I libri che ho conservato.

Ho donato il 98% dei miei libri, per lo più saggi e romanzi.

C’è ancora un margine di miglioramento, perché ho tenuto i Martin nella ormai patetica speranza che gli ultimi due volumi delle Cronache del ghiaccio e del fuoco vedano la luce.

Alla fine, mi sono detta, quali libri porterei con me in una valigia se dovessi partire per sempre? E, presto fatto, la scelta si è ridotta a pochi titoli.

Dunque salverei i testi buddhisti, tra tutti Il nobile ottuplice sentiero di Bodhi Bikku e tra i romanzi Siddharta.

Per quanto riguarda Clarissa Pinkola Estes, ora come ora terrei La danza delle grandi madri, perché giunta alla mezza età, le mie corse con i lupi sono bell’e finite. Ora camminiamo insieme. Quel libro magnifico però merita di essere donato attentamente, non si può lasciare in una casetta sperando che trovi il giusto qualcuno che lo apprezzi. Ho quindi deciso di regalarlo a una mia nipote ventenne, con l’augurio che le sia d’aiuto ancor più di quanto lo sia stato per me, che lo lessi a trent’anni.

Centro del riuso

Una delle poche cose belle e che funzionano nella mia città è il centro del riuso: un punto di raccolta per tutti gli oggetti piccoli e grandi di cui ti liberi donando ad altri la possibilità di usufruirne.

Mentre prima l’alternativa era cercare un mercatino dell’usato o, peggio ancora, recarsi all’isola ecologica, da quando c’è questo centro è più semplice e anche gratificante dar via le proprie cose.

Io ho portato quintali di roba, perché in effetti pesano tutto quello che doni.

Stamattina, ennesimo viaggio per lasciare qualche oggetto di cucina: un servizio competo di piatti da sei, varie salsiere, qualche vassoio e delle ciotole e pure un’affettatrice che giaceva in dispensa da anni ormai inutilizzata. Era scampata al decluttering dell’anno scorso e la mia regola è che se in un anno non hai mai usato qualcosa, devi assolutamente liberartene. Sinceramente, a che mi servivano dodici coperti? Non ho mai avuto tanti ospiti in casa e vi dirò che dopo due anni di covid ho perso del tutto la voglia di cucinare per altri. Tanto più che sono vegana e ho abbandonatola concezione dei pasti come momento di ritrovo e socializzazione. Anche perché sono circondata da onnivori. Magari, avessi a tavola almeno dei vegetariani, ritroverei il gusto di preparare qualcosa che non sia per me soltanto. Comunque sia, è proprio vero che si trova sempre qualcosa da smaltire, volendo. La mia cucina è riuscita a stupirmi. Ero convinta di aver già dato tutto e invece.

Altre due borse di libri sono andate a una libreria amica, felicissima di ritirare l’usato. Sapere che altri si godranno la lettura di qualche romanzo di Murakami, o La torre nera di King mi rende felice. Per i libri la mia regola è: se non lo rileggi, donalo ad altri. Ho ridotto la mia libreria dell’ 80%. In formato cartaceo acquisterò qualche saggio da consultazione, scomodo nella versione digitale. Per il resto, w gli e-book!

parte della mia “vecchia” libreria

Minimalismo/ digital e social decluttering.

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Non so se avete sentito parlare di questa “corrente” tanto in voga negli ultimi anni, quella del less is more, per intenderci. Il minimalismo va a braccetto col decluttering, ma non necessariamente chi periodicamente svuota casa poi vive come un minimalista. C’è chi lo trova estremamente liberatorio e vorrebbe sempre perfezionarsi, come me, e chi inorridisce al solo pensiero di rinunciare a della roba. Sarà che a forza di leggere testi sul buddhismo e sul Tao ho iniziato da un po’ ad assimilare il concetto d’impermanenza e di vuoto, ma devo proprio ammettere che c’è tanta libertà nel lasciar andare le cose.

Dopo la catarsi del proprio spazio vitale, eliminando il superfluo (che TUTTI abbiamo, basta cercarlo. È assurda la quantità di roba che riusciamo ad accumulare in casa anche senza accorgercene), si respira meglio, ci si sente più leggeri e veramente più liberi. Capisco che non tutti aspirino a questo, c’è chi sostiene di stare da dio nel suo caos di oggetti, ma per chi cerca di semplificare la propria vita, fare spazio nel proprio habitat è il primo passo. Va da sé che chi sente questa necessità andrà oltre il semplice riordino e porterà questa sensazione di liberazione a un livello successivo, semplificando altri aspetti della propria quotidianità e della propria vita.

Comprendere che anche la nostra mente ha bisogno di un radicale decluttering è fondamentale. Non ce ne rendiamo conto ma ogni giorno veniamo bombardati da informazioni, spesso non richieste, che intossicano il nostro cervello.

Lo scrolling selvaggio delle home di Facebook, Twitter, Instagram, è tutto inutile caos che ci danneggia inconsapevolmente. Aprire le news ogni ora è ancora più tossico.

Ecco allora la necessità di curare la nostra attenzione esattamente come curiamo la nostra casa. Il decluttering digitale è un vero e proprio atto d’amore verso se stessi.

  • Primo step: riportare il telefono al suo uso originale. In casa, adibirgli un posto, tipo un vassoio o una mensola e lasciarlo lì. Disattivare tutte le notifiche, rispondere soltanto alle chiamate ed eventualmente ai messaggi. Vi assicuro che vi stupirete del silenzio e della tranquillità che già così facendo si crea.
  • Secondo step: disinstallare tutte le app non utilizzate negli ultimi tre mesi. Se non l’avete fatto è perché non vi servono.
  • Quarto step: pulizia dei social. Chiedetevi sinceramente: “Questo social mi dà gioia?” e agite di conseguenza. Io ad esempio odio Facebook, mi provoca stress e rabbia ed è il primo che ho fatto fuori. Instagram non se la passa meglio, mi genera ansia. Twitter, semplicemente non lo uso.

Quinto step: controllate le news una volta al giorno, massimo due. E mai prima di andare a dormire. Questo per me è stato il passo più difficile, perché ero solita cercare notizie praticamente ogni ora.

Tutto questo può sembrare difficile ma vi accorgerete della vostra dipendenza digitale e del successivo miglioramento della stessa dopo pochi giorni.

Contemporaneamente, vi sentirete meglio. Più presenti, meno distratti, più centrati.

Prossimamente vi parlerò di altri modi per predersi cura del proprio benessere. Piccole azioni che messe in atto producono un sostanziale miglioramento in noi stessi.

Decluttering

Periodicamente mi dedico a riordinare e selezionare gli oggetti presenti in casa e puntualmente mi ritrovo con una mole non indifferente di roba da destinare al centro del riuso, alla libreria solidale e anche all’isola ecologica.

Il decluttering di questi giorni riguarda principalemente oggettistica e libri.

C’era un tempo in cui pensavo che dai miei libri non mi sarei mai e poi mai separata, e invece ho capito che, alla fine, l’importante è conservare quelli che hanno un significato speciale per me, quelli che magari mi accompagnano da gran parte della vita. Ecco, a quei titoli non so se un giorno saprò rinunciare per donarli ad altri che magari potranno conoscerli e apprezzarli. Per ora mi accontento della pulizia dei romanzi contemporanei e fantascientifici, più vari volumi di roba spirituale (tanti di Osho) che sicuramente troveranno lidi migliori fuori da casa mia.

Queste pulizie all’apparenza un po’ drastiche sono in realtà molto salutari. Alleggeriscono non solo l’ambiente quotidiano ma anche lo spirito. Alla fine, ci si sente soddisfatti e più leggeri. In fondo, diceva un saggio: “le cose che hai finiscono col possederti.

Ci sono vari metodi di riordino, su youtube c’è letteralmente un mare di video da cui trarre ispirazione. Si va dal famoso metodo KonMari, alle pulizie svedesi, dal minimalismo al decluttering estremo.

A me, ad esempio, Marie Kondo non piace molto. Non baso quello da tenere e da buttare in base a quanto mi da gioia. Sono molto più pratica, probabilmente seguo inconsapevolmente il metodo svedese, dovrò verificare😁.

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