Bianco o nero

Il modo in cui oggi facciamo circolare idee e parole sui social tende a escludere l’effetto sorpresa: ognuno ripete il copione del suo schieramento.

Jonathan Bazzi

Sabato scorso ho scritto un articolo in per l’ennesima volta davo voce al MIO pensiero, soddisfacendo l’umano bisogno di visibilità, che ribadisce la nostra esistenza. Non l’ho pubblicato. E ho fatto bene. Di solito sono molto più impulsiva e se qualcosa ha imparato a frenarmi è soltanto un progresso.

Non c’è veramente bisogno di continuare a esprimere il proprio punto di vista in merito a qualcosa di così complicato come una guerra, si tenderà sempre e soltanto a essere faziosi e si contribuirà all’alimentazione della dicotomia sociale, già così netta.

Il mio pensare radicale non aiuta me e non serve al mondo.

Certamente, ho sempre le mie opinioni. Che hanno il peso di tutte le altre, da qualsiasi parte pendano. Per rimanere però mentalmente aperti è bene ascoltare tante voci e riconoscere l’illusione che si cela dietro ad ognuna, la propria in primis.

Quello che sento è che esprimere il proprio assenso o dissenso è anche un modo per sfogare,almeno in parte, la propria frustrazione per qualcosa su cui non si ha la minima influenza.

Basta però riflettere sulle miriadi di cose su cui non abbiamo la stessa minima influenza per renderci conto che è qualcosa che non dobbiamo combattere, ma imparare ad accettare.

Come? Guardandosi dentro, osservandosi in tutte le proprie sfumature e contraddizioni, abbandonando per prima cosa il giudizio per noi stessi e dando spazio all’opportunità di considerare tutta la nostra interezza, imperfetta com’è.

La consapevolezza della propria complessità è l’anticamera di quella dell’altro e del mondo. Magari non arriveremo a comprenderlo, ma lo scopo non è capire: è accettare.

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L’unica nostra vera arma è la pace.

Nel protestare contro una guerra, possiamo credere di essere una persona pacifica, un vero rappresentante della pace, ma questa nostra presunzione non sempre corrisponde alla realtà.
Osservando in profondità ci accorgiamo che le radici della guerra sono presenti nel nostro stile di vita privo di consapevolezza. Se noi non siamo in pace, non possiamo fare niente per la pace.

Thich Nhat Hanh – L’unica nostra vera arma è la pace

Karma familiare? Ma anche no!

Partiamo da un’evidenza: madri psicologicamente disturbate cresceranno figli psicologicamente disturbati. Una volta fatto il danno, occorre diventare consapevoli della sua entità.

Se avessi saputo prima del mio disturbo, non credo che avrei messo al mondo un figlio. Magari questo valesse anche per mia madre, che di figli ( PURTROPPO) ne ha fatti addirittura due. La mia genitrice è totalmente inconsapevole di quanto ha danneggiato la sua prole. Vive in costante, eterna negazione. Affoga nel vittimismo e nel rancore che l’accompagna da sempre.

Io, dal mio canto, desideravo tanto avere un figlio e ovviamente desideravo per lui tutto il bene del mondo. Ho cercato VERAMENTE di fare del mio meglio ma non sempre basta. Quando manca l’intelligenza emotiva, quando manca un EQUILIBRIO EMOTIVO, e si è incapaci di averlo perché ci hanno precluso nella primissima infanzia uno sviluppo normale, inevitabilmente si faranno danni, anche pesanti.

E così adesso siamo in due: madre e figlio con disturbo della personalità diagnosticati, seppur diversi. La sensazione che emerge, tra il senso di colpa e l’angoscia, è paragonabile a quella di scalare una montagna di sassi e ad ogni passo ricadere giù.

Quindi, concludendo, non mi si venga più a parlare di “karma familiare” e altre stramberie! Chi lo fa ci sta danneggiando! Non esiste il karma familiare ma soltanto traumi non elaborati che, anche se in modi diversi, sono destinati a ripetersi!

Diventare consapevoli del problema è il primo passo per iniziare a risolverlo. Non sarà per niente facile, ma ci si può riuscire. Con l’aiuto adatto e qualificato.

Una ricerca che è un viaggio

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Alcuni nascono con sistemi immunitari spirituali.
Prima o poi si accorgono che la visione del mondo è illusoria ed è innestata su di loro dalla nascita attraverso il condizionamento sociale.
Cominciano a percepire che qualcosa non va e iniziano a cercare risposte.
Cercano, ricercano e scoprono che esistono lati della realtà di cui gli altri non sono del tutto consapevoli.
È così che inizia il loro viaggio di risveglio.
Ogni passo del viaggio, viene compiuto seguendo il cuore invece di seguire la folla e scegliendo la conoscenza al di sopra dei veli dell’ignoranza.

Henri Bergson

Vivere con il cobra. Un insegnamento buddhista.

Se vuoi seguire questa pratica, ricorda di trattare tutte le varie attività della mente, quelle che ti piacciono e quelle che non ti piacciono, come tratteresti un cobra. Il cobra è un serpente estremamente velenoso, tanto velenoso che il suo morso può essere letale. Lo stesso è per i nostri stati d’animo; gli stati d’animo che ci piacciono sono velenosi, quelli che non ci piacciono sono ugualmente velenosi. Essi impediscono alla nostra mente di essere libera e ostacolano la comprensione della Verità così come è stata insegnata dal Buddha.

https://santacittarama.org/2019/08/12/vivere-con-il-cobra/