Prima dell’apocalisse

Lo descrivo con tre aggettivi: spiazzante, inquietante, allucinante.

Possiamo affermare senza alcun dubbio che tutto ciò che ci circonda è REALE? E noi? Siamo davvero reali?

Queste sono domande che rischiano di trascinarci in un vortice pericoloso e l’unica nostra speranza risiede in qualche meccanismo di autoconservazione che a un certo punto ci spinga ad archiviarle sotto la voce “assurdità”.

Si parla molto di reti neurali, di intelligenza artificiale sempre più presente nel nostro quotidiano per agevolarci in più modi, ma chi è nel settore sa anche che la singolarità, al momento soltanto ipotizzata, potrebbe pure realizzarsi, se l’uomo continua imperterrito a giocare a impersonare “dio”.

Ignoriamo troppi meccanismi del nostro cervello, figuriamoci quanto poco sappiamo della nostra mente che ne è il frutto. Fino a che punto ci spingeremo ma, soprattutto, saremo in grado di dire “Basta” , accecati dal nostro delirio di onnipotenza?

Le scoperte tecnologiche si susseguono a ritmo serrato. Paragonati ai millenni di evoluzione umana, gli ultimi due secoli (e chissà cosa ci aspetta in quello attuale) sono un concentrato esplosivo di crescita esponenziale. A qualche occhio disilluso il nostro potrebbe sembrare il proliferare di una metastasi nel magnifico organismo terrestre. Sinceramente, non avrebbe tutti i torti.

Siamo l’unico animale che gode nell’autodistruzione, ci sguazza e persevera nel trovare mezzi sempre più letali per cancellare la propria vita dalla superficie del pianeta.

Gli interrogativi che questo libro solleva, al di là della storia al cardiopalma, sono sacrosanti e legittimi; perché a volte anche un’opera di fantasia può servire a far prendere coscienza di un pericolo non così tanto remoto come si crede.

La voce delle cose perdute

Chi l’ha detto che le favole sono soltanto per bambini? Questo romanzo, d’esordio tra l’altro, è una storia che d’incanto ne ha da vendere.

Un bambino speciale, un negozio di dolci e un libro magico da ritrovare: questi sono gli ingredienti di una trama che mi ha fatto sognare, immalinconire e trepidare tutto il tempo.

La ricerca del piccolo Walter si trasforma in un percorso di consapevolezza e di crescita e, infine, di rinascita. Giunti all’epilogo ho gioito con lui e ho girato l’ultima pagina con un sorriso.

Sophie Chen Keller ha indubbiamente la stoffa per regalarci tanti bei libri in cui perderci.

Consigliatissimo, dunque, a chi ha voglia di sognare un po’, tornando per un attimo bambino e a chi ama i racconti che lasciano addosso una bellissima sensazione di positività.