La porta dell’Angelo

Non capiva, non comprendeva perché l’uomo dimentica così in fretta il suo passato; perché tutta quella tanto decantata modernità, così futile, così evanescente, priva dello spessore vitale di ciò che si è impresso nella corposità dei secoli, abbia oscurato il vero valore delle cose, la profondità di un sentimento nutrito dal tempo

Enrico Tassetti

Storia, leggenda e mistero sullo sfondo di un piccolo paese intriso di magia: La porta dell’ Angelo è uno dei romanzi di Enrico Tassetti che più ho amato. È anche praticamente introvabile, fino alla prossima ristampa! E la mia copia la conservo più che gelosamente!

Tassetti è un vero maestro nel creare atmosfere che catturano il lettore, che si ritrova immerso nella spirale della trama, vivendo la narrazione e lasciandola a fatica, giunto all’ ultima pagina.

Fortunatamente, un nuovo libro è in arrivo e già pregusto il tuffo in una nuova indimenticabile avventura.

La cura della coscienza umana

Tutti i cambiamenti improvvisi sono il risultato di pensieri inconsapevoli che si sviluppano fino al punto in cui siano pronti a giocare un ruolo di controllo.”

William James

Una delle mie letture attuali. Un testo per comprendere cosa si cela dietro il pensiero di William James e Milton Erikson, utile a comprendere l’enorme contributo apportato alla psicologia moderna.

L’ultimo zar

Per farsi un’idea di chi sia l’uomo che sta distruggendo un Paese e la sua gente, questo libro di Nicolai Lilin è l’ideale.

Chi è Vladimir Putin? Come è diventato il leader del Paese più grande del mondo? In queste pagine troverete risposte ma sappiate che leggendo crescerà in voi una profonda indignazione e anche tanta rabbia.

Una lettura veloce, ottima come primo approccio a testi di maggior spessore, come quelli di Anna Politkovskaja, giornalista della Novaja Gazeta, invisa al “potere” russo ,uccisa mentre rincasava il 7 ottobre 2006.

La mia lettura attuale

Una vita degna di essere vissuta

L’accettazione è l’unica via d’uscita dall’inferno

Marsha Linehan

Torno a parlarvi di libri e, come promesso, lo faccio con Una vita degna di essere vissuta, autobiografia di Marsha Linehan.


Marsha Linehan è una grande psicoterapeuta, colei che ha ideato e messo a punto il metodo DBT: Dialectical behaviour therapy.
Nato per aiutare principalmente i pazienti con tendenze suicide, è usato con successo per il trattamento di numerosi disturbi della personalità, come il disturbo borderline.


Marsha, da ragazza, è stata ricoverata per anni in istituto psichiatrico; diagnosticata come borderline, messa spesso in isolamento per i suoi gravi gesti autolesionistici, racconta questo di sé:
“Sono stata all’inferno. So come ci si sente e voglio aiutare la gente a uscirne.”
Una volta fuori dal manicomio, ha dedicato tutta se stessa allo studio della psicologia e delle varie “correnti” per trovare qualcosa di veramente efficace nel trattamento dei casi più gravi, quelli che nessuno voleva. Parallelamente, esercitando una costante osservazione su di sé, ha iniziato a “curare se stessa”, plasmandosi giorno per giorno, imparando a conoscere e rispettare i propri limiti e a oltrepassare quelli consentiti.


Marsha ha lavorato e faticato enormemente,ha superato gli innumerevoli ostacoli di una classe medica abbastanza restia alle novità e ai cambiamenti; è stata capace di una flessibilità e contemporaneamente di una tenacia incrollabile.

Donna profondamente spirituale, inizialmente cattolica, ha saputo fare evolvere il suo rapporto con “dio” senza mai arrivare a rinnegarlo, nemmeno nei momenti più bui. Pur definendo se stessa “una scienziata”, non ha mai sofferto la dicotomia (per me ancora insanabile) tra fede e scienza e questo è l’aspetto della sua vita che più mi ha colpito.
Ha attraversato diverse fasi, nella sua “relazione” col Divino, ognuna delle quali ha affinato la sua interiorità, mettendola anche in difficoltà, ma mai in dubbio. Presumo che ciò sia segno di un animo maturo, di un cervello che nonostante i disturbi e i farmaci ha riacquistato pienamente le sue facoltà di elaborazione del pensiero. Un gran bel traguardo.


Il suo percorso di autoaffermazione è andato di pari passo a quello lavorativo, creando un intreccio perfettamente funzionale che ha dato come risultato una terapia efficace, in grado di fare la differenza tra un caso “perso” e una guarigione.


Sono grata a Marsha per aver scelto di condividere col mondo la sua storia. Le sue parole, la sua vita, hanno una grande forza a cui chi ha bisogno può attingere, per rialzarsi o anche solo per andare avanti. Quindi, lettura assolutamente consigliata, non solo agli appassionati di psicologia ma a chiunque abbia voglia o bisogno di un esempio di lotta e speranza e, una volta tanto, di vittoria.

La trappola della felicità

È da tanto che non vi parlo di libri. Da quando ho intrapreso la rilettura della rechèrche Proustiana, mi sono decisamente perduta io…Però sto intervallando queste duemila pagine con letture più leggere e di diverso genere. Un titolo che mi sento assolutamente di consigliare è La trappola della felicità .

Perché nella società occidentale del benessere sembriamo tutti stressati, depressi e insoddisfatti (e chi non lo sembra spesso in realtà lo è comunque, solo che finge il contrario)? Perché siamo prigionieri della “trappola della felicità”, un circolo vizioso che ci spinge a dedicare il nostro tempo, la nostra energia, la nostra vita, a una battaglia persa in partenza: quella contro i pensieri e le emozioni negative. Che è poi una battaglia contro la realtà e contro la stessa natura dell’essere umano. Perennemente in lotta, e perennemente sconfitti, dato che il controllo che abbiamo sui nostri pensieri ed emozioni è in realtà infinitamente meno di quanto la nostra cultura voglia farci credere, è inevitabile ritrovarsi spossati, frustrati e delusi di sé e della propria esistenza. In questo libro, Russ Harris ci conduce alla scoperta della nostra personale trappola della felicità, guidandoci a prendere coscienza dei meccanismi mentali che ci tengono prigionieri facendoci ostinare a perseguire chimere impossibili – essenzialmente, avere sempre emozioni e pensieri positivi e mai negativi – e a recuperare la nostra libertà di scegliere e di agire come riteniamo meglio per noi. Ciò è possibile applicando i principi e le tecniche dell’Acceptance and Commitment Therapy, un approccio terapeutico basato sulla mindfulness, diretto a sviluppare la “flessibilità psicologica” che consente di superare i momenti critici e di vivere pienamente il presente muovendosi nella direzione tracciata dai propri valori.

Ricordo ancora il mio stupore quando lessi che la mente umana non è strutturata per elaborare pensieri felici ma bensì per valutare istantaneamente e costantemente pericoli e minacce, anche presunti. Il mio pensiero è subito volato agli amanti del think positive (convinti di cambiare se stessi e il loro mondo) e a tutti quelli che, come me, non l’hanno mai abbracciato percependone l’inganno.

Un’amicizia

Ricordavo Silvia Avallone dai tempi di Acciaio e ho ritrovato con piacere la sua scrittura scevra di fronzoli e diretta come un pugno, all’occorrenza.


Più che un’amicizia, il rapporto tra Eli e Bea sembra una competizione mantenuta ben nascosta dietro l’apparenza. Al pari di un’altra famosa coppia narrata da Elena Ferrante, ci troviamo di fronte due personalità antitetiche e prevaricanti, ognuna alla sua maniera.


Un bel libro, assolutamente, scritto in maniera impeccabile e con una trama narrata superbamente. Resta però il fastidio provocato da un rapporto malsano protrattosi troppo a lungo, per chissà quale motivazione inconscia e reale. Delle due protagoniste si riesce soltanto a intuire quanto nascondono di loro stesse, del mondo interiore che racchiudono e che spesso, violento, tracima e si trasforma in azione. L’introspezione psicologica è curata ma si è preferito approfondire le dinamiche del rapporto piuttosto che le motivazioni non evidenti. Una scelta comunque efficace, che non appesantendo la narrazione ha garantito allo svolgersi dell’azione il ritmo fluido e veloce che richiedeva.

Il peso dei segreti

Acquistato istintivamente, a conferma di come in verità siano i libri a scegliere noi e non viceversa.
Romanzo corale di un’autrice giapponese che ancora non conoscevo. In queste pagine si raccontano vite intrecciate tra loro, segreti inconfessati e inconfessabili.


La scrittura di Aki Shimazaki è paragonabile a pennellate lievi su tela dai colori tenui, accentuati all’occorrenza. Ho ammirato molto la capacità di narrare una storia così impattante con sobria e ineguagliabile eleganza.
Altri avrebbero usato toni più forti, drammatici, a sottolineare i passaggi più gravi, lei invece ha detto tutto il necessario senza addossare al lettore il dolore della narrazione, e per questo la ringrazio.


I segreti che custodiamo a volte riusciamo a portarli con noi fino alla morte, altre ce ne liberiamo prossimi alla fine, incuranti della bomba che sganciamo. Certo è che essi hanno un peso e che anche accantonati e pressoché dimenticati, dentro di noi continuano a vivere di vita propria. Possono avvelenarci lentamente, o corrodere lentamente la nostra fibra. L’ideale sarebbe non averne ma quando la vita stessa ne esige la custodia, possiamo solo attrezzarci al meglio e imparare a conviverci.

Tutto ciò che è sulla terra morirà

Michel Bussi inizialmente scrisse questo libro con uno pseudonimo, perché, come lui stesso afferma nella prefazione, si distaccava dal suo genere e voleva dal pubblico un giudizio non condizionato dalla notorietà del suo nome. Essendo stato accolto con favore, ecco qua questo mattoncino di poco più di seicento pagine fresco fresco di stampa.

La vicenda abbraccia una grande vastità di teorie alternative alla Storia che tutti conosciamo, prendendo principalmente il mito di Noè come spunto per narrare un’avventura mozzafiato. Io che queste teorie le conosco da molti anni, ho comunque apprezzato l’originalità della trama anche se personalmente avrei preferito meno crudezza in molte scene, ma comprendo perfettamente l’esigenza di realismo dell’autore.

Non avendo letto altre sue opere, posso giudicare soltanto questo romanzo e affermare tranquillamente che vale il suo prezzo e il tempo speso a leggerlo. Il talento di uno scrittore, a mio avviso, si misura dal piacere che ti da leggerlo grazie alla scelta accurata dei vocaboli, all’abilità di intrecciarli nei periodi, alla minuziosità con cui tratteggia i personaggi, all’originalità della trama. Insomma, un libro di successo è un’opera completa in tutto e per tutto ed è sempre una gradita sorpresa arrivare all’ultima pagina esclamando: ” Oh, che bella lettura!”.

Purtroppo al giorno d’oggi è sempre più difficile potersi dire pienamente soddisfatti di un libro vista la marea di autopubblicazioni di pseudoscrittori, di retelling anche famosissimi fatti dagli stessi autori per mungere ancora un po’ i lettori affezionati, di influencers ai quali gli editori pubblicherebbero persino la lista della spesa.. Fortunatamente, non in questo caso!

Passaggio in India

Nell’India frammentata tra Islam e Induismo, una vicenda mette in luce il profondo divario tra l’Europa e questa terra variopinta al tempo del colonialismo.


La diversa concezione morale che vede contrapposti Oriente e Occidente si mostra in tutta la sua enormità nel rapporto tra Aziz e Fielding.
L’indiano, profondamente ferito dalle ingiuste accuse mosse a suo carico, non accoglie col sollievo che ci si sarebbe aspettato il suo proscioglimento. Tutto sembra confermare quanto celava nell’animo, nascondendolo pure a se stesso.

Il divario psicologico che separa i due amici sembra divenire incolmabile. Aziz torna a sentirsi “indiano”, come se prima, cedendo alla bontà del suo spirito assecondando il moto d’affetto verso un inglese, avesse rinnegato la sua essenza. Si avverte una triste chiusura, una mancata opportunità di scambio che avrebbe arricchito entrambi.


Mentre tutto fa presagire ad un finale scontato, si intravede uno spiraglio di luce che fa sperare in un futuro migliore dove ci si comprenderà oltre le differenze che ci contraddistinguono.

Un libro che fa riflettere su quanto l’ambiente e la propria cultura di origine siano in grado di plasmare ciò che siamo fino a farci credere tutti irrimediabilmente diversi.

Gente del sud

Una saga familiare bella come poche, a mio modesto avviso, anche più de I Malavoglia. Cinque generazioni di Parlante, dalla fine dell’era borbonica ai nostri giorni.

Ambientato nelle Murge, questo romanzo è uno spaccato di storia, di usi e costumi di gente semplice, lavoratrice, contadina e del suo adattarsi al cambiamento nel corso degli anni. Due grandi guerre, l’avvento del fascismo, la nascita del commercio e della produzione industriale, le prime esportazioni: in queste pagine c’è tutto questo e molto altro ancora.

Cipriano Parlante diventa il protagonista indiscusso di questa appassionante trama: un carattere solido, onesto, fiero ma non scevro da errori e rimorsi che ne accrescono ancor più il valore agli occhi del lettore.

Raffaele Mastrolonardo ci ha regalato un libro meraviglioso, come non se ne leggeva da tanto, troppo tempo. Un intreccio che coinvolge dalla prima all’ultima pagina, una vicenda che si chiude col rimpianto di dover salutare quelli che ormai sono diventati vecchi amici.


La mole dell’opera non deve assolutamente intimorire perché sarà difficile staccarsi dalla lettura una volta iniziata. Ispirato alla storia della sua famiglia e a fatti realmente accaduti nel nostro sud a quei tempi, l’autore ha saputo tessere con maestria la moltitudine di eventi e personaggi, rendendoli vivi e soprattutto facendone partecipe il lettore, emozionandolo fino alla fine.
Consigliatissimo.