Io e i social

Esiste una stanchezza dell’intelligenza astratta..ed è la più terribile delle stanchezze.Non è pesante come la stanchezza del corpo..e non è inquieta come la stanchezza dell’emozione. È un peso della consapevolezza del mondo…una impossibilità di respirare con l’anima.”
Pessoa

Quando pubblicai questa citazione su Instagram avvertivo già chiaramente il peso di essere in un contesto non adatto a me. Con i social ci ho provato più volte ma sembra che io abbia qualcosa che inevitabilmente me li renda odiosamente nemici. Tanti anni fa aprii la mia prima pagina su Facebook, si chiamava Figlia del vento e la vidi crescere con piacere fino a quando per diverbi interni non decisi di chiuderla. Un’ altra mia creazione a cui ero particolarmente legata la chiamai Le affinità elettive, ma pure questa andò incontro ad un triste epilogo. All’epoca quel social era molto vivace e attivo, si cresceva subito e con il solo passaparola o pubblicandosi tra pagine amiche. Non c’era ancora minimamente l’ombra di post sponsorizzati, non si pagava per essere visti. Era ancora tutto relativamente nuovo e elettrizzante, la gente commentava e condivideva e bastava poco a farti sentire importante e felice. Certo, se questo era ciò che desideravi. Per me i problemi, contrariamente al resto del mondo, sono sempre arrivati appunto dal seguito. Sono sempre scappata quando i numeri cominciavano a salire; mi ha sempre spaventato il fatto che troppi mi leggessero e magari si aspettassero qualcosa da me. Anni dopo, un bel po’ di anni dopo, ho constatato lo stesso meccanismo su Instagram, o meglio, sul bookstagram, come viene chiamato nel gergo dei bibliofili: quella nicchia del social dove si parla quasi esclusivamente di libri, entrando in contatto con un mondo nel mondo non esente da invidie, cattiverie e gelosie. E anche da assurde fatiche per diventare micro influencers!

All’improvviso mi è apparsa chiara e lampante l’inutilità di esserci. Il fatto che a me non me ne fregasse niente di give away, di freebie, di contest, di followers e repost mi ha ribadito ancora una volta che il mio bisogno di espressione non passa da quei canali. Il mio è come un messaggio in bottiglia lanciato in mare, che un giorno, forse, qualcuno leggerà. Uno scrivere fine a se stesso, forse, ma ugualmente terapeutico.

Un blog è perfetto per questo. È come un diario non tanto segreto, in fondo.

Photo by Anthony on Pexels.com

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...