Pausa estiva

Con la recensione di lunedì scorso, le mie letture sono ufficialmente in pausa. Sono immersa da giugno nella rechèrche proustiana e un grande, immenso classico come questo esige una lettura tranquilla, da centellinare in totale relax. Al momento sto per iniziare il terzo volume e questa rilettura si sta mantenendo assolutamente all’altezza delle mie aspettative. Nel mentre, anche perché è difficile girare con un vocabolario in borsa (data la mole dell’opera di Proust), mi fa compagnia anche qualche ebook. Al momento, su kindle, ho Tiziano Terzani, un autore che conosco e apprezzo, con Un indovino mi disse. Credo che sia un libro straconosciuto ma prossimamente vi racconterò comunque le mie impressioni.

Per il resto, ho da affrontare e risolvere qualche grana con me stessa. Sperando di riuscirci e di potervela raccontare, intanto vi auguro di trascorrere questo ultimo mese d’estate in serenità.

La montagna

Un giorno un uomo salì sulla montagna dove si rifugiava un’eremita si rifugiava a meditare, e le chiese:

“Cosa fai in tanta solitudine?”

Al che lei rispose: “Ho un sacco di lavoro da fare.”

“E come fai ad avere così tanto lavoro? …non vedo niente qui…”

“Devo allenare due falchi e due aquile, tranquillizzare due conigli, disciplinare un serpente, motivare un asino e domare un leone.”

“E dove sono? …non li vedo…”

“Li ho dentro. I falchi si lanciano su tutto quello che mi viene presentato, buono o cattivo, devo allenarli a lanciarsi su cose buone. Sono i miei occhi. Le due aquile con i loro artigli feriscono e distruggono, devo insegnare loro a non fare del male. Sono le mie mani. I conigli vogliono andare dove vogliono, scappano dall’affrontare situazioni difficili, devo insegnare loro a stare tranquilli anche se c’è sofferenza o ostacoli. Sono i miei piedi. L’asino è sempre stanco, è testardo, molto spesso non vuole portare il suo peso. È il mio corpo. Il più difficile da domare è il serpente. Anche se è rinchiuso in una gabbia robusta, è sempre pronto a mordere e avvelenare chiunque sia vicino. Devo disciplinarlo. È la mia lingua. Ho anche un leone. Oh… è fiero, vanitoso, crede di essere il re. Devo domarlo. È il mio ego. Come vedi, amico, ho molto lavoro da fare. E tu? A cosa stai lavorando?”.

(Antica leggenda Zen)