L’Atlantide

Questo libro compariva nella bibliografia di uno a me molto caro. Ho provato a cercarlo, l’ho trovato e letto via via con sempre più entusiasmo.

Del mito di Atlantide si parla da sempre, ma Merezkovskij lo mostra in un’ottica differente, in un parallelismo tra antico e nuovo, tra “preistoria” e “storia”, come lui stesso afferma, tra l’umanità antidiluviana e quella “moderna”. Lo scritto è molto vecchio, a ridosso della seconda guerra mondiale, eppure tra le sue righe si trova tanto da potersi riferire all’epoca attuale perché l’uomo, in fondo, non impara mai.

La luce fu mostrata nelle tenebre, ma gli uomini amarono le tenebre più della luce; fu dato l’antidoto, ma gli uomini scelsero il veleno.

La fine di Atlantide è la fine dell’umanità, che dimenticò la Pace e scelse la Guerra: fine che è destinata a ripetersi, come ciclicamente accadde , nel corso delle ere ( stessa conclusione di Graham Hancock, ne “Il ritorno degli Dei”).

Tuttavia, questo prezioso testo illustra anche i collegamenti e le straordinarie similitudini, se non vere e proprie somiglianze, tra i più distanti popoli del mondo, (ricordando, se non fosse per il lirismo, i vecchi scritti di Peter Kolosimo):

La piccola stirpe dei Baschi, chiusa nei Pirenei, parla una lingua che non somiglia a nessun’altra lingua d’Europa, d’Africa e d’Asia, ma che somiglia assai alle lingue delle razze sudamericane

e ancora:

La parola greca “phoinix“,”fenicio“, significa “rosso“, “pellerossa“. Così i Greci omerici chiamavano gli emigranti dell’isola di Creta dove abitavano i Pelasgi,[…] “uomini delle Stirpi Marine“, affini ai Libici nell’ Africa settentrionale, ai Liguri in Italia, agli Iberi in Spagna[…]. Tutte queste, a giudicare dalle pitture murali egizie e della Creta di Minosse, sono “pellirosse“, imberbi, come i Toltechi e gli Aztechi del Messico precolombiano.

sostenendo la tesi di Atlantide come trait d’union tra l’Europa e l’ America .

In effetti, circa 20.000 anni fa, proprio sulle coste europee dell’ Atlantico comparvero “improvvisamente e chissà donde ” i Cro-Magnon: fisicamente e spiritualmente superiori ; organizzatisi in una serie di colonie lungo tutta la via mediterraneo/atlantica e presentando “un legame molteplice- nella lingua, nella foggia di vestire, nel cranio , nel colore della pelle, nella religione – “da un lato con le razze dell’ America e dall’altro con i Guanci (delle Canarie) ,come se fosse crollato un ponte continentale attraverso l’Atlantico.

Di “carne al fuoco” Merežkovskij ne ha messa tanta (d’altronde lo spessore del libro è notevole): partendo dalla diatriba storia/mito, è passato per Enoch e Gesù, ha raccontato il Diluvio e collegato l’Europa all’America, illustrando la “magia” e la caduta in rovina di un popolo elevato in ogni senso.

Sicuramente a questo autore Russo, uomo di fede e dalla visione non propriamente rosea della vita, va riconosciuto il merito di aver saputo raccontare -attraverso quello che i più considerano un mito- la tragica condizione umana destinata a perpetrare nell’errore e nell’orrore, apparentemente incapace di scegliere il Bene, ossia la Pace, ovvero “Dio”, perché

Come gli Atlanti, ci consideriamo savi nella follia, veggenti nella cecità, “beati” sull’orlo della rovina.

Effettivamente, guardandoci attorno, come potremmo dargli torto? Nei secoli dei secoli la sola costante dell’uomo è la guerra ed è veramente desolante osservare come siamo ciechi e stupidi a non capire l’inutilità di distruggerci a vicenda, oggi come allora, come sempre.