Noi, la terra, la guerra. (Susanna Tamaro)

Dal Corriere di oggi, Susanna Tamaro ci ricorda quale sia la nostra natura e del bisogno di ritrovarla.

https://www.corriere.it/cultura/22_aprile_12/noi-guerra-natura-perche-dobbiamo-tornare-fragili-b2b5c67c-ba7e-11ec-ac09-3ceafb137606.shtml

Cancellando la sacralità della terra abbiamo annullato anche la sacralità dell’uomo, il mistero attraverso cui si attua ogni destino, e questo annullamento purtroppo sta alla base della folle corsa che stiamo compiendo verso il transumanesimo. Che cosa infatti ci viene ripetuto in tutti i modi possibili? Che siamo soltanto merce e che nessuna etica ci appartiene, tranne quella del commercio. Non esistono più le virtù, non esiste più il coraggio, non esiste più la grandezza d’animo, non esiste più quella capacità solamente umana di porsi davanti al destino e di affrontarlo. È il caos che ci sbatacchia di qua e di là, e l’unica àncora di salvezza che ci viene offerta è quella della tecnologia.

Photo by SERHAT TUu011e on Pexels.com

La lezione che il mondo non ha imparato dalla Bosnia

A trent’anni dall’inizio del conflitto più sanguinoso e terribile dalla seconda guerra mondiale, potremmo e dovremmo ripensare alle dinamiche che portarono a quelle atrocità disumane, perché sono sempre le stesse: le stesse di oggi in Ucraina, le stesse che muovono le guerre di tutto il mondo.

Speri sempre che, non essendo una minaccia per nessuno, non ti uccidano e ti liberino il giorno dopo.

Pensi che vuoi vivere e rivedere la tua famiglia, è il modo di pensare degli esseri umani.

Quando ti ritrovi in una situazione simile e sai che non hai fatto niente di male, pensi che il mondo farà qualcosa per aiutarti. Ma naturalmente non funziona così.

Kemal Pervanic

https://www.internazionale.it/video/2016/12/21/bosnia-lezione-mondo

Photo by Markus Winkler on Pexels.com

Guerra e testosterone

Dalla pagina di Luca Paladini:

È stato verso mezzanotte su la7.

Dopo un documento straordinario che ha raccontato a cosa si è ridotta la vita degli afgani in balia dei talebani, Francesca Mannocchi che ripartirà per Kiev nei prossimi giorni ha sentito di dover aggiungere una cosa sulla guerra in corso ma non quella sul campo di battaglia.

Quella delle dichiarazioni sui tavoli istituzionali, quella guardando fisso in telecamera o davanti a un taccuino.

“C’è troppo testosterone”.

E seppur lapidario l’ho trovato un commento molto esaustivo.

Senza dimenticarsi neanche per un secondo che gli invasori sono i russi e gli invasi gli ucraini, intorno si è sdoganato un linguaggio celodurista che ha reso l’opzione nucleare, una delle tante sul campo. Una cosa di cui si può tranquillamente conversare.

Roba da maschi che giocano a fare a chi ce l’ha più lungo, con di mezzo le nostre vite.

Eh già, la guerra è questione da uomini. Gli strizzacervelli hanno un bell’elucubrare sulle dinamiche mentali dei potenti, indagandone i più reconditi istinti. Eppure tutto si risolve in un moto ancestrale di predominio sull’altro, che milioni di anni di evoluzione non sono riusciti a estirpare.

Il diritto di dissentire

Stamattina leggevo su Domani un editoriale del politologo Salvatore Vassallo. Sono rimasta sinceramente perplessa dal paragone che fa tra chi vede di cattivo occhio l’invio di armi agli ucraini e i complottisti no-vax del covid.

A quanto pare, sostenere che la NATO sia una concausa di questa guerra equivale a dire che il covid è stato liberato con il preciso scopo di instaurare il NWO, che i vaccini hanno i microchip ecc ecc.

Io non riesco a trovare un nesso logico, in questo ragionamento.

Ho paura che, similmente a quanto fanno i salottari da tv, che fino a ieri si riempivano la bocca di vuote e deleterie parole virali e oggi hanno lasciato il posto ancora caldo a sedicenti esperti di geopolitica (leggi Orsini), il pensiero che vuole essere fatto passare per dominante e politicamente corretto è ugualmente pericoloso.

Si può essere contro l’invio di armi e contemporaneamente contro l’aggressione. Si può ricordare che, se pure la NATO non c’entri, la situazione ucraina non era esattamente paradisiaca fino a un mese fa. Si può faticosamente farsi un’opinione in merito, cercando nei libri e nelle poche voci autorevoli della stampa. Si può ribadire il proprio diritto a esprimere il giusto disappunto di fronte a una politica cieca, che fino a ieri preferiva non vedere il volto di colui col quale faceva affari a cui oggi non può permettersi di sottrarsi.

Quindi, questo editoriale di oggi, come un altro di ieri a diversa firma e su altra testata, mi fanno sempre più propendere verso un’avversione alla retorica giustificatrice a reti unificate.

foto repertorio ANSA

Perché Zelensky ha paragonato Genova a Mariupol

Non c’è che dire, lo studia bene il copione. A seconda del pubblico a cui deve rivolgersi!

Durante il discorso tenuto davanti alle due Camere oggi nell’Aula di Montecitorio, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha citato Genova paragonandola a Mariupol. Scopriamo il riferimento storico che tristemente accomuna le due città portuali.

Perché Zelensky ha paragonato Genova a Mariupol

Propaganda Life. Toni Capuozzo

Articolo di Toni Capuozzo, dalla sua pagina Facebook. Lui, che di guerre ne ha viste tante, può permettersi di esprimere opinioni che fanno riflettere e non schierarsi da una parte o dall’altra. Per questo lo condivido interamente.


Ci sono due propagande. Sì, però l’una è la propaganda dell’aggressore, connaturata a un regime. L’altra è la propaganda dell’aggredito, che pur di resistere e invocare aiuto deve spararla un po’ grossa. Vero, ma l’audience israeliana, che purtroppo di Storia ne ha patita, non ha abboccato al paragone tra Putin e Hitler, e al genocidio degli ucraini. E’ guerra, e mettere in conto la propaganda non vuol dire mettere tutto sullo stesso piano, confondere e confondersi: vuol dire semplicemente non cascarci. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha firmato un decreto in cui accorpa tutti i canali televisivi nazionali in una singola piattaforma, citando l’importanza di “una politica d’informazione unificata” sotto la legge marziale: lo riporta l’agenzia di stampa Reuters..
Adesso che la guerra si è incistata, e minaccia davvero di durare, la propaganda si è affilata, da entrambe le parti. Tra l’aggressore, ma anche tra l’aggredito. La Russia fa spot in cui i manifestanti non vengono trascinati in commissariato ma si mettono sottobraccio ai poliziotti per formare una Z. L’Ucraina rifà del buon vecchio rock, come vediamo. Va peggio quando la propaganda diventa cronaca. Leggiamo di violenze sessuali dei soldati russi. Ci vengono in mente i numeri delle violenze nella Germania che veniva liberata dal nazismo, o gli stupri etnici dei Balcani: possiamo escluderlo ? Possiamo escludere che una nonna abbia fatto fuori 8 soldati russi con una torta avvelenata ? Che una massaia abbia abbattuto un drone con un vasetto di cetrioli sottaceto ? Ci sono notizie che non diventano tali. Come quel conduttore della televisione ucraina che ha citato esplicitamente Eichmann sostenendo la necessità di uccidere i bambini del nemico, prima che diventino vendicatori. Certo, rovinerebbe il No pasaràn. Non fa notizia la diserzione di un estremista di destra americano dalla legione dei volontari: racconta che sequestrano loro i passaporti. Ci sono almeno tremila passaporti statunitensi nei cassetti. Ovviamente c’è propaganda nel guardare al mondo, e a come si schiera: Boris Johnson che dice che la Brexit è simile alla resistenza ucraina -amore per la libertà – passa inosservato. Se un attore sconosciuto si pronuncia in modo gradito, megafono, se Nikita Michalkov si esprime per Putin, gli oci cjornie, gli occhi neri, restano chiusi.
E’ peggio, la propaganda, quando riguarda i civili : la ricerca infinita dei morti nel Teatro di Mariupol, l’eterna domanda: bombardamento sbagliato, ricerca volontaria del civile da punire perché più facile, in guerra a chi capita capita, e del resto hanno distribuito le armi ai civili, o scudo umano da esibire , quando lo scudo si spezza, allo sdegno del mondo e alla domanda di nuove armi ? O solo prezzo inevitabile, senza bandiera, dell’orrore di una guerra urbana ? Vale anche per i deportati. Ho visto filmati di persone fuggite da Mariupol verso le zone “russe” che raccontano di essere state trattenute a forza in città, dal battaglione Azov che occupava i loro appartamenti per farne postazioni. E’ impossibile ? Sembra vero che ci siano treni carichi di morti russi che viaggiano nella notte. Ed è logico che li nascondano alla propria opinione pubblica, e i nemici se potessero pubblicherebbero orario di partenza e di arrivo. Ma è credibile che siano morti ormai migliaia di russi e i numero dei morti civili sono grazie a Dio bassissimi, nonostante i russi siano crudeli e bombardino le camere da letto dei bambini ? E’ normale che non si veda mai, anche se i giornalisti e i fotografi sono tutti o quasi dal lato ucraino, un morto militare ucraino ? Li ho visti per la prima volta ieri sera, nel programma di Massimo Giletti, spintosi lodevolmente fino a Odessa. Ma il senso di quel mostrare era: dateci la no fly zone. E l’assedio di Kiev, di cui non si vantano i russi ma di cui si lamentano gli ucraini, che assedio è se i leader di Slovenia, Repubblica Ceca e Polonia arrivano in città in treno ? Se funzionano i telefonini, e c’è acqua e corrente elettrica: è il primo assedio soft della mia vita. Bisogna continuare a guardare, ad aiutare, a cercare di capire, ma senza rinunciare a ragionare. In Russia sono pochi quelli che si sottraggono alla propaganda. E in Occidente ? Il giorno in cui diremo tra noi e noi questo è troppo, non posso limitarmi a lanciare salvagente, a soccorrere naufraghi, devo buttarmi in acqua, il giorno in cui diremo più armi, il giorno in cui coerenza ci porterà a dire no fly zone, sarà tardi per chiedercelo,. L’unica cosa in cui si può credere sono le foto dei carri armati bruciati, e i volti dei civili che fuggono. Per quanto la propaganda di entrambi, aggressore e aggredito, ci inzuppi il pane quotidiano, sono la nuda sostanza della guerra, e non mentono. Hanno il mistero definitivo della morte, quelle Z sulle carcasse fumanti, e la solitudine senza tempo del dolore che ti porti dietro come un povero fagotto. Lì non conta la geopolitica, né il prender parte dei politici, né la chiacchiera di noi giornalisti, sul campo o in studio, è brusio. Ci sono solo quelle facce impietrite e quei ferri ritorti. Dicono poco, a volte niente, e dicono tutto.

Toni Capuozzo

L’invasione dell’Ucraina e il paradosso Rangeloni (BUTAC)

Dato che è sempre cosa buona e giusta allenare il pensiero critico, dare un’occhiata di tanto in tanto a siti come BUTAC può fare soltanto bene.

Questo che vi linko è un articolo interessante, su un giovane italiano che ha deciso di andare in Donbass a “cercare la verità”.

La sua missione: essere un reporter indipendente, una voce fuori dal coro che racconta la guerra dal fronte.

Le tante facce della verità

Chi cerca di informarsi, al giorno d’oggi, fa una fatica immane a trovare informazioni valide e non faziose. La narrazione dei media italiani, o forse occidentali tutti, è pericolosamente a senso unico. Praticamente non poi così diversa dalla famosa propaganda russa, solo in chiave ucraina.

Sento il dovere di specificare che condanno l’invasione russa di uno stato sovrano. Così come ho condannato, negli anni, tutte le altre invasioni, tra cui le tante targate U.S.A.

Ho voluto raccogliere in questo articolo entrambe le voci che raccontano le verità di questa guerra. I video presenti su YouTube non so per quanto lo saranno ancora, vista la censura imperante russofobica. Il mio consiglio è di guardarli, prima che spariscano. Guardate anche quello su Netflix, se potete. Si tratta della narrazione ufficiale dei fatti di Piazza Maidan del 2014-15. Perché è allora che è iniziata la guerra. Una guerra a cui l’Occidente ha preferito non pensare, per cui non s’è indignato come sta facendo oggi. Eppure sono OTTO ANNI che è in atto. Sono morte 14000 persone, dice l’OSCE.

Vi linko anche il video all’intervista che Oliver Stone fece a Putin, nel 2015, e un paio di articoli interessanti: il punto di vista dello stesso Stone, sulla mossa di Putin e i consigli (che di solito apprezzo) di Maura Gancitano e Andrea Colamedici, che qui, però, tendono a essere di parte. Quando qualsiasi cosa dica o faccia si accusa Lilin di essere filoputiniano, non solo si fraintendono le sue parole, ma non si vuole proprio ascoltare. Per me sono chiare come il sole. E il documentario dove parla per la prima mezz’ora, insieme a quello francese, sono una testimonianza di voci nascoste dall’omertà mediatica che solo qualche coraggioso reporter ha deciso di raccontare.

Che idea mi sono fatta io?(Il condizionale è d’obbligo)

Sono propensa a credere che i fatti di Piazza Maidan potrebbero essere stati strumentalizzati. Non nego che i giovani ucraini vedessero l’Europa come un futuro di libertà e diritti garantiti, dico che magari quella manifestazione nata come democratica e pacifica potrebbe essere stata presa come pretesto per destabilizzare un Paese. Ciò spiegherebbe, allora, il massacro di Odessa, dove 70 persone russofone -che protestavano per l’abolizione della legge che vedeva il russo come seconda lingua ufficiale- furono arse vive in un palazzo dato alle fiamme con le molotov dai manifestanti. E spiegherebbe le parole del presidente di turno, Porošenko, che disse in TV: ” I nostri bambini dell’Ovest andranno a scuola. Quelli dell’Est si rintaneranno nelle cantine!” (è nel video Donbass 2016). Tutto questo è di una gravità inaudita e ancor peggiore è il silenzio della stampa occidentale, o la sua voce univoca che suona paurosamente schiava del potere. Tale e quale a quella russa contro la quale oggi si batte a suon di titoloni. Nessuno ci parla del Donbass, oggi. Nessuno ci parla dei crimini del battaglione Azov, regolarmente schierato nell’esercito ucraino. Un giornalista che si rispetti non dovrebbe garantire la pluralità dell’informazione?

Non è più possibile informarsi leggendo un giornale, o peggio ancora guardando il TG. Anzi, non credo lo sia mai stato. Ascoltate più voci, ragionate, fatevi una vostra idea. E non credete a niente, dubitate di tutto, anche delle conclusioni che traete. La verità ha molte facce e tante voci.

  • Il primo video che ho visto. Parla alla pancia: emotivo, coinvolgente, eroico. I giovani ucraini che si ribellano per la libertà, che ha il colore della bandiera europea. Una rivoluzione del popolo, costata sangue innocente, che ha portato alla fuga dell’allora presidente Yanukovich.
I fatti di Piazza Maidan, narrazione ufficiale

  • Secondo video guardato. I fatti di Maidan visti con occhio critico e con un ampio sguardo alle questioni geopolitiche (forse) scatenanti.
Piazza Maidan, un altro punto di vista

  • L’inferno del Donbass. I testimoni sul campo. Le voci della gente comune.
Documentario in Donbass, giornalisti francesi
Il Donbass raccontanto da voci italiane

  • Oliver Stone. Intervista a Putin, 2015.
Intervista a Putin, di Oliver Stone.2015

  • Intervista a Oliver Stone, sulla guerra in atto.

https://popcorntv.it/people/oliver-stone-guerra-ucraina-putin-ha-sbagliato-a-invadere/70368?fbclid=IwAR0oTA5wpUXJwxNurPBodFW3OkKW3c3LlmyU8TQpQNmcQkGAfB9ARjbTcV4

  • Articolo di Maura Gancitano e Andrea Colamedici con cosigli di lettura e visione.

Incubo atomico (2)

https://m.cronachemaceratesi.it/2022/03/13/psicosi-guerra-nucleare-corsa-agli-integratori-di-iodio/1619402/

Non so nel resto d’Italia, ma nella mia regione, le Marche, è già scoppiata la psicosi.

Incetta di farina, zucchero, pasta e pasticche di iodio! C’è gente che si sta informando su come riadattare la cantina a bunker!!

Poveri noi. Come se, quando rimettessi il naso fuori, il pericolo fosse passato!

A niente vale informare questi sprovveduti che abbiamo un piano di emergenza nucleare, che le tanto accaparrate pasticche vanno prese al momento giusto, dando priorità ai bambini. Tanto non ascoltano.

Io vorrei capire come fa una persona a rifiutare qualsiasi linea guida ufficiale e ostinarsi, spesso con risultati tragici (vedi Covid) a fare di testa propria.

In attesa di studi sociologici, rimarrà un mistero.

L’inutilità della guerra

“La guerra è guerra, cioè una sciagura senza attenuanti, complicata di imbecillità senza limiti (pretende di conseguire il bene con il male, di curare un malato uccidendolo), ed è tale sia se combattuta dagli amici sia se combattuta dagli avversari. Questo perciò è da stabilire: la guerra è un male: dunque non è lecito muoverla”

Igino Giordani