La sacerdotessa del mare

Ci sono libri che raccontano storie e altri che, raccontando, insegnano. Non credo però che l’intento di Dione Fortune fosse educativo, quando scrisse questo romanzo.

La sacerdotessa del mare è una rievocazione del Mito primordiale, dove protagonista è la Grande Madre dalla quale tutto ha inizio.

La storia che fa da cornice al rivelarsi della Dea è il racconto di una vita apparentemente monotona al limite dell’insignificante. Eppure l’uomo che ne è protagonista rivela una capacità di relazionarsi alla realtà immaginifica assolutamente fuori dal comune. Sinceramente, quasi ci si stupisce, leggendo, della profonda dicotomia tra il Wilfred conosciuto al mondo e quello che apprende (o forse sarebbe meglio dire ricorda) essere davvero.

Personalmente mi ha stupito come egli abbia accolto l’immateriale integrandolo senza scossoni nella sua vita. Credo che quella della scrittrice non sia una deliberata omissione dei passaggi ma che abbia piuttosto voluto convogliare l’attenzione sull’abbandono alla fede, l’unica via.

E’ fondamentale, come pure ci ricorda lo sciamanismo in tutte le sue forme, accettare la morte e varcarne la soglia, sia pure soltanto metaforicamente in un rituale, affinché si possa “rinascere” e conoscere il Mistero che anche in noi è racchiuso.

Questo libro è capace di riaccendere nel lettore la scintilla della ricerca di sé e quindi della Dea e del Tutto. Forse lo scopo di Dione Fortune era proprio questo.

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