Come si cambia

“Come si cambia, per non morire…”, cantava la Mannoia.

Ieri un post di Tlon mi ha letteralmente dato una scossa e obbligato a far mente locale per tutte le volte che ho ceduto all’impulso e “condiviso” il mio sdegno, o, maggiormente, la mia rabbia.

Leggo questo:

Sui social «lo sfoggio di autenticità si è dimostrato un valore particolarmente redditizio», come ha scritto profeticamente Mark Fisher. Il problema di questa autenticità diffusa è che si tratta di materiale emotivo non elaborato che viene perennemente riversato online, utile a spostare voti e a indirizzare pubblicità e molto dannoso dal punto di vista della fioritura personale. Gettare quotidianamente il proprio flusso di coscienza addosso al mondo significa condannare a morte interiore se stessi, togliendo agli altri lo spazio di espressione.

Io che ho sempre sostenuto e osannato il flusso di coscienza come atto liberatorio e sanificatore, mi sono ritrovata a chiedermi: ma ho sempre sbagliato?

Tutto il materiale emotivo non elaborato mi ha impoverito e impedito di evolvere in qualche modo?

E chi mai sapeva che il materiale emotivo andasse elaborato?

Sono sempre stata fiera del mio istinto, lo consideravo quasi un sesto senso, e non avevo mai preso in considerazione l’idea di dover elaborare le emozioni, neanche quando diventavano ingombranti e travolgenti. Considero però il fatto di mettersi in discussione e l’aver imparato a dubitare, in primis di me stessa, un innegabile progresso. La mia natura radicale c’è ancora ma è apparsa una nuova parte di me (o forse è una parte antica, che stava soltanto in disparte) che le mette un freno e le fa vedere le cose da una nuova prospettiva.

Tlon parla di fioritura personale, io non mi aspetto tanto ma applaudo al concetto di “decluttering digitale per una sana ecologia della mente“: seguire ciò che ci fa BENE, che ci arricchisce in qualche modo e non alimenta la nostra emotività per lucrarci magari sopra.

Da tempo l’avevo messo in atto, senza nemmeno sapere che questo processo avesse un nome, ma per un vero minimalismo social c’è sempre margine di miglioramento. Mi capita ancora di leggere cose che mi fanno indignare, arrabbiare e venir voglia di condividere immediatamente per gridare al “mondo” quello che penso. Allora il decluttering non è completo. Mi applicherò di più, anche se mi sembrerà di andare contro natura. Magari, alla fine, mi sentirò veramente meglio. Se così dovesse essere, ve lo racconterò.

Photo by Gilberto Olimpio on Pexels.com

2 pensieri riguardo “Come si cambia”

  1. Tutto il materiale emotivo va elaborato, è anche ciò che sta alla base della psicoterapia: prendere coscienza della propria emotività esperita nelle diverse situazioni di vita, un’emotivitá che una volta rilevata va analizzata e rielaborata per poter essere assorbita dal nostro Sè e poter entrare a far parte della nostra struttura interiore nel modo più armonioso possibile. Proprio come sosteneva Bion nella sua teoria del contenimento, il punto focale è il “saper pensare” e l’attività del pensiero deriva totalmente dalla sfera emotiva. Riferendosi alla relazione madre-bambino, Bion sostiene che per poter apprendere il pensiero il bambino ha bisogno di un “contenitore”, la madre, che contenga tutti i suoi vissuti emotivi; il contenitore efficace è proprio quello che prenderà questo vissuto, che lo edulcorerá e lo riorganizzerá riproponendolo al piccolo in questa forma rilavorata, adatta alla sua comprensione. È proprio questa azione di “reverie” che permette l’apprendimento del pensiero. Ed è proprio quello che dovremmo fare con le informazioni che decidiamo di condividere: reimmettere materiale emotivo lavorato in una forma che consenta lo sviluppo del pensiero per l’altro.

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