WASP

Ho conosciuto i WASP una decina d’anni fa e per tanto tempo Blakie Lawless ha dato voce alle mie emozioni, ai miei pensieri. Posso stare per mesi senza riascoltarlo ma ci sono stati d’animo che soltanto lui può aiutarmi a “curare”.

La mia rabbia lascia il posto a un nichilismo devastante. Tre anni di meditazione mi hanno soltanto insegnato a riconoscerne le cause e, faticosamente, ad accettarle. Ma anche se ormai mi pongo domande alle quali non ho più paura di rispondere, restano dentro tanti nodi da sciogliere, tanto fango da lavare e un carico di dolore che nel tempo si è trasformato in veleno corrodendo parti di me.

I was the warrior, with an anthem in my soul
The idol of eight thousand
lonely days of rage ago

There’s hate on face
The last that i’ll ever see
As i stare into the eyes
Of my misery
And i’ll leave you
With the memory of me
My sweetest revenge lies here
In you misery

Don’t you hear me
Don’t you hear me
Don’t you fear me
Of never coming back
Do you know what it’s like
When heaven’s hung in black

Lascia che sia

“Lascia che le cose si rompano,
smetti di sforzarti di tenerle incollate.
Lascia che le persone si arrabbino,
Lascia che ti critichino,
la loro reazione non e’ un problema tuo.
Lascia che tutto crolli,
e non ti preoccupare del dopo .
Dove andrò?
Che farò?
Nessuno si e’ mai perso per la via,
nessuno e’ mai rimasto senza riparo.
Ció che e’ destinato ad andarsene
se ne andrà comunque .
Ció che dovrà rimanere, rimarrà comunque.
Troppo sforzo, non e’ mai buon segno, troppo sforzo e’ segno di conflitto
con l’universo.
Relazioni
Lavori
Case
Amici e grandi amori
Consegna tutto alla terra e al cielo, annaffia quando puoi, prega e danza
ma poi lascia che sbocci ciò
che deve e che le foglie secche
si stacchino da sole.
Quel che se ne va, lascia sempre spazio
a qualcosa di nuovo: sono le leggi universali.
E non pensare mai che non ci sia
più nulla di bello per te,
solo che devi smettere di trattenere
quel che va lasciato andare.
Solo quando il tuo viaggio sarà terminato, allora finiranno le possibilità,
ma fino a quel momento,
lascia che tutto crolli, lascia andare,
let it be.”

Claudia Crispolti

Noi, la terra, la guerra. (Susanna Tamaro)

Dal Corriere di oggi, Susanna Tamaro ci ricorda quale sia la nostra natura e del bisogno di ritrovarla.

https://www.corriere.it/cultura/22_aprile_12/noi-guerra-natura-perche-dobbiamo-tornare-fragili-b2b5c67c-ba7e-11ec-ac09-3ceafb137606.shtml

Cancellando la sacralità della terra abbiamo annullato anche la sacralità dell’uomo, il mistero attraverso cui si attua ogni destino, e questo annullamento purtroppo sta alla base della folle corsa che stiamo compiendo verso il transumanesimo. Che cosa infatti ci viene ripetuto in tutti i modi possibili? Che siamo soltanto merce e che nessuna etica ci appartiene, tranne quella del commercio. Non esistono più le virtù, non esiste più il coraggio, non esiste più la grandezza d’animo, non esiste più quella capacità solamente umana di porsi davanti al destino e di affrontarlo. È il caos che ci sbatacchia di qua e di là, e l’unica àncora di salvezza che ci viene offerta è quella della tecnologia.

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Quotidianità

Da quando la guerra ha sconquassato il già precario equilibrio delle nostre vite, c’è chi fa fatica a ritrovare il proprio ritmo, la quotidianità. Io, per esempio, alterno momenti “buoni” ad altri in cui tutto mi sembra aver perso il suo senso. In verità mi chiedo se mai l’abbia avuto.

Comunque sia, si deve pur continuare a vivere. Mica si può star senza far niente ad aspettare che arrivi un’atomica a spazzarti via. Si deve andare avanti, anche se con più fatica, per l’improvvisa TOTALE consapevolezza della precarietà non solo propria ma della vita stessa.

Allora ben venga tutto ciò che aiuta, in primis la meditazione, soprattutto focalizzata su quel concetto così travisato dell’accettazione. Poi gentilezza (mētta) verso se stessi e gli altri. Fare qualcosa che piace, anche se non è importante, o sembra non aver senso. Darsi degli obiettivi raggiungibili a medio termine, non angosciandosi troppo per mète difficilmente raggiungibili.

Io ci sto provando. Parte della mia buona pratica di “mantenimento della normalità” è la mia Lily, che da ottimo maestro zen come è ogni cane, mi ricorda l’importanza della leggerezza, di divertirsi con quel che c’è quando c’è, di stare qui e ora. Perché non abbiamo tutto il tempo del mondo e ne sprechiamo troppo a complicarci la vita.

La lezione che il mondo non ha imparato dalla Bosnia

A trent’anni dall’inizio del conflitto più sanguinoso e terribile dalla seconda guerra mondiale, potremmo e dovremmo ripensare alle dinamiche che portarono a quelle atrocità disumane, perché sono sempre le stesse: le stesse di oggi in Ucraina, le stesse che muovono le guerre di tutto il mondo.

Speri sempre che, non essendo una minaccia per nessuno, non ti uccidano e ti liberino il giorno dopo.

Pensi che vuoi vivere e rivedere la tua famiglia, è il modo di pensare degli esseri umani.

Quando ti ritrovi in una situazione simile e sai che non hai fatto niente di male, pensi che il mondo farà qualcosa per aiutarti. Ma naturalmente non funziona così.

Kemal Pervanic

https://www.internazionale.it/video/2016/12/21/bosnia-lezione-mondo

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Come si cambia

“Come si cambia, per non morire…”, cantava la Mannoia.

Ieri un post di Tlon mi ha letteralmente dato una scossa e obbligato a far mente locale per tutte le volte che ho ceduto all’impulso e “condiviso” il mio sdegno, o, maggiormente, la mia rabbia.

Leggo questo:

Sui social «lo sfoggio di autenticità si è dimostrato un valore particolarmente redditizio», come ha scritto profeticamente Mark Fisher. Il problema di questa autenticità diffusa è che si tratta di materiale emotivo non elaborato che viene perennemente riversato online, utile a spostare voti e a indirizzare pubblicità e molto dannoso dal punto di vista della fioritura personale. Gettare quotidianamente il proprio flusso di coscienza addosso al mondo significa condannare a morte interiore se stessi, togliendo agli altri lo spazio di espressione.

Io che ho sempre sostenuto e osannato il flusso di coscienza come atto liberatorio e sanificatore, mi sono ritrovata a chiedermi: ma ho sempre sbagliato?

Tutto il materiale emotivo non elaborato mi ha impoverito e impedito di evolvere in qualche modo?

E chi mai sapeva che il materiale emotivo andasse elaborato?

Sono sempre stata fiera del mio istinto, lo consideravo quasi un sesto senso, e non avevo mai preso in considerazione l’idea di dover elaborare le emozioni, neanche quando diventavano ingombranti e travolgenti. Considero però il fatto di mettersi in discussione e l’aver imparato a dubitare, in primis di me stessa, un innegabile progresso. La mia natura radicale c’è ancora ma è apparsa una nuova parte di me (o forse è una parte antica, che stava soltanto in disparte) che le mette un freno e le fa vedere le cose da una nuova prospettiva.

Tlon parla di fioritura personale, io non mi aspetto tanto ma applaudo al concetto di “decluttering digitale per una sana ecologia della mente“: seguire ciò che ci fa BENE, che ci arricchisce in qualche modo e non alimenta la nostra emotività per lucrarci magari sopra.

Da tempo l’avevo messo in atto, senza nemmeno sapere che questo processo avesse un nome, ma per un vero minimalismo social c’è sempre margine di miglioramento. Mi capita ancora di leggere cose che mi fanno indignare, arrabbiare e venir voglia di condividere immediatamente per gridare al “mondo” quello che penso. Allora il decluttering non è completo. Mi applicherò di più, anche se mi sembrerà di andare contro natura. Magari, alla fine, mi sentirò veramente meglio. Se così dovesse essere, ve lo racconterò.

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