+ informazione= – conoscenza

È meglio una testa ben fatta che una testa ben piena.

Montaigne

Questo discorso si ricollega all’articolo pubblicato ieri.

L’infodemia spadroneggia. Due anni di pandemia non ci hanno insegnato niente e siamo pronti a ricadere nelle stesse trappole e negli stessi errori.

Quanti di voi iniziano la giornata davanti al tg o ai quotidiani online? Quanti di voi quando spengono lo schermo hanno paura di non rimanere al passo con ciò che succede?

Ebbene, tutto questo serve per calmare in qualche modo l’ansia che dilaga in noi, ma non ci aiuterà a farci un’opinione, né a sviluppare pensiero critico.

Ieri me ne sono accorta, e ho modificato l’articolo al condizionale, rinunciando all’ indicativo. Perché la mia è soltanto un’opinione e non dev’essere imposta a nessuno. Anzi, io per prima devo accettarla con riserva. Perché è suscettibile di variazioni. Nulla è immutabile. E anche se la nostra mente poco allenata ci mette un nanosecondo ad attaccarsi e a fare di un’ipotesi una verità, accorgersene è un piccolo grande passo verso un modo più maturo di pensare.

Il virus dell’infodemia

Condivido una riflessione ascoltata in radio, stamattina. In Italia sono ormai due anni che in TV non si parla che di covid. Siamo il Paese con il più alto numero di talk-show, tutti i giorni e a tutte le ore. Mentre all’estero il virus fa notizia quando deve, qui siamo caduti in un’eterna narrazione trita e ritrita e molto spesso addirittura contraddittoria. Aprendo i microfoni a chiunque si senta in dovere di dare un’opinione quando il pubblico tende a dimenticare ( ma praticamente a non sapere) che appunto di una personale opinione si tratta, si è contribuito a creare confusione, a disinformare, a indebolire e disperdere la capacità di ragionamento. Dopo due anni di pandemia, c’è gente che ancora nega ci sia un virus, c’è chi ancora non sa indossare una mascherina, c’è chi grida come un deficiente per chissà quale libertà calpestata facendo osceni paragoni con il nazismo. Io credo che i media abbiano una gravissima colpa per il degenerare di questa situazione. La loro narrazione tossica, spesso superficiale, ha generato veri mostri che hanno poi trovato una cassa di risonanza nei social. Ormai non c’è più alcuna speranza di dibattito, non c’è dialettica ma soltanto un urlarsi contro ognuno le proprie convinzioni, frutto dell’ abominio mediatico. Nel caos che ne consegue, è difficile ascoltare la voce della ragione e della scienza, che richiede una capacità di elaborazione e riflessione a cui la maggior parte delle persone non è più abituata ( molte ne sono proprio sprovviste!). Molto più semplice seguire di pancia l’onda dello sdegno e della ribellione. Peccato che le conseguenze però le paghi la comunità intera.