Tiziano Terzani e il senso di colpa — Giardini di rose

Non potevo non ribloggare!

“Quel che mi è sempre piaciuto del buddhismo è la sua tolleranza, l’assenza del peccato, la mancanza di quel peso sordo che noi occidentali, invece, ci portiamo sempre dietro e che è in fondo la colla della nostra civiltà: il senso di colpa.” Tiziano Terzani

Tiziano Terzani e il senso di colpa — Giardini di rose

16 pensieri riguardo “Tiziano Terzani e il senso di colpa — Giardini di rose”

  1. Su questa cosa ci ragiono spesso, non so se ti torna questo ragionamento.

    Il senso di colpa è innato in noi scimmie+con+consapevolezza cioè esseri umani: agiamo, osserviamo le nostre azioni, giudichiamo le nostre azioni (“ho agito bene”, “ho agito male”).
    Il senso di colpa, da un punto di vista evoluzionistico, è utile perché ti aiuta a non ripetere l’azione che aveva portato un risultato negativo.

    Detto questo, l’Occidente ha cavalcato questo senso di colpa innato, esasperandolo e poi risolvendolo grazie al “perdono di Dio”.
    Tutto ciò è accaduto raccontando una storia: il peccato di Adamo, la Caduta, l’avvento di Gesù, la Redenzione del peccato).

    L’Oriente invece non lo ha cavalcato.
    Ha risolto il problema diversamente, a mio parere in modo più elegante e senza il bisogno di una “storia”.
    L’invito è quello di fare un viaggio all’interno di sé, analizzare i propri processi interiori e accettare tutto ciò che troveremo dentro.

    Se la storia Occidentale viene letta da un punto di vista psicologico (cioè non si “impone” la credenza reale in Dio, Adamo, Gesù, la Resurrezione, ma la si intepreta da un punto di vista simbolico), i due approcci ai miei occhi non mi sembrano così lontani.

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    1. “… risolvendolo grazie al “perdono di Dio”.” Dal punto di vista laico è il simbolo di un’area del mondo sempre in crisi, soprattutto l’Europa. E non solo in senso negativo.
      Leggere la storia da un punto di vista psicologico, mi sembra un tantino limitante.
      Per i cristiani, quelli non sono simboli, ed è proprio per questo che è così difficile avere Fede.
      E le Scritture (AT, NT, Atti, ecc.) sono storie! Certo, da un punto di vista linguistico, filologico, esegetico, non può essere preso tutto per oro colato, soprattutto nell’AT.
      Tuttavia, la tua osservazione mi ha fatto riflettere su una possibile “vicinanza” tra l’invito all’accettazione e quello a confidare nella misericordia divina (io ci conto molto, perché sono proprio un disastro 😀 )

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      1. L’idea che mi sono fatto fino a questo momento è che psicologia e spiritualità non sono due cose così distinte.

        La lettura psicologica, che è certamente riduttiva, è l’unica che mi ha convinto.
        La mia ragione infatti mi porta a farmi delle domande: da dove vengono queste storie? Chi le ha scritte? Posso ritenerle attendibili? Perché quelle bibliche si, mentre quelle riportate in altri libri (dove si raccontano cose grandiose) no?
        Perché avere Fede in quelle bibliche e non nelle altre?

        Le lenti psicologiche (psicoanalitiche) mi sembrano lo strumento migliore per leggere quelle storie nel modo “giusto”.
        Io non credo affatto che siano racconti di fantasia o superstizioni: credo che contengano delle verità, ma verità psicologiche.

        Mi piace vedere come popoli profondamente diversi (nel tempo e nello spazio) giungano comunque a delle stesse “macro-conclusioni”.

        Detto questo, io mi rendo conto che non c’è solo la ragione (la razionalità).
        C’è un’anima che necessita di essere nutrita d’altro, del Mistero e della Trascendenza: anche io sento tutto questo.
        E allora certe storie, certi miti, certi racconti religiosi parlano in qualche modo a quelle parti di me più antiche e ancestrali.

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      2. Io mi pongo le stesse tue domande ma cerco di risolverle tramite i miei studi di linguistica, filologia e teologia (quest’ultima, assai scarsa, e solo per l’esegesi: io voglio sapere cosa vuol dire quello che c’è scritto lì, quando è stato scritto, da chi, quali errori di traduzione possono aver alterato la tradizione di passaggio da una lingua all’altra (c’è di tutto: ebraico, aramaico, greco e dopo, con tutta calma e assai male, latino).
        Pensavo che lo avessi capito: io NON ho fede. Io cerco e basta. Trascendenza: è un forte richiamo anche per me.
        Per quanto riguarda le ‘verità psicologiche’: per me la psicologia è una disciplina e non sempre usa il metodo scientifico, quindi non può portare a verità scientifiche, altrimenti con mezzo mondo che sta in terapia da anni forse staremmo tutti un po’ meglio. Senza contare che ci sono enormi differenze tra psicologia, psichiatria, psicoterapia (di varie correnti), psicanalisi…
        La spiritualità è molto di più: è un mondo, un bisogno, un afflato: proprio l’anima di cui parli. Ovvio che non abbia molto a che fare con la ragione:
        Scusa se mi “scaldo”, se rischio di fare la figura della saputella, ma questi temi m i appassionano molto ed è sempre interessante parlarne con te 🙂

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      3. Capisco benissimo la “foga” perché questi sono argomenti meravigliosi 😀

        Io ho fatto un altro percorso di studi “ufficiale” (campo più scientifico), ma il mio cuore è altrove, è proprio qui.
        Soprattutto dopo aver iniziato un percorso di psicoanalisi che per me è qualcosa di spirituale, ecco perché continuo a parlarne.

        Ho avuto la sensazione di essere addormentato, poi entrando a capofitto nella tana del bianconiglio (psicoanalisi) ho la sensazione di capire molte più cose e di vedere la realtà che mi circonda con occhi totalmente diversi.
        Una sorta di conversione laica insomma 🙂

        Per verità psicologiche intendo verità riscontrabili nel quotidiano.
        Per dirne una dal mondo cristiano: “non giudicare per non essere giudicati”.
        Questa è una constatazione che anche gli psicologi evangelizzano: puntare il dito addosso a qualcuno, essere severo nei confronti di qualcuno, ti rende automaticamente severo anche verso te stesso.

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      4. Grazie per i chiarimenti!
        Ora sono in vacanza e, dopo due anni che non ci venivo, sto soffrendo di un po’ di mal di montagna (sintomi vari oltre ai miei soliti acciacchi) quindi faccio “mba-mba” come i pesci rossi nella boccia e tanto più in là di così non vado,
        Mi devo riprendere da un paio d’anni veramente faticosi.
        A presto!

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      5. Rarefazione dell’ossigeno, mal di testa, affanno e altro: non proprio gradevole, ma non sempre. In questo caso, forse è anche perché non ci venivo da un po’ ed ero già stanca di mio.
        Grazie, comunque 😉

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      1. So che tra i cuccioli di lupo, se uno di loro morde troppo forte durante il gioco, viene escluso dal gruppo e con lui non giocano più. Il “senso di colpa” potrebbe essere nato un po’ così: il piccolo lupo aggressivo comprende che quella cosa non si deve fare.
        Quando anche i lupi avranno sviluppato la coscienza, forse quella sensazione sarà ancora più articolata fino a diventare senso di colpa.
        Chissà! 🙂

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  2. Amo molto Terzani, ho letto tutti i suoi libri e li ho trovati illuminanti. Ho persino una sua foto alla parete. Ma su questo pensiero non sono d’accordo. Il senso di colpa serve se viene vissuto come un sincero pentimento e non come una semplice zavorra sul cuore. Serve perché è quel senso di disagio che ti permette di capire chi sei, quali sono i tuoi valori e cosa ti sporca lo spirito. Altrimenti si rischia di vivere come se tutto fosse lecito… ma non è così, soprattutto sotto il profilo spirituale.
    Buona serata.

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    1. Comprendo quanto dici. Il buddhismo ha però un concetto assai diverso della colpa, rispetto al cattolicesimo. A livello individuale è ovvia una necessità del sentimento di colpa per evitare derive pericolose, ma credo sia innato nella maggior parte degli esseri umani. Quello che personalmente rifiuto è il concetto di colpa a priori tiico della Chiesa. Il peccato originale e tutto il resto.

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