Novant’anni: a scuola di vita

Non si diventa vecchi quando si compiono tanti anni, ma si diventa vecchi quando si perde la speranza.

Domenico Villone è una persona meravigliosa, positiva, energica, solare. Quando ha compiuto ottant’anni ha deciso di coronare il suo sogno: laurearsi. Si è iscritto alla facoltà di psicologia e quattro anni dopo ne è uscito con la sua pergamena in mano.

La sua tesi verteva proprio sull’autobiografia come strumento di autoanalisi. Ed ecco, dunque, questo libro, che ci accompagna lungo l’arco della sua vita, narrata con la stessa ferma dolcezza che traspare dai suoi occhi.

Domenico racconta aneddoti e vicissitudini senza mai cadere nell’autoindulgenza o nella scontata autocritica di cui a volte abbondano i memoriali. Il suo è un racconto semplice, come una chiacchierata tra amici che si ritrovano dopo tanto tempo, magari davanti a un caffè. Ci parla dei suoi ricordi con la lucida obiettività di chi ha compreso il segreto della vita: l’amore.

L’amore che lo lega a sua moglie Gladys, a cui la vita non ha risparmiato sofferenze, l’amore per i suoi figli, ma soprattutto l’amore che nasce dalla profonda comprensione del nostro ruolo di esseri umani.

Anche nelle pagine dove rammenta la guerra e lo sfollamento a Loreto, quello che ci commuove non è l’amarezza di quei giorni ma la speranza che sopravvive ugualmente, nonostante la follia del mondo.

Questo libro fa bene. E’ da leggere per imparare ad essere consapevoli di cosa è veramente importante, in questo esistere che troppo spesso sentiamo vuoto e senza senso. E’ da custodire e sfogliare ogni volta che lo sconforto ci coglie o l’amarezza prende il sopravvento.

Sono onorata di aver conosciuto quest’uomo e gli auguro tantissimi anni ancora su questa Terra, dove cammina regalando un sorriso a chiunque lo colga.