L’acqua del lago non è mai dolce

Candidato al Premio Strega 2021, il libro di Giulia Camminiti ha tutte le carte in regola per aggiudicarselo.

Con una scrittura netta e incisiva, ci viene presentata Antonia, madre di quattro figli, un marito invalido, che lotta da tutta la vita con una perseveranza invidiabile seppure nata dalla sublimazione della rabbia o della poco rassegnata accettazione della realtà. Antonia col suo esempio sembra gridare al mondo: “Questa vita fa schifo ed è ingiusta ma io farò in modo di farla funzionare meglio che posso!”.

Diversi sono i suoi ragazzi. Il primo, nato da una precedente relazione, si dimostrerà essenzialmente a lei antagonista, salvo poi recuperare il rapporto inaspettatamente sul finale. Gli ultimi nati, gemelli, sembrano rinsaldare ogni giorno la loro vicinanza con la quale arginare il carattere travolgente di questa madre ingombrante, tassativa, che tira dritto per la sua strada e non ammette deviazioni altrui.

È la secondogenita la prima attrice di questa storia, che da un’infanzia di ristrettezze e limitazioni, costretta a misurarsi ogni giorno con la difficoltà e , di contro, con l’agiatezza di quanti la circondano, trova un modo suo di reagire all’ingiustizia e sviluppa un carattere pericoloso, tendente alla psicopatia. Non si riesce ad affezionarsi a questa ragazza, anche se si può ben comprendere la rabbia che la devasta.

È un libro difficile, questo. Scritto in maniera impeccabile ma duro da morire. Non affrontate una lettura così senza mettere in conto un bel po’ di fastidio e amarezza.