Coscienza, come funziona? (Different)

Un articolo lungo ma decisamente interessante che illustra diverse prospettive sulla coscienza e il suo funzionamento.

Qui un estratto dai passaggi più interessanti:

Attualmente il cervello umano è l’entità biologica più complessa dell’universo conosciuto. È incredibile come un organo così piccolo possa essere tanto potente. Tuttavia, piuttosto che parlare di «cervello» al singolare, sarebbe meglio parlare di «cervelli» al plurale. La macchina cerebrale infatti non è univoca, ognuno ha il proprio «modello» con delle specifiche caratteristiche, plasmate dalla biologia, dalla cultura e dall’ambiente. Nessun cervello è uguale ad un altro, quello di ciascuno è unico come un’impronta digitale, eppure condivide con gli altri determinate caratteristiche che lo rendono «attivo» e che di conseguenza rendono la persona cosciente; ma cosa si intende con «coscienza» e soprattutto come funziona?

La coscienza è un’esperienza soggettiva. Tutti hanno coscienza, ma ognuno ha la propria coscienza dal momento che questa si basa sul funzionamento cerebrale dell’individuo ed ogni cervello differisce dagli altri per quanto detto prima.

Siamo coscienti quando siamo in grado di percepire consapevolmente gli stimoli esterni e di rispondere ad essi altrettanto consapevolmente, ma la percezione sensoriale di tali stimoli (più che altro l’elaborazione) non è mai univoca e non si basa solo sulle loro caratteristiche fisiche. È frutto di un complesso processo di associazione tra input e memorie ad essi collegate, intuitivamente differenti di individuo in individuo e soprattutto di cultura in cultura.

Vedere la coscienza come il frutto di una semplice relazione tra stimolo e risposta è riduttivo.

La coscienza è associata alle interazioni tra diverse aree del cervello, che a seconda della modalità di comunicazione, possono portare alla generazione di diversi livelli di coscienza, come ad esempio i diversi stati del sonno.

«Connettività» e «connettomica», come suggerisce l’etimologia, indicano il grado di connessione tra le diverse aree cerebrali di un soggetto, e quindi la sua maggiore consapevolezza. Difatti, più le aree sono interconnesse e lavorano insieme, maggiore è la coscienza del soggetto di sé stesso e del mondo. Al contrario, più le unità lavorano autonomamente senza andare a formare una rete, più il soggetto tende a lavorare in modo meccanico, senza una vera e propria consapevolezza (e questo farà sempre la differenza tra uomo e macchina).

L’Integrate information Theory (IIT) pensata da Giulio Tononi propone di quantificare la portata della coscienza con la cosiddetta variabile PHI. Secondo la IIT le proprietà fisiche della realtà vengono spiegate in termini di causa-effetto. In altre parole, pensare al Duomo di Milano (causa) genera una serie di effetti a livello neurale (attivazione delle aree visive) che a loro volta sono causa per altri effetti (rievocazione delle emozioni collegate al ricordo del Duomo), anch’essi causa per altri fenomeni (presentazione alla consapevolezza della rappresentazione «Duomo di Milano» con tutte le informazioni associate). Si crea così una rete di connessione causa-effetto, tanto più intensa quanto più è cosciente l’individuo. Tramite PHI è possibile quantificarne la portata e tracciarne la forma tridimensionale. Si pensi alle applicazioni di questo modello: potrebbe essere in grado di dirci ad esempio se e quanto un embrione, una macchina o un paziente in coma sono «vivi».

Secondo Giulio Tononi tuttavia la coscienza non è solo una questione di «area più grande», difatti tutto il cervello nel suo insieme non sembra particolarmente adatto all’integrazione. Solo la sua parte posteriore massimizza il PHI. Durante il sonno, un terzo del tempo il paziente è completamente assente, ma per due terzi è conscio. Confrontando le aree tra le varie fasi, la differenza funzionale principale sta proprio nell’area posteriore del cervello.

Un supercomputer potrebbe essere in grado di fare esattamente le stesse cose di un umano, ma avrebbe comunque un PHI uguale a zero, e non avrebbe quindi coscienza.

PHI è letteralmente un quantificatore dell’esistenza. Stando alle parole di Leibniz, quello in cui viviamo è davvero il migliore dei mondi possibili per noi, dal momento che siamo noi a spiegarlo in termini tanto oggettivi quanto soggettivi sulla base della nostra particolare struttura causa-effetto, che non sarà mai uguale a quella degli altri. L’universo non esiste in quanto tale, ma esiste solo nella mente di chi lo osserva.

Anche gli animali hanno una sorta di coscienza pur non sapendo parlare, ed esistono innumerevoli intelligenze artificiali in grado di riconoscere il linguaggio e dare una risposta, pur non avendo una vera e propria coscienza. Dunque dov’è la verità? La mente umana ha la fantastica capacità di differenziare i concetti in categorie semantiche. Il cervello, mentre impara, si sviluppa tramite strutture ad albero, come fosse un corallo. Con altri primati condividiamo la conoscenza dei concetti chiave (numeri, lettere, oggetti), ma solo noi a abbiamo un linguaggio di pensiero che ci permette di discernerli in simboli mentali e combinarli in programmi (linguaggi) mentali.

Negli scimpanzé sono stati trovati ben 39 comportamenti «culturali» quali esibizioni sessuali, modo di intrecciare le mani, modo di usare gli utensili per catturare le termiti o per aprire le noci. Quello che c’è di unico negli uomini è la forma di coscienza insolita che caratterizza tali comportamenti. Si tratta di uno stile cognitivo particolare, infatti, in linea con quanto detto nel paragrafo precedente, gli esseri umani tendono a scomporre l’ambiente in simboli mentali astratti. La stessa atomizzazione non è visibile negli altri animali, che invece analizzano il mondo in modo olistico. L’uomo, una volta decostruito il mondo, usa le componenti a piacimento per assemblare le proprie rappresentazioni. Viviamo dunque nella versione del mondo che ricostruiamo all’interno delle nostre menti, quindi ogni mondo non è altro che un costrutto, un racconto, frutto delle credenze individuali, a loro volta provenienti dalla cultura di origine.

L’uomo è cosciente perché è creativo.

L’uomo è cosciente perché sa di sapere e sa di essere.

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Non si può imbrigliare il vento. (poesia nativa)

Il susseguirsi di molti inverni
segna i cicli della Ruota,
le linee sul mio vecchio volto
mostrano tutto ciò che sento,
la natura del mio passaggio rimane un mistero,
poiché all’interno del mio cuore si trova il mio destino.


Quando non ero che un bimbo all’inizio del tempo,
mi stupivo alla scoperta delle meraviglie che incontravo.
Ora che sono anziano
ho imparato ancora una volta
che il peso di ciascun inverno porta,
come un amico, una scoperta nuova.

Non si può imbrigliare il vento!

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Bianco o nero

Il modo in cui oggi facciamo circolare idee e parole sui social tende a escludere l’effetto sorpresa: ognuno ripete il copione del suo schieramento.

Jonathan Bazzi

Sabato scorso ho scritto un articolo in per l’ennesima volta davo voce al MIO pensiero, soddisfacendo l’umano bisogno di visibilità, che ribadisce la nostra esistenza. Non l’ho pubblicato. E ho fatto bene. Di solito sono molto più impulsiva e se qualcosa ha imparato a frenarmi è soltanto un progresso.

Non c’è veramente bisogno di continuare a esprimere il proprio punto di vista in merito a qualcosa di così complicato come una guerra, si tenderà sempre e soltanto a essere faziosi e si contribuirà all’alimentazione della dicotomia sociale, già così netta.

Il mio pensare radicale non aiuta me e non serve al mondo.

Certamente, ho sempre le mie opinioni. Che hanno il peso di tutte le altre, da qualsiasi parte pendano. Per rimanere però mentalmente aperti è bene ascoltare tante voci e riconoscere l’illusione che si cela dietro ad ognuna, la propria in primis.

Quello che sento è che esprimere il proprio assenso o dissenso è anche un modo per sfogare,almeno in parte, la propria frustrazione per qualcosa su cui non si ha la minima influenza.

Basta però riflettere sulle miriadi di cose su cui non abbiamo la stessa minima influenza per renderci conto che è qualcosa che non dobbiamo combattere, ma imparare ad accettare.

Come? Guardandosi dentro, osservandosi in tutte le proprie sfumature e contraddizioni, abbandonando per prima cosa il giudizio per noi stessi e dando spazio all’opportunità di considerare tutta la nostra interezza, imperfetta com’è.

La consapevolezza della propria complessità è l’anticamera di quella dell’altro e del mondo. Magari non arriveremo a comprenderlo, ma lo scopo non è capire: è accettare.

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Guerra e testosterone

Dalla pagina di Luca Paladini:

È stato verso mezzanotte su la7.

Dopo un documento straordinario che ha raccontato a cosa si è ridotta la vita degli afgani in balia dei talebani, Francesca Mannocchi che ripartirà per Kiev nei prossimi giorni ha sentito di dover aggiungere una cosa sulla guerra in corso ma non quella sul campo di battaglia.

Quella delle dichiarazioni sui tavoli istituzionali, quella guardando fisso in telecamera o davanti a un taccuino.

“C’è troppo testosterone”.

E seppur lapidario l’ho trovato un commento molto esaustivo.

Senza dimenticarsi neanche per un secondo che gli invasori sono i russi e gli invasi gli ucraini, intorno si è sdoganato un linguaggio celodurista che ha reso l’opzione nucleare, una delle tante sul campo. Una cosa di cui si può tranquillamente conversare.

Roba da maschi che giocano a fare a chi ce l’ha più lungo, con di mezzo le nostre vite.

Eh già, la guerra è questione da uomini. Gli strizzacervelli hanno un bell’elucubrare sulle dinamiche mentali dei potenti, indagandone i più reconditi istinti. Eppure tutto si risolve in un moto ancestrale di predominio sull’altro, che milioni di anni di evoluzione non sono riusciti a estirpare.

Il diritto di dissentire

Stamattina leggevo su Domani un editoriale del politologo Salvatore Vassallo. Sono rimasta sinceramente perplessa dal paragone che fa tra chi vede di cattivo occhio l’invio di armi agli ucraini e i complottisti no-vax del covid.

A quanto pare, sostenere che la NATO sia una concausa di questa guerra equivale a dire che il covid è stato liberato con il preciso scopo di instaurare il NWO, che i vaccini hanno i microchip ecc ecc.

Io non riesco a trovare un nesso logico, in questo ragionamento.

Ho paura che, similmente a quanto fanno i salottari da tv, che fino a ieri si riempivano la bocca di vuote e deleterie parole virali e oggi hanno lasciato il posto ancora caldo a sedicenti esperti di geopolitica (leggi Orsini), il pensiero che vuole essere fatto passare per dominante e politicamente corretto è ugualmente pericoloso.

Si può essere contro l’invio di armi e contemporaneamente contro l’aggressione. Si può ricordare che, se pure la NATO non c’entri, la situazione ucraina non era esattamente paradisiaca fino a un mese fa. Si può faticosamente farsi un’opinione in merito, cercando nei libri e nelle poche voci autorevoli della stampa. Si può ribadire il proprio diritto a esprimere il giusto disappunto di fronte a una politica cieca, che fino a ieri preferiva non vedere il volto di colui col quale faceva affari a cui oggi non può permettersi di sottrarsi.

Quindi, questo editoriale di oggi, come un altro di ieri a diversa firma e su altra testata, mi fanno sempre più propendere verso un’avversione alla retorica giustificatrice a reti unificate.

foto repertorio ANSA

L’ATTACCAMENTO ALLA QUIETE

Articolo di Buddhismo Theravada Italia

Se riesci a lasciar andare la pace mentale che hai sperimentato, potrai anche lasciar andare ciò che ti disturba. Ma chi vorrebbe mai lasciare andare la pace? Tuttavia, bisogna lasciarla andare. Non mollare la presa significa afferrarsi strettamente. Attaccarsi alla tranquillità è in contraddizione con le parole del Buddha. Ritorna alla tua vita piena di sofferenza, e osserva se la accetti o la rifiuti. Cosa è corretto, accettare o rifiutare? Accettare l’amarezza della vita è praticare correttamente.

Rifiuti qualcosa perché ti fa sentire esausto. Ti senti esausto perché sei attaccato alla tranquillità. Ora capisci qual è la debolezza? Perché ti sei attaccato alla pace? Finché ti aggrappi alla pace, continuerai a trattenere anche quello sfinimento dovuto alla brama, all’avversione e all’odio, come contraltare.

Ora, cosa bisogna fare per eliminare bramosia e rabbia, per essere liberi per l’eternità? Abbiamo bisogno di una libertà eterna. Quindi lascia andare la pace. Questa è la via per la libertà. Ora ti sarà chiaro cos’è che ti blocca nella vita. Se la nostra saggezza non è abbastanza ampia, ad un certo punto della nostra ci sentiremo bloccati.

Non farti intrappolare dalla tranquillità in nessun momento, mentre percorri il sentiero per il Nirvana.

La tua mente è molto astuta. La mente crea una pace per bloccare il tuo percorso. La mente pensa ”ora Lui/Lei si sbarazzerà del Samsara. Cosa devo fare per fermarlo? devo creargli una pace a cui si attacchi per molto tempo”.

Anche in uno stato di pace, cosa proveresti a lungo termine? Esattamente la stessa bramosia, la stessa avversione e lo stesso odio. Rifletti sul fatto che ciò che abbiamo fatto fino ad ora è stato scambiare una cosa con un’altra, nei momenti di noia. Quando ti annoi, ti afferri a qualcos’altro di diverso da ciò che hai.

Ma a cosa conduce questo scambio? Unicamente allo sfinimento. Ciò è completamente sbagliato e non ti porterà mai al Nirvana.

Quanto è costata la missione Covid dalla Russia all’Italia?(Corriere)

Perché dovremmo mai fidarci delle parole tranquillizzanti e minimizzanti dell’allora premier Conte? I governi di ogni colore ci hanno abituato ad inganni più o meno clamorosi e nella gestione pandemica, in Italia, molti conti non tornano.

Per quanto riguarda la misteriosa missione russa mentre a Bergamo morivano a frotte, pare che il nostro Bel Paese abbia speso OLTRE TRE MILIONI DI EURO.

Ma gli aiuti ricevuti da Mosca non sono stati sufficienti a coprire nemmeno il fabbisogno di un giorno.

Inoltre, i russi hanno preteso il rimborso spese, ovviamente accolto e elargito:

Dall’elenco delle spese risulta infatti che furono elargiti circa 100mila euro per ogni volo, ma soprattutto che ai tredici aerei, se ne aggiunsero in seguito altri quattro per un totale di oltre un milione e mezzo di euro.

E ancora:

tutti i russi furono ospitati a spese del governo italiano in un hotel di Bergamo. Il conto finale da poco più di 400mila euro fu saldato dalla Regione Lombardia che è in attesa del rimborso da palazzo Chigi. Un altro milione è stato già versato per le spese collegate relative agli italiani – soprattutto militari – che hanno affiancato la delegazione.

C’è del marcio, in questo Paese. Ma ciò che più temo è la nostra passività come popolo, indolente e semplicista nel profondo, spesso menefreghista. Avremmo dovuto indignarci da anni e anni per come la cosa pubblica viene gestita e invece basta rincoglionirsi dietro a una palla o a una moto o un’auto che sfreccia e lasciare che tutto vada in malora, com’è sempre andato.

https://www.corriere.it/economia/lavoro/22_marzo_23/quanto-costata-missione-covid-italia-russia-22eb2db8-aa23-11ec-a7d6-08630d5b986a.shtml

immagine dal Corriere della Sera

Ciliegina sulla torta: https://www.rainews.it/articoli/2022/03/vaccino-sputnik-limmunologa-viola-ricevetti-una-strana-telefonata-quando-lo-bocciai-36b3740e-ebe7-41ad-a0dc-0a31e22790f7.html

Perché Zelensky ha paragonato Genova a Mariupol

Non c’è che dire, lo studia bene il copione. A seconda del pubblico a cui deve rivolgersi!

Durante il discorso tenuto davanti alle due Camere oggi nell’Aula di Montecitorio, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha citato Genova paragonandola a Mariupol. Scopriamo il riferimento storico che tristemente accomuna le due città portuali.

Perché Zelensky ha paragonato Genova a Mariupol

Propaganda Life. Toni Capuozzo

Articolo di Toni Capuozzo, dalla sua pagina Facebook. Lui, che di guerre ne ha viste tante, può permettersi di esprimere opinioni che fanno riflettere e non schierarsi da una parte o dall’altra. Per questo lo condivido interamente.


Ci sono due propagande. Sì, però l’una è la propaganda dell’aggressore, connaturata a un regime. L’altra è la propaganda dell’aggredito, che pur di resistere e invocare aiuto deve spararla un po’ grossa. Vero, ma l’audience israeliana, che purtroppo di Storia ne ha patita, non ha abboccato al paragone tra Putin e Hitler, e al genocidio degli ucraini. E’ guerra, e mettere in conto la propaganda non vuol dire mettere tutto sullo stesso piano, confondere e confondersi: vuol dire semplicemente non cascarci. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha firmato un decreto in cui accorpa tutti i canali televisivi nazionali in una singola piattaforma, citando l’importanza di “una politica d’informazione unificata” sotto la legge marziale: lo riporta l’agenzia di stampa Reuters..
Adesso che la guerra si è incistata, e minaccia davvero di durare, la propaganda si è affilata, da entrambe le parti. Tra l’aggressore, ma anche tra l’aggredito. La Russia fa spot in cui i manifestanti non vengono trascinati in commissariato ma si mettono sottobraccio ai poliziotti per formare una Z. L’Ucraina rifà del buon vecchio rock, come vediamo. Va peggio quando la propaganda diventa cronaca. Leggiamo di violenze sessuali dei soldati russi. Ci vengono in mente i numeri delle violenze nella Germania che veniva liberata dal nazismo, o gli stupri etnici dei Balcani: possiamo escluderlo ? Possiamo escludere che una nonna abbia fatto fuori 8 soldati russi con una torta avvelenata ? Che una massaia abbia abbattuto un drone con un vasetto di cetrioli sottaceto ? Ci sono notizie che non diventano tali. Come quel conduttore della televisione ucraina che ha citato esplicitamente Eichmann sostenendo la necessità di uccidere i bambini del nemico, prima che diventino vendicatori. Certo, rovinerebbe il No pasaràn. Non fa notizia la diserzione di un estremista di destra americano dalla legione dei volontari: racconta che sequestrano loro i passaporti. Ci sono almeno tremila passaporti statunitensi nei cassetti. Ovviamente c’è propaganda nel guardare al mondo, e a come si schiera: Boris Johnson che dice che la Brexit è simile alla resistenza ucraina -amore per la libertà – passa inosservato. Se un attore sconosciuto si pronuncia in modo gradito, megafono, se Nikita Michalkov si esprime per Putin, gli oci cjornie, gli occhi neri, restano chiusi.
E’ peggio, la propaganda, quando riguarda i civili : la ricerca infinita dei morti nel Teatro di Mariupol, l’eterna domanda: bombardamento sbagliato, ricerca volontaria del civile da punire perché più facile, in guerra a chi capita capita, e del resto hanno distribuito le armi ai civili, o scudo umano da esibire , quando lo scudo si spezza, allo sdegno del mondo e alla domanda di nuove armi ? O solo prezzo inevitabile, senza bandiera, dell’orrore di una guerra urbana ? Vale anche per i deportati. Ho visto filmati di persone fuggite da Mariupol verso le zone “russe” che raccontano di essere state trattenute a forza in città, dal battaglione Azov che occupava i loro appartamenti per farne postazioni. E’ impossibile ? Sembra vero che ci siano treni carichi di morti russi che viaggiano nella notte. Ed è logico che li nascondano alla propria opinione pubblica, e i nemici se potessero pubblicherebbero orario di partenza e di arrivo. Ma è credibile che siano morti ormai migliaia di russi e i numero dei morti civili sono grazie a Dio bassissimi, nonostante i russi siano crudeli e bombardino le camere da letto dei bambini ? E’ normale che non si veda mai, anche se i giornalisti e i fotografi sono tutti o quasi dal lato ucraino, un morto militare ucraino ? Li ho visti per la prima volta ieri sera, nel programma di Massimo Giletti, spintosi lodevolmente fino a Odessa. Ma il senso di quel mostrare era: dateci la no fly zone. E l’assedio di Kiev, di cui non si vantano i russi ma di cui si lamentano gli ucraini, che assedio è se i leader di Slovenia, Repubblica Ceca e Polonia arrivano in città in treno ? Se funzionano i telefonini, e c’è acqua e corrente elettrica: è il primo assedio soft della mia vita. Bisogna continuare a guardare, ad aiutare, a cercare di capire, ma senza rinunciare a ragionare. In Russia sono pochi quelli che si sottraggono alla propaganda. E in Occidente ? Il giorno in cui diremo tra noi e noi questo è troppo, non posso limitarmi a lanciare salvagente, a soccorrere naufraghi, devo buttarmi in acqua, il giorno in cui diremo più armi, il giorno in cui coerenza ci porterà a dire no fly zone, sarà tardi per chiedercelo,. L’unica cosa in cui si può credere sono le foto dei carri armati bruciati, e i volti dei civili che fuggono. Per quanto la propaganda di entrambi, aggressore e aggredito, ci inzuppi il pane quotidiano, sono la nuda sostanza della guerra, e non mentono. Hanno il mistero definitivo della morte, quelle Z sulle carcasse fumanti, e la solitudine senza tempo del dolore che ti porti dietro come un povero fagotto. Lì non conta la geopolitica, né il prender parte dei politici, né la chiacchiera di noi giornalisti, sul campo o in studio, è brusio. Ci sono solo quelle facce impietrite e quei ferri ritorti. Dicono poco, a volte niente, e dicono tutto.

Toni Capuozzo