Dedicato ai cercatori. E a me.

Non avrei mai creduto che dopo i quaranta mi sarei un giorno ritrovata a dover mettere in discussione tutto quello che pensavo di sapere su di me. Se non avessi perso tempo dietro vaghe e inutili dottrine più o meno new age e mi fossi rivolta ad un buon analista fin dai primi sospetti che fossi io a non girare per il giusto verso e non il mondo, magari ora avrei percorso un po’ più di strada, magari sarei a buon punto. Di certo non starei ancora qui, a vagare nella nebbia, senza sapere se mai ne uscirò.

Quando si cresce in una famiglia disfunzionale e la figura di riferimento ti priva delle tue necessità emotive, è praticamente scontato che svilupperai un disturbo borderline della personalità. Solo che non ne sei cosciente, perché tu sei tu, e non conosci altro modo di essere. Anche se il più delle volte stai male, la tua pelle ti sta stretta, e il vuoto che senti dentro è una voragine incolmabile. Un buco nero che risucchia ogni cosa, ogni persona che osi avvicinarsi a te.

Sei condannato senza saperlo a una vita mai soddisfacente, piena di relazioni instabili e mai costruttive. Totalmente incapace di riconoscere i bisogni dell’altro, perché ignori i tuoi stessi per primo. SE arriverà il giorno in cui ti metterai (finalmente) in discussione, BENEDICILO! È il primo passo verso il tuo vero sé.

Anche se perderai tutte quelle che credevi fossero le tue certezze, se stenterai a riconoscerti e proverai la sensazione di essere sveglio per la prima volta nella tua vita (anche se ti sembrerà di essere stato catapultato in un mondo surreale), sappi che ogni passo che farai d’ora in avanti sarà un passo costruttivo, per la prima dannata volta. Col tempo imparerai a non auto-sabotarti e magari, un giorno, persino a volerti bene. Allora ti accorgerai che nel tuo cuore non c’è più odio, né più rancore, né rabbia, perché anche chi ti ha ferito è a sua volta prigioniero delle sue distorsioni e incapace di agire altrimenti. Capirai che il passato non puoi cambiarlo, ma puoi decidere finalmente per il tuo futuro. Apprezzerai la libertà di non essere più schiavo delle tue incontrollabili emozioni e ti godrai la pace che deriva dalla vera conoscenza di se stessi. Quando sbaglierai, non sarai più lì pronto a condannarti, ma lo accetterai, perché sbagliare è umano. Se incontrerai dei giorni grigi, imparerai a ballare sotto la pioggia. Quando splenderà il sole, ti sentirai leggero e vivo come non mai.

Non sarà un cammino facile, ma è l’unico da intraprendere per trovare la nostra pace. E non importa quante volte ti fermerai, perché una volta sulla strada si può solo andare in una direzione sola: AVANTI.

Pausa estiva

Con la recensione di lunedì scorso, le mie letture sono ufficialmente in pausa. Sono immersa da giugno nella rechèrche proustiana e un grande, immenso classico come questo esige una lettura tranquilla, da centellinare in totale relax. Al momento sto per iniziare il terzo volume e questa rilettura si sta mantenendo assolutamente all’altezza delle mie aspettative. Nel mentre, anche perché è difficile girare con un vocabolario in borsa (data la mole dell’opera di Proust), mi fa compagnia anche qualche ebook. Al momento, su kindle, ho Tiziano Terzani, un autore che conosco e apprezzo, con Un indovino mi disse. Credo che sia un libro straconosciuto ma prossimamente vi racconterò comunque le mie impressioni.

Per il resto, ho da affrontare e risolvere qualche grana con me stessa. Sperando di riuscirci e di potervela raccontare, intanto vi auguro di trascorrere questo ultimo mese d’estate in serenità.

Un’amicizia

Ricordavo Silvia Avallone dai tempi di Acciaio e ho ritrovato con piacere la sua scrittura scevra di fronzoli e diretta come un pugno, all’occorrenza.


Più che un’amicizia, il rapporto tra Eli e Bea sembra una competizione mantenuta ben nascosta dietro l’apparenza. Al pari di un’altra famosa coppia narrata da Elena Ferrante, ci troviamo di fronte due personalità antitetiche e prevaricanti, ognuna alla sua maniera.


Un bel libro, assolutamente, scritto in maniera impeccabile e con una trama narrata superbamente. Resta però il fastidio provocato da un rapporto malsano protrattosi troppo a lungo, per chissà quale motivazione inconscia e reale. Delle due protagoniste si riesce soltanto a intuire quanto nascondono di loro stesse, del mondo interiore che racchiudono e che spesso, violento, tracima e si trasforma in azione. L’introspezione psicologica è curata ma si è preferito approfondire le dinamiche del rapporto piuttosto che le motivazioni non evidenti. Una scelta comunque efficace, che non appesantendo la narrazione ha garantito allo svolgersi dell’azione il ritmo fluido e veloce che richiedeva.

L’ultima guerra

L’ultima guerra tra gli uomini sarà una guerra per la verità. Si svolgerà in ogni singolo uomo. Sarà una guerra contro la propria ignoranza, contro la propria aggressione e la rabbia.
Soltanto una trasformazione radicale di ogni singolo uomo potrà diventare l’inizio di un’esistenza pacifica per tutti gli uomini.

Nikolaj Roerich
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