In prima pagina

Come avrete sicuramente letto e/o visto, la mia città è su tutte le prime pagine e tutti gli schermi per il brutale omicidio avvenuto in pieno giorno nell’indifferenza generale.

Non solo vivo in un posto dove si ammazza la gente per strada, ma anche dove tutti restano guardare, anzi, a filmare.

Non è una novità, succede ormai un po’ dappertutto e dovremmo seriamente fermarci a riflettere sulla deriva di questa società dove la vita di un tuo simile non conta più nulla, conta soltanto lo spettacolo della sua agonia che ti garantisce tanti like sui social.

A volte, vi giuro, rimpiango la Cina.

A volte arrivo addirittura a chiedermi se giunti a questo punto non serva il pugno di ferro per rimettere in riga questo popolo senza remore né midollo.

Ma vogliamo parlare di quello che ho letto sui giornali? Gli articoli stessi sono pieni di grassetti che evidenziano le origini campane dell’assassino e della moldava che ha filmato il tutto. Questa è la qualità della stampa italiana.

Adesso ci si interroga se la mano omicida sia stata mossa da razzismo. Ci si chiede anche se qualcuno fosse intervenuto se nella stessa situazione ci fossero stati due bianchi.

Vi rispondo io: NO.

Il giorno dopo, sullo stesso corso, soltanto di sera, stessa dinamica con uomo a terra (bianco su bianco) e nessuno interviene. Un cameriere sistema addirittura i tavoli al bar.

Di cosa vogliamo discutere, gente?

Non c’è molto da dire. C’è solo TANTO da vergognarci.

P.S. in merito ai presunti problemi psichiatrici del soggetto, volutamente non mi esprimo.

33 pensieri riguardo “In prima pagina”

  1. La comunità…manca il concetto di comunità secondo me.
    Se vedi che stanno aggredendo una persona che la senti vicina a te (appartiene alla tua comunità, quindi è sorella o fratello), intervieni eccome, perché è un pezzo di te che stanno aggredendo.
    Se invece ognuno pensa a sé….meglio una bella manciata di like e chissenefrega di quello che muore (non sono fatti miei).

    La pandemia ci aveva fatto sentire tutti fratelli, perlomeno i primi mesi. Poi ci siamo nuovamente dimenticati.

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  2. Infatti , la questione non è il razzismo , ma la disumanizzazione ormai operante ovunque. Viviamo la vita come se fossimo spettatori di tutto , anche della nostra vita…le cose ci accadono , ci capitano , non sappiamo cosa vogliamo , non siamo minimamente responsabili della nostra vita e diamo sempre la colpa agli altri ..l’unica cosa che ognuno di noi puo’ fare e non diventare così, freddi e senza cuore .

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    1. Allora, ho volutamente omesso perché il discorso è lungo e ovviamente la colpa è anche di chi ha permesso a questo elemento dichiarato infermo di mente al 100% (così scrivono) e col suo tutore a oltre 200km di andarsene a vivere e lavorare e a dare di matto indisturbato per il mondo.

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  3. “A volte, vi giuro, rimpiango la Cina.”: ovvio che tu non ci abbia mai vissuto. E questa affermazione mi lascia senza parole. Dai, tranquilla, tra poco si accaparra Taiwan.
    Scusami, su questo tema mi sono spesa già abbastanza in un altro post. Appena lo ritrovo te lo linko.

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    1. Io non vedo alternative per quello che è diventata questa società. Non c’è più alcuna fiducia non solo nelle istituzioni e nelle forze dell’ordine ma nemmeno nell’essere umano.

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    2. non ho capito se tu ci hai vissuto.
      io diciamo che ci sono stato a tre riprese per un totale di quasi due mesi e ho una figlia che ci ha vissuto per cinque anni.
      dovesse interessarti la mia opinione di prima e seconda mano, sono a tua disposizione.
      direi a te e ad altri di diffidare della propaganda, comunque, a prescindere.

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      1. Purtroppo non ho domande specifiche da porti.
        Anche mio marito ci è andato parecchie volte per lavoro.
        Io non stavo diffidando della propaganda, mi riferivo solo a una “preferenza per la Cina” sulla quale – credo – sia permesso dissentire.
        Grazie comunque per la risposta 🙂

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      2. sarebbe interessante un confronto di esperienze fra chi ci è stato, per sfuggire alla propaganda, intendevo la nostra, ovviamente, visto che quella cinese praticamente non ci arriva e quindi non facciamo fatica a difendercene.
        le “preferenze per la Cina” non hanno una storia troppo positiva alle spalle ed hanno ignorato pesanti contraddizioni di quel paese; ma la diffidenza per la Cina ha alle spalle una storia anche peggiore.
        ci serve un giudizio equilibrato, fatto di luci e di ombre; non ci serve chi vede solo luci o solo ombre.

        grazie anche a te per la risposta.

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  4. Abbiamo dimenticato cosa sia l’umanità, la solidarietà, l’essere d’aiuto agli altri sé questa persona ha bisogno d’aiuto. I buoni sentimenti sono stati dimenticati a favore di un mondo menefreghista, indifferente ed egoista… e tutto questo fa davvero paura, 😞.

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  5. accidenti alle notifiche impazzite di wordpress, questa domanda me la stavo perdendo…
    non vorrei passare per un esperto di cose cinesi, semmai dovrei sentire mia figlia, però posso dire alcune cose superficiali in parte frutto di osservazioni, in parte di letture varie.
    il rapporto tra individuo e gruppo sociale nella cultura cinese è molto diverso da quello stabilito in Occidente: semplificando, si potrebbe dire che nella nostra mentalità l’individuo è la base della società e dall’individuo nasce il gruppo. la figura quasi mitica di Robinson Crusoe è il nostro paradigma: Robinson vive da solo per anni nell’isola deserta, poi incontra un indigeno, lo chiama Venerdì e ne fa il suo servo; è nata in piccolo una società di tipo occidentale.
    nella cultura cinese, invece, il gruppo è la base della vita sociale e dal gruppo DERIVA l’individuo; l’individuo stesso non potrebbe vivere fuori del gruppo; una libertà dell’individuo CONTRO il gruppo è inconcepibile; al massimo possono esserci contrapposizioni di gruppo.
    è molto significativo il valore che noi diamo al termine ragione; per noi la ragione è prima di tutto una facoltà individuale e può portare il singolo a contrapporsi ai valori sociali dominanti; per il cinese l’ideogramma che indica il termine astratto ragione disegna un recinto ce racchiude un villaggio: la ragione è prima di tutto l’opinione del gruppo.
    un’altra cosa che mi ha colpito come viaggiatore attraverso la Cina tre volte è la dimensione pubblica, collettiva, del divertimento: i cinesi si ritrovano nei parchi la mattina fisica a praticare sport di gruppo, oppure ballano la sera e la notte per le strade; la musica è sempre molto diffusa, ma è quasi sempre di gruppo.
    si deve aggiungere a tutto questo che nel buddismo popolare ampiamente diffuso in Cina il successo, il benessere, la buona salute sono obiettivi e valori etici, ma sono sempre vissuti e interpretati alla luce di questa premessa: sono, prima di tutto, il successo, il benessere, la buona salute del gruppo, di cui poi beneficia anche il singolo.

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