettivi. 

https://www.internazionale.it/opinione/annamaria-testa/2021/10/19/informazione-notizie-false

Artur Debat, Getty Images