Toro Seduto. La vera storia

Qualora si decida di abbandonare gli stereotipi sui nativi americani e di conoscere la loro storia, ci si prepari ad andare incontro a tanto dolore.

Quella di Toro Seduto raccontata dal suo bis-nipote, Ernie La Pointe, non è straziante come quella di Tashunka Uitko ma altrettanto terribile. Uno dei più grandi capo tribù dei Lakota, un Danzatore del Sole, un uomo “sacro”, ucciso a tradimento per mano del suo stesso sangue. Reo di non aver voluto rinnegare la propria spiritualità, come già era stato costretto a fare con la propria vita. Era diventato scomodo Toro Seduto, l’ultimo dei Lakota ad entrare in una riserva, addirittura dopo Cavallo Pazzo, suo fedele amico. I suoi Hunkpapa cedettero in tanti alle lusinghe dei bianchi, furono quasi felici di abbracciare il loro modo di vivere, addirittura il loro Cristo. Lui no, e per questo la sua condanna era scritta.

Toro Seduto non meritava di finire in una riserva, non meritava di diventare l’attrazione di un circo ma soprattutto non meritava i colpi che l’hanno ucciso a bruciapelo, sulla soglia della capanna che era divenuta la sua casa.

A causa dell’enorme e dannoso influsso new age, si tende molto spesso a idealizzare questi popoli come portatori di pace e saggezza, tendendo a dimenticare- quando non deliberatamente a nascondere- che essi erano in realtà razziatori e guerrieri e comunque sia, in fondo, pur sempre uomini e come tali corruttibili. La superiorità della loro “religione” ( anche se l’uso di questo termine in questo caso non è corretto) consisteva nel riconoscimento della sacralità della Natura, nel suo profondo rispetto, ma richiedeva sacrifici e rituali severi ai quali non si poteva rinunciare. In verità, molti popoli, prima dell’arrivo del wasicu, l’uomo bianco, non godevano nemmeno nell’uccisione del nemico: era molto più importante sconfiggerlo umiliandolo, piuttosto che eliminarlo; dunque anche in questo mostravano senza dubbio una superiorità morale non indifferente. Fatto sta che col passare del tempo e con l’aumentare della carestia e della fame, perché così i nativi furono vinti, non deve sorprendere l’accettazione della resa e infine anche dei nuovi costumi. La resistenza di uomini come Toro Seduto gli rende solo onore.

Il tradimento di Toro Seduto ricadde sulle quattro generazioni future. Quella di Ernie La Pointe è la terza e la sua famiglia si è data un gran da fare per smentire le falsità dette e scritte sul suo avo, per ripristinarne la giusta memoria e per placare il suo spirito. Venire a conoscenza di simili bassezze da parte di gente appartenuta ad un popolo elevato come quello Lakota, non fa che confermare la matrice comune di tutti gli uomini, di ogni terra, religione e colore.

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