Enrico Tassetti

E’ con immenso piacere che ospito e vi presento il mio autore del cuore, colui che con i suoi libri è riuscito a donarmi ciò che nessun altro mi ha mai dato, in tantissimi anni di studio e letture: Enrico Tassetti, di cui ho l’onore di essere concittadina e amica.

Enrico Tassetti è raccoglitore e studioso di quel particolare aspetto del folklore relativo alle leggende e alle storie di paura, è autore dello studio Storie, superstizioni, leggende della campagna civitanovese, pubblicato nel 2004 nel numero 11 della miscellanea Civitanova. Immagini e storie, e del libro Dei fantasmi ed altri strani incontri (storie e leggende della campagna civitanovese), pubblicato nel 2010 e di cui nel 2018 viene pubblicata la seconda edizione, ampliata, dal nuovo titolo Leggende e misteri di Civitanova. È inoltre autore dei romanzi Il segreto della Sibilla pastora (terza edizione, Ventura edizioni, 2018), La porta dell’angelo – la storia segreta di Civitanova (Giaconi Editore, 2015) e Arathia (Giaconi Editore 2018).

Nel 2020 vince il Premio Adriatico, sezione Narrativa.

L’ultimo canto è il suo ultimo romanzo (Edizioni Nisroch, 2020)

(Link biografia http://www.scriptorama.it/i-nostri-autori/enrico-tassetti/)

Enrico non è soltanto un autore di straordinario talento, ma anche un accurato storico, un appassionato ricercatore e soprattutto un’ anima in grado di cogliere la Verità oltre il velo dell’apparenza. La sua scrittura è appassionante e coinvolgente, in grado di emozionare profondamente chi vi si accosta. Ciò che riesce a trasmettere con le sue parole è qualcosa che si può intuire dentro e difficilmente si potrà spiegare; ogni suo libro parla ai cuori, li risveglia e li lascia colmi di amore e speranza. Tutto questo è assai raro e prezioso e spero che in tanti, tantissimi, possiate lasciarvi conquistare dalla sua magia.

E ora, conosciamolo meglio:

Com’è nato il tuo interesse per l’esoterismo?

Esso nasce dalla contemplazione della natura, dal cercare e vedere nelle piccole cose la magia della creazione. Esoterismo nel significato di ciò che è non è palese, che va esplorato per capire la profondità di ogni azione, di ogni istante non fine a se stesso ma partecipe di quella sottile esperienza che travalica il tempo e ogni suo protagonista. Le mie passioni sono le tradizioni popolari e la storia, con tutte le varianti possibili, e credo che esse non possano, nella loro integralità, essere analizzate senza tenere conto del loro lato nascosto: esoterico appunto!

Siamo abituati a considerare la tradizione ermetica come caratterizzata da molteplici vie: secondo te conducono tutte a una sola meta oppure molte sono fuorvianti?

La tradizione ermetica si sviluppa con questo motto: come in alto così in basso. La meta, l’arrivo finale, è, appunto, la conoscenza completa di noi stessi in comunione col mondo che ci circonda, in cui siamo immersi. Non è il principio o la via applicata al principio a essere fuorviante, ma chi, agendo solo in maniera egoica, lo traduce, lo applica erroneamente, separando senza poi unire. Ogni via, dunque, se correttamente intrapresa, con lo spirito giusto, conduce al contrario di Roma che è Amor.

Nei tuoi libri fai riferimento alla Dea come principio Divino assoluto: quando hai sentito di essere chiamato a percorrere questa strada, ad entrare nel suo mistero?

Esalto la Dea, il divino femminile, perché mi sento profondamente legato alla natura, ovviamente nei limiti del nostro tempo. La mia sensibilità da sempre mi ha fatto apprezzare e valorizzare tutto ciò che porta alla vita, che si erge a difesa dei più deboli, che non si piega alla prepotenza del pensiero unico; e il femminile, declinato in ogni sua forma e presente in ogni vivente, rappresenta tutto ciò. Più che essere chiamato ho lasciato che esso si esteriorizzasse, fluisse come ponte di collegamento (Arco-Baleno) tra il Me e il Se. Posso dire che la consapevolezza è affiorata quando ho incominciato a guardare verso la Sibilla, a ricercare il suo mistero.

Il filo conduttore che lega i tuoi romanzi è la Verità, nei secoli celata e mistificata. E’ giusto che venga data in pasto al mondo oppure è meglio disseminare indizi che sappiano “parlare” a chi è pronto a riconoscerla?

Credo sia giusto, soprattutto nel tempo che viviamo, che si abbandoni ogni oscurantismo, qualsiasi forma di verità individuale fatta passare quasi come un dogma. Certo, bisogna saper comunicare con sincera appartenenza, evitando di enfatizzare, di soggettivare, ma anche, in alcuni casi, quando l’argomento è particolarmente sentito, sapersi schermare o magari utilizzare un linguaggio che sappia parlare alla coscienza, all’anima, anche per non rischiare di essere frainteso o “aspramente attaccato”, infatti, a causa di tutto ciò, la forma del romanzo risulta assai utile… Questa mia risposta si sposa benissimo con l’adagio sapienziale della scolastica medioevale: In medio stat virtus, la verità sta sempre nel mezzo, come darle torto…

Credo che quella che stiamo vivendo sia un’epoca estremamente buia. La nuova Oscurità è mascherata da “progresso” e si mostra, piena di sé, ostentando la bandiera della scienza: come non abbandonarsi allo sconforto e mantenere viva la speranza nel domani?

Stiamo vivendo un’epoca in cui il materialismo, nella sua forma più speculativa, risulta sempre più imperante. Un’epoca in cui le limitazioni alla libertà sono preponderanti e l’essenzialità vissuta quasi come un fastidio. Tempo fa, in uno dei miei molti incontri con i saggi custodi delle tradizioni, la mia amica, Sibilla delle Erbe, Sonia Baldoni, mi disse una cosa che mi ha molto colpito: “ là dove l’oscurità è forte, la luce è più luminosa”.

Ecco, la speranza è questa: poter vedere, essere certi che dove si annida il male c’è sempre un bene, una forza pronta a respingerlo, a contrastarlo. Una forza che, soprattutto, agisce dentro di noi, anche nei momenti più bui, donandoci la possibilità di riscattarci, di illuminare la nostra vita nella quotidianità di ogni giorno, tendendo la mano a chi chiede aiuto.

Il legame con la tua terra è molto forte, è stato questo il moto propulsore per indagarne i miti, le leggende e i misteri?

Certamente sì. La mia terra, le Marche, lascia il segno. In essa vive la consapevolezza che i miti e le leggende che la rappresentano conservano uno scrigno di tesori sapienziali e misteri veramente unici; volutamente tenuti nascosti, ma proprio per questo così accattivanti da spingere a ricercarli.

A quale dei tuoi libri sei più legato e perché?

Al nuovo romanzo, uscito a ridosso dello scorso Natale, V L’ULTIMO CANTO, la mia opera migliore e più complessa. Una ricerca che mi ha messo di fronte alla responsabilità di svelare un’importantissima verità nascosta. Una verità che in un certo senso chiude il cerchio sullo studio del femminino sacro nelle Marche, documentando quei luoghi, quei misteri che mostrano punti di contatto con enigmi internazionali quali Rennes le Château e Avalon, passando per il Graal.

Un romanzo che non ho timore a definire canalizzato, supportato però da un’approfondita ricerca storica che fornisce le prove, gli indizi, a ogni messaggio segreto…scritto.

Puoi parlarci del tuo nuovo lavoro?

Certamente. Ho finito di scrivere un libro sulle leggende marchigiane, quelle che ho raccolto e studiato in questi anni di ricerca. Un libro che cerca di rendere vive le storie della tradizione popolare indagando gli aspetti storici e antropologici che sono alla base della loro memoria.

Hai altri progetti all’orizzonte?

Due in particolare: il primo lo sto finendo in questi giorni, ed è una storia epistolare che tratta di un mistero legato a figure importanti come Annibal Caro, Michelangelo e San Francesco; il secondo di portare a termine la prima bozza di un romanzo sulla tradizione del Libro del Comando, una sorta di libro maledetto perché utilizzato dai negromanti per asservire i demoni al loro volere.

Vi invito a seguire Enrico sulla sua pagina facebook dove troverete interessantissimi articoli e approfondimenti; e a leggere i suoi libri, tre dei quali vi ho presentato nelle Letture della Tana:

V L’ultimo canto

Arathia

Il segreto della Sibilla pastora

Silvia di WhiskersofWildOak

Chi mi conosce sa che il mio più grande amore, senza nulla togliere alla lettura ovviamente, sono gli animali. Sin da piccola ho sempre provato una forte empatia nei loro confronti e non si contano i gatti e i volatili che negli anni ho cercato di salvare. Ho avuto molti animali “domestici” e ringrazio ognuno di loro per avermi insegnato tanto: soprattutto il rispetto e la fiducia. Ogni animale ti dà l’opportunità di conoscere e apprendere quanto ha da offrire. I miei furetti mi hanno donato talmente tanto che non potrei nemmeno raccontarlo, così come hanno fatto le mie caviette peruviane, i miei conigli, i tanti uccellini nel corso degli anni, i gatti coi quali sono cresciuta, e come fanno, ogni giorno, i miei amati cani. E’ per questo che adoro Silvia, questa meravigliosa ragazza in cui rivedo tanto di me stessa.

La seguo da tanto tempo, sinceramente non ricordo nemmeno più come e quando mi comparì il suo feed ma rimasi subito affascinata dalla bellezza di Salem, il suo meraviglioso visone. Avendo avuto la fortuna di condividere la mia vita con due meravigliosi furetti, incuriosita iniziai a seguire Silvia e così feci la conoscenza del suo mondo, fatto di animali speciali, tanta passione e tanto tanto amore.

Silvia ha 24 anni e un sogno: curare quanti più animali possibili, accogliendoli nel suo santuario dove donar loro una vita che sia felice e dignitosa il più possibile. Da Silvia troviamo di tutto, dai visoni, ai petauri, ai suricati, ma anche coniglietti, gatti, furetti, moffette, un’anatra e da poco anche una gallina, Alice, salvata da un allevamento intensivo.

Tra i mille quotidiani impegni che la tengono occupata per tutto il giorno, ha trovato un po’ di tempo per rispondere alle mie domande e la ringrazio infinitamente per questo.

Benvenuti nel mondo di WhiskersofWildOak!


Silvia, qual è stato il primo animale che hai accolto nella tua vita?

Sin da piccola sono sempre stata a contatto con gli animali, non ho un singolo ricordo di me senza un animale al mio fianco. In famiglia sono sempre stati un po’ tutti spaventati da questa mia passione, un po’ forse speravano passasse con gli anni, ma in realtà più tempo passa e più la passione diventa grande. Sono cresciuta con un cane meraviglioso al mio fianco che è stato il mio migliore amico per 12 anni, e ho iniziato con due pesci rossi, presi al mercato quando avevo solo 4 anni, ma il ricordo più bello che ho è verso mio Zio. Ha allevato canarini e qualche piccolo pappagallo per diversi anni, spesso accadeva che i piccoli venivano abbandonati dai genitori, lui non sapeva bene cosa farsene, e mi insegnava come prendermene cura. Spesso non avevano una vita lunga, ma il riuscire a dargli una vita felice, anche se per poco tempo, mi ha sempre riempito il cuore di gioia.

Il mio primo animale con una forte disabilità è stata Zoe, una pappagallina disabile. L’ho adottata tramite un negozio di animali non troppo distante da dove vivo, ed è stato amore a prima vista. A causa dell’accoppiamento tra consanguinei ha avuto un ictus, che purtroppo le ha riportato molti danni. Non riesce ad usare le zampe come un pappagallo sano, ma riesce a fare tutto ugualmente. Poche settimane dopo essere stata adottata ha fatto due uova e mi hanno spiegato che quando depongono è perché si sentono al sicuro, e Zoe era felice nella sua nuova casa. 

Quando hai capito di voler trasformare il tuo amore per gli animali in un progetto concreto per aiutarne il più possibile?

Ho sempre portato a casa moltissimi animali con delle difficoltà, delle disabilità, anziani, orfani e abbandonati, e aiutarli a ricominciare a vivere è sempre stato ciò che mi spingeva a fare tutto questo, il vederli felici per me non aveva prezzo. Tre anni fa ho avuto molte difficoltà con Saphira, il mio primo visone e purtroppo mi sono ritrovata da sola, un po’ contro tutti e senza riuscire a trovare dei consigli che potessero aiutarmi. Quasi nessuno parlava della propria esperienza, ma solo per sentito dire, e pur di aiutare cercava di fare del suo meglio per dare consigli su come gestire un visone. Ogni visone è diverso e il fatto è che mi sono ritrovata dopo 4 mesi con un animale ingestibile a causa dei miei errori, con un visone che non ho più potuto accarezzare per più di un anno. L’esperienza con Saphira mi ha fatta stare malissimo; ha vissuto una vita felice, però l’aver sbagliato ancora oggi mi porta tanti pensieri e sensi di colpa. Così ho pensato di condividere la mia esperienza per aiutare le persone, per aiutarle a non avere dei visoni ingestibili, per aiutarle a capire cosa aspettarsi, come comportarsi e cosa la mia esperienza mi ha insegnato, perché purtroppo alla fine di tutto sono i visoni a rimetterci sempre e le famiglie, e io non vorrei che questo accadesse. Non vorrei mai che qualcuno si trovasse nella situazione in cui mi sono trovata io.

Inizialmente doveva essere un progetto solo per i visoni e il nome era ‘The Minks of WildOak’: I visoni di WildOak. Solo che ho sempre aiutato gli animali in difficoltà e con delle disabilità, e provare a sensibilizzare le persone anche da questo lato è sempre stato molto importante per me, così ho pensato di aggiungere anche loro al progetto. Parlando con tantissime persone diverse mi è stato suggerito di iniziare ad aprire un santuario, così che chiunque potesse venire ad interagire e a conoscere gli animali e avrebbe potuto fare delle donazioni. E ho iniziato a sognare un santuario meraviglioso. Con l’aiuto di molti suggerimenti da parte di moltissima gente il nome da ‘The minks of WildOak’ è diventato ‘Whiskers of WildOak’ che tradotto sarebbe – I baffi di WildOak’.

Quanti animali hai al momento? Da dove arrivano?

Ho scelto di aiutare gli animali con disabilità, con poche possibilità di sopravvivere e qualsiasi animale che avesse bisogno di aiuto.

Nel mio piccolo angolo felice ci sono 23 animali.

I pappagalli Zoe, Hal, Joy e Haru sono con me da molti anni:

Zoe è un parrocchetto coda nera: ha avuto un ictus poco dopo la nascita. Dopo aver passato tanti anni in un negozio, i negozianti, vedendo quanto ci tenevo e quanto mi piacesse, me l’hanno fatta adottare.

Hal è un conuro del sole con difficoltà motorie e con le zampine leggermente storte, ho scelto di prenderlo con me perché diverso, volevo dargli una casa dove potesse sentirsi al sicuro.

Joy è un pappagallo del Senegal che è stato abbandonato a 2 anni e l’ho adottato poche settimane dopo il suo abbandono.

Haru è un inseparabile e l’ho adottato insieme a sua sorella Saki. Saki ha avuto una paralisi causata dai fumi delle pentole antiaderenti, che per i pappagalli sono tossici e questo le ha causato molti problemi di salute e la paralisi. Il proprietario precedente era riuscito a far si che si riprendesse, ma le erano rimaste le zampine chiuse a pugno.

Haru l’ha sempre aiutata a magiare, a pulirsi, e gli manca molto, manca a tutti, ma fortunatamente non è da solo e gli altri pappagalli gli tengono compagnia.

Tutti e 4 arrivano da un negozio di animali del Bassanese.

Amy e Amber

Amy e Amber sono due adorabili furette, Amy è arrivata a 40 giorni, è stata la mia prima furetta e l’ho comprata da un commerciante. Amy è meravigliosa, adora le coccole, è dolce con tutti.

Ha vissuto molto tempo con Saphira e quando ho cercato di adottare un furetto così che potesse vivere con lei, non mi è stato permesso adottarlo, perché le associazioni non erano a favore per il fatto che avessi i visoni.

Amy aveva bisogno di un accompagna e non potendo adottare, ho preso Amber da un allevamento di Torino.

I visoni Salem, Tamzin e Aikëll arrivano da situazioni molto diverse tra loro e sia Tamzin che Aikëll hanno molte difficoltà e problemi comportamentali.

Salem è stato venduto come animale domestico ad una fiera: era disidratato, non mangiava, ed era davvero minuscolo, aveva solo 20 giorni e gli occhi ancora chiusi. Non volevo più visoni, volevo smettere, dopo Saphira e Baloo ero tanto stanca, ma quando l’ho visto non sono riuscita a lascialo lì. Nessuno pensava che sarebbe riuscito a sopravvivere, lo davano tutti per morto. Dopo 11 giorni ha aperto gli occhi, mangiava ogni dure ore, veniva al lavoro con me e non stava mai solo per più di 30 minuti. È stato difficile, ma ce l’ha fatta e da 160g ora è un gigante di 4kg.

Tamzin è scappata da un allevamento di visoni da pelliccia, e due ragazze adorabili mi hanno chiesto se potevo ospitarla. Dentro l’allevamento le hanno tagliato i canini e ancora oggi, dopo 3 anni spesso entra ancora nel panico e fatica a fidarsi.

Aikëll l’ho recuperato da una famiglia, tramite un annuncio online. È stato salvato a 6 mesi da una bruttissima situazione ed è rimasto con loro per 1 anno. Da quasi 2 anni vive con me.

Koa, Faline, Charlie, Amelia e Laila

Koa e Faline dovevano essere i miei unici gatti: sì, dovevano, ma non è mai così… Li ho presi tramite un allevamento, loro infatti non fanno parte del santuario. Spesso ho avuto dei brevi momenti dove volevo smettere, dove volevo solo tenere quei pochi animali che mi erano rimasti, e in un momento molto brutto volevo un gatto con un carattere ben preciso: Koa era l’ultimo rimasto e l’ho portato a casa con me. A Maggio è nata sua sorella e nonostante sia stupenda è nata un po’ fuori dai canoni standard degli sphynx e siccome non avevo pretese, ma cercavo solo una compagna per Koa, ho scelto lei.

Una settimana dopo sono arrivati Charlie e Amelia, avevano solo 2 giorni, erano pieni di zecche, ne avranno avute 200 a gattino.

Volevo trovargli casa, ma dopo 3 mesi mi ci sono affezionata e sono rimasti.

A novembre 2020 sono stata contattata in Instagram e mi è stato chiesto se potevo prendere una gattina elf, perché stava male e non riuscivano a gestirla: quando ho visto le foto ho subito capito che doveva venire a casa con me, che anche se sarebbe stato difficile dovevo provarci. Laila ha molti problemi di salute, le manca un rene, ha problemi respiratori, problemi agli occhi, problemi di pelle e dissenteria cronica: pesava 1.5 kg quando è arrivata, dopo 4 mesi è 2.4 kg.

Aspen, Lily e Freya

Aspen è stata la mia prima moffetta, non conosco bene la sua storia, ma quando è arrivato a vivere con me, mi è stato detto che è stato slavato da un blocco di moffette destinate ad essere commerciate.

Era terrorizzato, in panico, non riusciva a fidarsi, si faceva pipì addosso e non lasciava che mi avvicinassi a lui. Ho passato tantissime ore seduta sul pavimento con tanti snack in mano, e ora, dopo 2 anni, si lascia prendere, accarezzare, coccolare e arriva quando lo chiamo. Due anni fa ha perso la sua compagna e oggi vive con Freya.

Freya è una moffettina molto dolce che è stata abbandonata dalla sua ex proprietaria. Freya è stata comprata come animale domestico e, dopo alcuni mesi, la sua famiglia ha cercato di venderla come fattrice. Così è tornata con l’allevatrice e l’ho adottata.

Lily è con me da quando ha 8 giorni, non è selvatica, è nata in cattività. Quando era molto piccola la sua mamma l’ha abbandonata insieme ai suoi fratelli. Avendo esperienza con i selvatici ho aiutato l’allevatrice a svezzare e crescere 2 moffette su 4, ma Sam, il fratellino di Lily, purtroppo non è riuscito a sopravvivere. Lily ha avuto molti problemi di salute da piccola, ma ora è in salute, è felice e tra due mesi farà 1 anno.

Aspen e Freya sono arrivate da me già deghiandolate: alla maggior parte delle moffette in cattività vengono rimosse le ghiandole. Lily le ha ancora. In natura servono come arma di difesa e in molti paesi, rimuoverle è considerata una pratica molto invasiva e maltrattamento, così ho preferito non rimuoverle.

Maggie e Wally

Maggie e Wally sono due suricati entrambi con delle disabilità. Wally ha delle difficoltà motorie, quando è arrivato camminava appena ed era molto spaventato. Dopo 11 giorni seduta immobile sul pavimento e con l’aiuto di Lily ha iniziato a fidarsi.

Wally è un suricato molto socievole ora, è dolce e adora andare in braccio con chiunque.

Maggie è nata con la mandibola inferiore molto corta, questo non le permette di mangiare normalmente come un suricato sano. Deve mangiare frullati, ogni tanto riesce a mangiare dei pezzettini, ma è molto rischioso, perché rischia di soffocare, questo anche quando beve. Ha bisogno di attenzioni costanti, di fare 3 pasti al giorno e di essere lavata dopo ogni pasto, perché si sporca molto e non riesce a pulirsi. Maggie ha un personalità fantastica, ama le coccole ed è super chiacchierona. 

Zuccherino,Alice, Hollie e Finley

Zuccherino è un petauro, l’ho adottato l’estate scorsa. Purtroppo un mese fa è rimasto solo dopo la morte del suo compagno, ma essendo animali gregari presto arriverà un compagno, anche lui verrà adottato.

Alice è stata salvata da un allevamento intensivo di polli e ha una personalità fantastica. È molto molesta, ma adora tutti. A volte è un po’ un bulla, ma solo in superficie, in fondo è buona.

Hollie è un’anatra muta, e ha l’opistotono.

È davvero dolce, ma è arrivata da poco e le ci vorrà del tempo per adattarsi, imparare a fidarsi e a vivere in una famiglia con molti animali diversi.

Finley è una coniglietta senza orecchie salvata da un allevamento intensivo di conigli da carne.

I conigli negli allevamenti intensivi sono tenuti in piccolissime gabbie e lo stress e a volte l’inesperienza fa si che le coniglie mutilano i loro cuccioli e purtroppo questo è successo a Finley.

Quando è arrivata aveva la micosi e dopo 3 mesi finalmente è guarita. Ha avuto molti problemi di salute, ora sta bene, sta crescendo ed è una divoratrice seriale di vegetali.

Il tuo lavoro di divulgazione per spiegare al mondo le tristi condizioni degli animali scampati a morte certa dagli allevamenti intensivi è encomiabile, ma a volte la superficialità della gente la spinge a chiederti dove procurarsene uno, per averlo come “pet”: quant’è difficile far comprendere questa realtà? Hai il sospetto che si preferisca ignorare quanto dolore si cela dietro lo sfruttamento e che si tenda ancora a considerare l’animale come “qualcosa” piuttosto che “qualcuno”?

Purtroppo è molto difficile soprattutto con Salem. Salem è un visone molto buono e calmo e spesso si pensa che tutti i visoni siano così. Si pensa che siano solo dei furetti più grandi, che si possano abbracciare, baciare, portare fuori con la pettorina e ogni volta che posto un video o una foto con Salem, se da una parte sensibilizzo, dall’altra molte persone fraintendono e vedono Salem come la rappresentazione del visone, che purtroppo non è così, perché il vero visone è più come Aikëll e Tamzin. E finiscono per chiedermi come averne uno, dove possono acquistarlo o se spedisco. Purtroppo quando li metto davanti alla realtà, dove spiego come sono realmente le cose, si offendono e pensano che non voglia che abbiano un visone o un qualsiasi altro animale, ma non è così. Sarebbe bellissimo se le persone aprissero il cuore a più animali in difficoltà o maltrattati, abbandonati, fragili e con disabilità, ma conoscendo la grande difficoltà che c’è dietro e sapendo quanto difficile e devastante possa essere, cerco sempre di spiegare come sono realmente le cose, che non è sempre e solo come in foto, che ci sono morsi, momenti di panico da parte dell’animale, momenti in cui non ti riconoscono, perché nonostante tutti, nonostante che vengano addomesticati, restano sempre e comunque animali. Cerco di spiegare quanto sia difficile lavorare con animali traumatizzati, senza autocontrollo, mentalmente distrutti, con disabilità e terrorizzati, perché penso sia giusto nei loro confronti e di chi desidera prendersene cura, perché ho visto troppi animali presi per capriccio e poi abbandonati, soprattutto visoni e non voglio succeda. Però si, dal mio punto di vista gli animali, in molti casi, sono ancora visti come un qualcosa da possedere.

Chi ti segue e condivide il tuo stesso amore per gli animali, sa l’impegno che metti nel far conoscere ogni aspetto della loro vita, dal cibo ai bisogni primari e soprattutto l’enorme differenza che c’è tra un animale selvatico e uno manipolato dall’uomo: come si costruisce un rapporto di fiducia con loro?

Per me è molto difficile spiegarlo, non forzo mai nessuno dei miei animali a socializzare, ognuno ha bisogno del suo tempo. Cerco di metterli sempre a loro agio, di non metterli in situazioni di forte stress, perché spesso se faccio così ottengo solo reazioni contrarie.

Questo a volte mi porta per giorni, settimane o mesi seduta immobile per terra a parlargli con voce calma. A volte vengo morsa o attaccata, ma cerco di non reagire, di non avere reazioni troppo forti, perché potrei rovinare il poco lavoro fatto e ogni pregresso, cerco di mantenere la calma, di ignorare l’animale.

Per la mia esperienza trovo sia sbagliato obbligare un animale a fare qualcosa che non vuole, perché si creano paure, traumi e adattamenti a situazioni che non gli fanno bene.

Cerco di costruire i rapporti di fiducia con i miei animali basti sul rispetto, perché non voglio che mi temano, voglio siano sereni anche se questo non porta a coccole e abbracci.

Con tutti gli animali che ho accolto, così facendo, non ho mai avuto grossi problemi e convivono tutti in armonia.

Com’è la convivenza tra le diverse specie che ospiti? Ci sono interazioni o in certi casi è necessario che alcuni restino separati?

La maggior parte dei miei animali interagisce tra loro e si instaurano convivenze bizzarre e tenere.

Gli unici che non hanno interazioni sono: Aikëll e Tamzin, i visoni che ho recuperato da adulti, perché hanno un istinto predatorio davvero molto alto e non tollerano nessun tipo di presenza, spesso nemmeno la mia; Aspen e Freya, le moffette che vivono fuori, non perché siano aggressive, anzi, ma si svegliano verso le 18.00/18.30 quando tutti vanno a dormire, però rispettano Alice, Wally e un po’ tutti quanti. E infine Salem, che non interagisce con nessuno, purtroppo per le sue dimensioni enormi e la sua forte emotività, perché quando è felice si emoziona così tanto da perdere leggermente il controllo, che purtroppo con animali molto piccoli può essere fatale. Però quando è in casa nel suo gabbione condivide la stanza ed è molto tollerante con tutti, soprattutto con Wally.

Amy e Amber ,le furette, non interagiscono con Finley la coniglietta e Alice, ma con gli altri vanno molto d’accordo.

Alice, Finley, Lily, Maggie, Wally, i 5 gatti convivino serenamente tra loro, ed è strano pensare che una gallina, un coniglio, una moffetta, due suricati con delle disabilità e 5 gatti possano essere amici, sembra uscito tutto da una favola.

Anche se la maggior parte convive in serenità cerco di tenere gli animali con disabilità molto forti sotto stretta sorveglianza o in alcuni casi separati, perché spesso non hanno le possibilità o le capacità di difendersi. Questo avviene anche con gli animali con forti traumi, spesso non riescono a tollerare la presenza di altri animali e provare farebbe solo peggio. 

Il tuo sogno è realizzare un santuario dove tutti gli animali che riesci a salvare possano vivere il tempo che rimane loro nel miglior modo possibile: hai avviato o hai intenzione di avviare delle collaborazioni con qualche rifugio? 

Ci penso spesso e credo sia molto importante avere qualche collaborazione, perché così molti più animali avranno la possibilità di essere salvati. Purtroppo una volta che il santuario sarà aperto, non mi sarà possibile fare tutto da sola, e avrò un limite di animali che potrò salvare, ma collaborando con rifugi, in questo modo moltissimi di loro avranno più possibilità di vivere una vita meravigliosa.

Vi invito a seguire Silvia sui suoi profili social e, volendo, a contribuire a realizzare il suo sogno, per aiutare sempre più animali! Bastano anche solo 2€ al mese, su Patreon!

Martina Dei Cas

E’ un grande onore e un immenso piacere ospitare sul mio blog Martina Dei Cas:

Laureata in Giurisprudenza ad indirizzo transnazionale all’Università di Trento con una tesi in diritto penale comparato dal titolo “Le fattispecie penali in tema di femminicidio nei Paesi dell’America Latina”, lavora come addetta stampa per Trentino Sviluppo, l’agenzia per lo sviluppo del territorio della Provincia autonoma di Trento. Giornalista pubblicista, collabora con il Corriere del Trentino e il bimestrale pro.di.gio. Insignita dal Presidente della Repubblica del titolo di Alfiere del Lavoro nel 2010 e nominata dal Centro Internazionale per le Ricerche e gli Studi Interculturali di Trieste Giovane ambasciatrice dell’interculturalità 2011, ama viaggiare, scrivere e raccontare le storie di popoli apparentemente lontani, ma vicini a noi nel cuore, nei valori e nella voglia di dignità e riscatto. Due esperienze di volontariato internazionale in America Centrale sono state fonte d’ispirazione per i suoi romanzi “Cacao amaro” (2011) e “Il quaderno del destino” (2015), grazie ai cui diritti d’autore è nato il progetto “Un libro per una biblioteca”, volto a fornire materiali didattici ai bambini e ai ragazzi del Nicaragua rurale, affinché possano continuare a studiare e a lottare per realizzare i loro sogni. Da un reportage in Guatemala è nato, nel 2019, il libro “Angelitos”, la storia vera – patrocinata dal Centro per la Cooperazione Internazionale di Trento e da Amnesty International Italia – di Angelito Escalante, rapito da scuola e ucciso nel 2015 a undici anni da una banda di strada composta da ragazzini poco più grandi di lui, per essersi rifiutato di entrare nella gang e sparare a un autista come rituale di iniziazione. Dal 2016, è ideatrice e curatrice del Premio Giuseppe Melchionna, un concorso artistico-letterario che ogni anno raduna a Trento un centinaio tra poeti, scrittori e fotografi provenienti da tutta Italia con l’obiettivo di superare le barriere architettoniche e culturali che ancora circondano le persone disabili e le loro famiglie. Dal 2018 è direttrice della rivista storico-culturale “I Quattro Vicariati e le zone limitrofe” del Comune di Ala. 

Tutto questo e molto di più è Martina, e chi ha avuto modo di leggere i suoi libri sa quanta forza e quanta passione questa giovane donna trasmette al mondo e quanto sia disponibile e gentile con il prossimo.

Eccola dunque qui, a rispondere alle mie domande:

Martina, io ti ho conosciuta grazie ad Angelitos, dove racconti la tragica condizione della gioventù guatemalteca; so che sei andata addirittura sul posto a raccogliere le testimonianze per scrivere il tuo libro: com’è stato l’impatto con una realtà così diversa?

Io sono arrivata in Guatemala nell’agosto 2017. Prima ero stata tre volte – rispettivamente nel 2011, 2013 e 2016 – in Nicaragua. Sicuramente l’impatto con la realtà centroamericana è stato forte. Vedere con i miei occhi quante persone vivono senza quei comfort che per noi sono assolutamente scontati, come l’acqua potabile e la corrente elettrica in casa, le strade asfaltate, l’illuminazione pubblica e l’accesso all’istruzione elementare, mi ha intristito e indignato. Soprattutto comparando quella diffusa situazione di difficoltà con quella delle poche famiglie benestanti della zona, che invece abitavano in appartamenti modernissimi e avevano un tenore di vita alto.

Cosa ha spinto una giovane italiana a voler dar voce a tanti bambini e ragazzi che una voce non ce l’hanno, perché praticamente sono sconosciuti al mondo?

Il desiderio di tener fede a una promessa. In Centroamerica ho trovato tanta dignità e anche una grande consapevolezza dei propri limiti oggettivi. Le persone erano ospitali, curiose e spesso mi dicevano “Il mio corpo non arriverà mai in Europa, ma l’essenza del mio popolo attraverso di te potrebbe farlo. Perciò, racconta ai tuoi cari come viviamo. Spiega loro che non parliamo italiano bensì spagnolo e al posto della pasta mangiamo il riso e i fagioli, però i nostri sogni, i nostri valori e le nostre paure sono molto simili ai vostri”. E così, tornata in Italia, ho iniziato a scrivere, per raccontare quanto le vicende che accadono dall’altra parte del mare siano in realtà molto più simili alle nostre di quanto pensiamo.

Sei più tenace o più ottimista? Ti è mai capitato di scoraggiarti sentendo magari di aver intrapreso una strada difficile, percorsa da pochi?

Direi che sono una realista con la testa dura. Quando le persone mi chiedono perché non abbia scelto di scrivere una storia tutta italiana o mi dicono che anche qui ci sono tanti problemi sinceramente mi innervosisco. Penso che ogni ingiustizia debba essere denunciata a prescindere da dove accade, per evitare che si ripeta, lì o altrove. Perché nessun Paese è un porto sicuro. La prima volta che ho cercato la parola “baby gang” su Google, ormai cinque anni fa, comparivano soltanto articoli riferiti agli Stati Uniti, all’America Latina o agli slum africani. L’altro giorno questo vocabolo è apparso sul quotidiano locale della mia cittadina, Rovereto in Trentino. Credo che conoscere i fenomeni che accadono in luoghi lontani non significhi essere poco ancorati alla realtà o ciechi di fronte ai problemi del proprio intorno, ma sia un modo per prendere delle precauzioni ed essere preparati a intervenire per evitare che si ripetano anche nei luoghi che amiamo.

Quanto conta il sostegno degli affetti in quello che fai?

È l’antidoto allo scoraggiamento di cui sopra. I miei libri non sarebbero nati senza il supporto dei miei genitori che mi hanno cresciuta nella convinzione che con tanto impegno ogni sogno si può realizzare, o almeno bisogna provarci. Mi hanno lasciata partire per l’altra parte del mondo appena diciannovenne. A quei tempi in Nicaragua c’era pochissima copertura Internet, per cui passavano intere giornate senza poterci sentire. So che erano preoccupati, ma non me l’hanno mai fatto pesare, perché sapevano quanto quell’esperienza fosse importante per me. E poi ci sono i miei lettori, che sono il mio carburante. Alcuni, in questi anni, si sono trasformati in amici. Una, Virginia, è diventata addirittura la mia “abuelita”, la mia nonna adottiva. E questo legame è uno dei regali più belli che mi ha fatto la scrittura.

Hai stretto delle collaborazioni con alcune associazioni? Ce ne puoi parlare?

Grazie all’affetto di tanti lettori e ad alcuni premi letterari vinti con i libri, è nato il microprogetto “Un libro per una biblioteca” per fornire materiali didattici ai bambini e ai ragazzi del Nicaragua rurale. La mia collaborazione più grande è però con le scuole italiane. “Cacao amaro”, “Il quaderno del destino” e “Angelitos” sono diventati infatti testi per l’ora di narrativa, di educazione civica o di spagnolo in diversi istituti. E ogni volta che i professori mi invitano per chiacchierare con i loro studenti di lettura, scrittura, viaggi e diritti umani mi si apre il cuore. Ricevo tante domande, sempre diverse, curiose e profonde. Alcuni mi regalano recensioni, disegni o poesie dedicate ai miei personaggi. Confrontarmi con la loro sensibilità e il desiderio di conoscere andando oltre i pregiudizi mi fa ben sperare per il domani che verrà.

Che consiglio daresti a chi vuole fare qualcosa di concreto per aiutare il prossimo?

Di essere se stessi, sempre. Di non aver paura di fare domande, anche se sono scomode, né di cominciare. Perché come dicono gli indigeni “E’ solo goccia dopo goccia che si perfora la roccia”. Perciò è meglio un’azione microscopica rispetto all’inazione.

Hai dei progetti in cantiere per il prossimo futuro, magari un altro libro?

Il progetto principale è quello legato all’hashtag #inviaggioconAngelito ovvero al portare in quante più scuole, biblioteche e associazioni possibile – anche in forma virtuale a causa della pandemia – la storia ordinaria e al tempo stesso unica di Angelito e dei tanti come lui che ogni giorno rischiano la propria vita o addirittura la perdono per dire basta alla violenza. E poi sì, mi piacerebbe continuare a scrivere storie apparentemente lontane, ma in realtà più vicine a noi di quanto crediamo. Vediamo se ci riuscirò!

Non mi resta che invitarvi a seguire Martina e a leggere i suoi libri, per sostenere i progetti in cui è impegnata!

Vansky

Oggi ho il piacere di presentarvi un giovane autore dall’indiscusso talento: Vansky.

Il suo libro N.S.O.E. è un romanzo pieno d’avventura e di poesia, che ci parla del potere dei sogni, di rinascita e di speranza, tutto ciò di cui abbiamo estremamente bisogno, oggi più che mai.

Chi è Vansky? Quali sono i suoi sogni?

Vansky è un bambino cresciuto con un grande sogno, e con una vita avventurosa dedicata ai viaggi e alla conoscenza, coltivando per anni la passione per la scrittura, per quel desiderio innato di riuscire a comunicare racconti ed emozioni che aveva dentro e che non riusciva ad esprimere.

Attraverso il mio primo romanzo N.S.O.E. ho riportato l’attenzione su quelle voci che tutti abbiamo dentro e che ci parlano di emozioni sopite, di sogni accantonati, di desideri repressi, di gioie ed sorrisi dimenticati.

Il mio sogno;  vivere di scrittura e arrivare a più persone possibili.

Se dovessi descriverti con tre aggettivi, quali useresti?

Testardo, ambizioso, autoironico.

Com’è nata la tua passione per la scrittura? È un interesse spontaneo o è nato in seguito ad un avvenimento? 

Ho iniziato a scrivere come sfogo per delle situazioni difficili che ho affrontato e da quel momento non mi sono più fermato.

Dalle pagine del tuo libro si riesce a percepire con chiarezza una bellissima vena poetica: che ruolo ha la poesia nella tua vita?

Mi piacciono molto le poesie e gli aforismi. Credo contengano una magia nel descrivere certe emozioni o stati d’animo, e ne rimango sempre affascinato.

C’è sempre molto lavoro dietro la stesura di un libro: quanto ci si affida alla bravura e quanto allo studio e alla ricerca? 

Direi che sicuramente la storia nasce dalla fantasia di uno scrittore, da ciò che si ha dentro di sé. Lo studio dipende da cosa si scrive, nel mio caso c’è stata una buona parte di studio e documentazione approfondita per quanto riguarda tutti i luoghi descritti nel libro, tutti posti reali.

Stephen King una volta scrisse di essere un mero tramite e non poter far altro che assecondare i suoi personaggi e le loro esigenze ; tu che rapporto hai con i tuoi? Ti hanno chiesto di essere raccontati o li hai creati partendo da qualche spunto nel reale? 

Sicuramente i personaggi prendono spunto dalla realtà per alcune caratteristiche ma poi prendono forma bella mente e non si può fare altro che assecondarli, raccontandoli.

È indubbio l’importante ruolo svolto dai social nel far conoscere e promuovere gli autori emergenti; d’altra parte, il fenomeno del self publishing ha inondato il mercato di produzioni di ogni livello: come si resta a galla in questo mare di aspiranti scrittori? Io confido che la bravura e il vero talento spiccheranno sempre come un faro, qual è la tua opinione? 

Concordo sul fatto che siano molte possibilità di essere pubblicati o di autopubblicarsi, ma rischia di essere delle meteore. Perciò i social , internet, sono delle vetrine per farsi conoscere e per poter spiccare tra tutti se alla base c’è del talento, che non si impara, è qualcosa di innato nella persona.

So che stai lavorando a un nuovo libro, puoi dirci qualcosa per rendere ancora più stimolante l’attesa? 

Ho già iniziato la stesura del mio quarto libro, il secondo che verrà pubblicato. Parlerà della decadenza umana, di quanto un uomo per bene possa essere spinto al male in determinate situazioni. Sarà ambientato tra gli Stati Uniti e un’isola deserta.

Sarà un romanzo introspettivo dove non mancheranno emozioni e colpi di scena.

Entrare nel mondo di Vansky è un’esperienza fantastica, che consiglio a tutti i sognatori e anche a chi non se lo permette da tanto tempo. Vansky, con le sue parole, vi donerà nuove ali.

Alberto Grandi

Alberto Grandi è un giovane autore che nel suo primo libro Cronache di un mesotes, è riuscito a coniugare perfettamente avventura, filosofia e grandi ideali. Oggi ho il piacere di presentarvelo attraverso la sua stessa voce:

Chi è Alberto Grandi e come si è scoperto scrittore?

Alberto Grandi è un semplice ragazzo milanese nato nel 1994. Ha coltivato fin da bambino una grande passione per le arti marziali che, crescendo, lo hanno spinto verso la filosofia, prima orientale poi occidentale. Oltre a queste due grandi passioni una terza è stata presente fin dall’infanzia, quella per la cultura nerd. Dopo il primo anno universitario e qualche saggio accademico, ha deciso di intraprendere la strada dello scrittore, provando a fondere assieme questi tre elementi con lo scopo di divulgare un antico messaggio greco: conosci te stesso!

Bene, abbiamo lo stesso motto! Ma dimmi, se dovessi fare una descrizione di te usando dei libri, che titoli sceglieresti?

So di risultare noioso ma:

“Simposio” e “Apologia di Socrate” di Platone

“Teosofia” di Steiner

“Il Tao del Dragone” di Lee

Assolutamente no, sono letture di un certo livello ma non si può di certo dire che siano noiose. Tra l’altro, a Il Tao del Dragone sono particolarmente legata anch’io 🙂 e conosco e ammiro Steiner e tutta la sua immensa opera.

Raccontaci: da cosa nasce la tua passione per la fantascienza?

Come già dicevo sono stato un grande nerd fin da bambino. Videogames e libri fantasy, in ogni loro sfumatura, mi hanno accompagnato durante la crescita. Per quanto riguarda la scrittura, ho scelto la fantascienza perché offre un grande spazio di movimento, pur mantenendo una base di legame con la realtà. Essendo lo scopo di “Cronache di un Mesotes” quello di presentare, seppur semplicemente, diverse tipologie di filosofie, questo genere l’ho trovato perfetto.

C’è un autore particolare che hai nel cuore o a cui ti ispiri?

Si, un grandissimo Filosofo, Platone. La scelta di orientare gran parte del romanzo sotto forma di dialoghi deriva sicuramente da lui.

Chi ha letto il tuo libro ha sicuramente apprezzato la filosofia di fondo che lo connota, quanto ha influito il tuo essere artista marziale nello sviluppo del tuo pensiero?

Enormemente! L’arte marziale che pratico ha radici taoiste, quindi il concetto di fluidità e divenire sono alla base dei principi. Sono insegnamenti che non riporti solo nella pratica del combattimento, ma che, praticandola con costanza e passione, si infiltrano nell’anima influenzando tutti gli aspetti della tua vita. Gran parte del pensiero delle Cheimatos, una delle specie all’interno dell’universo di Cronache, si fonda proprio su questa filosofia a partire dall’aspetto marziale.

Quanto è difficile rimanere originali dedicandosi a uno dei generi letterari più sovraffollati di titoli?

Ormai, se si pensa ad innovazione soltanto come a qualcosa che prima non c’era, potremmo individuarla solo nell’epopea di Gilgamesh. L’aspetto, a mio avviso, dell’originalità non è nella forma, quanto nella sostanza, nell’identità del romanzo. Tutti oggigiorno possono improvvisarsi scrittori, basta un computer o un foglio. Scrivere una storia di alieni in guerra contro un grande cattivone è alla portata di tutti, ma la sostanza, il messaggio, l’identità interna è unica e “originale”. Questo elemento secondo me caratterizza e “originalizza” (permettetemi l’utilizzo del termine) i vari romanzi, che siano fantasy, gialli e via dicendo e, per quanto la forma può essere simile ad altri, l’originalità resta oggettiva poiché sostanziale.

Mi trovi assolutamente concorde. Tra l’altro, se ci rifletti, anche Gilgamesh potrebbe essere letto in chiave fantascientifica! Non sarebbe male riportarlo in voga!

Come procede il crowdfunding per la pubblicazione del tuo secondo libro? Lo sai che lo attendiamo con ansia!

Per ora procede bene. Il crowdfunding in Italia è poco conosciuto e visto con diffidenza (seppur quasi tutti di noi preordinano articoli in tantissime occasioni) ma pian piano sta prendendo piede e sembra funzionare a dovere. L’elemento più appagante è che ogni vostro preordine è un passo verso la pubblicazione, rendendo quest’ultimo un successo non solo mio ma nostro… Per questo ringrazio infinitamente tutti quelli che stanno sostenendo il nostro progetto, rendendolo sempre più vicino al traguardo!

Siamo in tanti a fare il tifo per te, speriamo di leggerti presto!!

Intanto, se volete sostenere Alberto per la pubblicazione del suo nuovo libro, il link è questo https://bookabook.it/libri/cronache-un-mesotes-parte-seconda-la-furia-del-portatore/

Per seguirlo e magari di acquistare il suo libro cliccate qui sotto 😉

Barbara de Maestri

Ho avuto la fortuna di conoscere, seppur virtualmente, Barbara, avendo letto il suo libro Angeli e Alchimia. Essendo rimasta colpita dalla profondità del messaggio trasmesso, le ho posto qualche domanda a cui ha gentilmente risposto:

Barbara descriviti come se fossi un quadro: che tinte useresti, quale tecnica, qual è l’effetto che vorresti ricreare?

Che domanda originale! Tra l’altro io amo molto anche disegnare e dipingere: la ritengo la forma d’arte in cui ci si esprime con la massima trasparenza, in cui le emozioni viaggiano senza filtri dal cuore alla carta o alla tela. Se fossi un quadro la tecnica sarebbe l’acquerello, con pochi tratti ben definiti. I colori pastello.

Il tuo romanzo è molto bello e particolare, quanto c’è di te nelle sue pagine?

Ti ringrazio e ne sono onorata. Credo che la mia passione per la ricerca si senta un po’ in tutto il romanzo: evidente la mia presenza nell’esortazione del professor Hopp ai suoi studenti a porsi continuamente domande come anche la necessità di togliere veli alla realtà per comprenderne il significato e palesarne i misteri. Ma oltre a questo – che è il leitmotiv della storia – ho disseminato qua e là, aspetti del mio carattere ai vari personaggi in modo funzionale, come il comportamento solitario di Marcus, l’ironia di Steve, la follia di Temperance, la timidezza di Estelle, la sensibilità di Dylan, la voglia di ridere di Lucas e il mio amore per i gatti 🙂

Cosa ti ha spinto a trattare di un argomento come l’alchimia e cosa pensi della saturazione del mercato ad opera di tanti testi “new age” o che cavalcano l’onda spirituale del momento proponendo “soluzioni facili” che ovviamente lasciano il tempo che trovano? 

La prima parte della tua domanda è di fatto una risposta alla seconda. E mi spiego meglio: l’alchimia è l’esatto contrario di una soluzione facile, semmai l’emblema dello sforzo della ricerca di ciò che è stato accuratamente nascosto; strettamente connessa all’ermetismo, richiede molto impegno e studio per comprenderne i fondamenti. Questo di per sé è già un bel simbolismo della nostra natura spirituale … Le soluzioni facili (commerciali) sono sempre le prime a deludere; per questo tipo di lavoro non ci sono scorciatoie: no pain, no gain! Io qui ho solo voluto incuriosire il lettore, certamente il tema è stato funzionale alla creazione del mistero della trama, ma l’intenzione era di offrire un valido spunto di approfondimento.

L’esoterismo è veramente vasto:credi in molte strade che portano ad una sola meta o in un unica Via da percorrere? 

Sì, molto vasto e non del tutto privo di pericoli. Credo che ciascuno debba seguire la strada più affine alla sua indole, e non necessariamente una sola, anzi! Molte si somigliano e alcune si possono percorrere simultaneamente. L’importante è che si sia guidati dalla seria e onesta volontà di crescere spiritualmente.

Leggendo il tuo libro si possono facilmente intuire le correnti che lo percorrono:che valore ha per te il sincretismo? 

Il motivo per il quale ritengo che ognuno debba liberamente seguire la sua via è che la destinazione è la medesima. Sono convinta che tutte le religioni e le dottrine – spogliate di secondi fini – convergano alla stessa Verità.

Hai altri progetti nel cassetto? 

Sto scrivendo il secondo volume di Angeli e Alchimia, che ritroverà gli stessi protagonisti con una trama tutta nuova e nuovi scenari, perché le cose da dire sono ancora tante. Non ho purtroppo indicazioni sui tempi perché sono molto lenta a scrivere, a fare ricerche, a rileggere e a cambiare le cose … e poi a dirla tutta, amo così tanto scrivere e creare storie, che lascio andare il romanzo solo quando io e lui siamo pronti a farlo 😉

Barbara, ti ringrazio per il tempo che mi hai dedicato!

Grazie per l’ospitalità e le chiacchiere, la tana è un luogo che frequento con piacere.

Se anche voi siete rimasti affascinati da Barbara potete acquistare il suo libro e seguirla cliccando qui sotto 😉

Ivan Benedetti

Ho avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con Ivan Benedetti, giovane autore con alle spalle già cinque pubblicazioni. Il romanzo storico d’avventura è sicuramente il genere che lo contraddistingue e si può apprezzare il suo talento nella saga de “L’aquila e lo scorpione” e in “Gambetto veneziano”, di cui ho apprezzato la lettura poco tempo fa.

Ringraziandolo per la disponibilità e la gentilezza, vi invito a seguirlo e a leggere i suoi libri,non ve ne pentirete!

Ivan Benedetti, l’uomo e lo scrittore,due persone diverse?

Indubbiamente no. Sono io che scrivo, e in ogni mio libro c’è una (buona) parte di me, anche se ce la metto tutta per evitare di essere autobiografico. A volte comunque qualcosa scappa, più o meno volontariamente.

Quando hai capito che scrivere era quello che volevi fare? Sei stato incoraggiato o hai seguito la tua ispirazione?

Circa 3/4 anni fa. Anche se in realtà è da tutta la vita che lo faccio, continuamente. Ho imparato a leggere e a scrivere prima che a parlare. Mia madre mi raccontava che a due anni d’età leggevo e scrivevo molto meglio di come parlassi. Inoltre, da che ho memoria, la mia mente non può proprio fare a meno d’inventare continuamente storie, scenette, dialoghi… i quali, devono sempre essere plausibili e realistici, altrimenti non mi soddisfano.

Come nasce il tuo amore per la Storia?

L’ho sempre amata, fin da bambino. Mentre gli altri bambini pensavano tutto il giorno al calcio, o ai giochi, io m’immaginavo di prendere parte alle battaglie di Napoleone, o di visitare un villaggio etrusco, o d’incontrare gli eroi dell’antica Grecia.

Hai l’abilità di rendere il romanzo storico appassionante come un’avventura, hai mai pensato di cambiare genere e scrivere magari un thriller?

Certamente, ho “in cantiere” un thriller ambientato nel XIX secolo.

Non è sicuramente facile dare “in pasto” al pubblico la propria opera, cosa provi nei confronti dei tuoi lettori? 

Provo un’enorme riconoscenza. Indubbiamente al giorno d’oggi è difficilissimo emergere, ma in tutta onestà non m’importa più di tanto. Non c’è niente che mi renda più felice di raccontare una storia e di sapere che è piaciuta, che ha tenuto i lettori incollati alle pagine. Ogni volta che mi viene detta una cosa del genere provo una soddisfazione immensa, che mi fa camminare ad un metro buono da terra.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro, a parte il seguito di Gambetto Veneziano che DEVI assolutamente donarci? 

Sicuramente scriverò il seguito di Gambetto veneziano. Mi piacerebbe anche scrivere il quarto volume della mia saga “L’aquila e lo scorpione”, ambientata nell’antica Roma, e cominciare il thriller di cui parlavo in precedenza.
Grazie per le domande 🙂

Se volete seguire Ivan o acquistare i suoi libri, cliccate qui sotto 🙂