Marche stregate

Durante i terribili anni oscurantisti della caccia agli eretici e alle streghe, le Marche, regione pontificia per eccellenza, appiccarono meno roghi del resto d’Italia e d’Europa, potendo contare su una popolazione alquanto bigotta e morigerata.

Le streghe tanto odiate dalla Chiesa erano prevalentemente donne che si tramandavano le conoscenze delle erbe, con le quali rimediavano a molti disturbi e mali minori. Molte, però, erano anche in possesso di qualche particolare dote che le rendeva capaci di togliere malocchio e invidia. Alcuni si rivolgevano a loro, sapienti erboriste, addirittura per la preparazione di filtri, sovente d’amore, ma per lo più la loro opera era di cura.

Queste donne quasi sempre conducevano una vita solitaria e già solo per questo erano guardate con sospetto. L’ipocrisia del volgo ne faceva perfetti capri espiatori per tutto ciò che di male capitava al villaggio; infatti era praticamente consuetudine che proprio chi a loro si rivolgeva fosse il primo a denunciarle al Santo Uffizio.

Questo libro raccoglie la storia della stregoneria marchigiana impreziosita da diverse testimonianze di anziani che ne serbano tutt’oggi la memoria. D’altronde, anche se i roghi ecclesiastici si sono spenti da secoli, essi non sono riusciti a estirpare da queste terre come dal resto del mondo, le antiche conoscenze che ancora sopravvivono e vengono trasmesse o recuperate laddove un passaggio di testimone non sia possibile.

Orami le streghe non incutono più timore quasi a nessuno eppure persiste una superstizione figlia di tutto l’orrore che permea la coscienza collettiva di quel buio passato.

Le Marche stregate è un’opera preziosa per la conservazione delle tradizioni popolari e senza alcun dubbio una lettura illuminante che ci permette di comprendere come certi atteggiamenti e schemi di pensiero delle masse siano sostanzialmente identici oggi come un tempo.

In fondo l’umanità cerca sempre qualcuno di “diverso” sul quale far ricadere tutte le proprie colpe. Ieri è toccato alle streghe, oggi allo “straniero” o, più in generale, a chiunque emerga dal gregge per anticonvenzionalità e non allineamento al dogma di turno.

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