Il libro dei Baltimore

Tutti indossiamo una maschera con la quale ci mostriamo al mondo. Non la togliamo mai, nemmeno con gli amici, i parenti, addirittura noi stessi. Ogni famiglia, si sa, ha i suoi segreti e quando questi segreti qualcuno li svela, sono destinate a cadere anche le maschere che li custodivano.

Definire Il libro dei Baltimore una saga familiare è limitarlo. E’ un’accurata introspezione nella psicologia e nelle dinamiche familiari e personali.

Ripercorriamo a ritroso la vita dei Goldman e man mano che retrocediamo spazziamo via la polvere che ne nasconde il vero volto al mondo.

Ciò che agli occhi di un bambino prima, e di un ragazzo poi, appariva meraviglioso e degno d’invidia; tutto quello che lo faceva sentire inferiore, inadeguato, e lo spingeva a voler raggiungere uno status per sentirsi parte di un qualcosa a cui anelava; tutto questo, al suo sguardo d’adulto appare finalmente com’è in realtà.

Si può quasi sentire il suo sospiro di sollievo misto a rimpianto, quando vede infrangersi tutte le illusioni del passato.

Sulla bravura di Dicker non nutrivo il minimo dubbio. Ho scelto questo libro, per approcciarmi a lui, proprio perché mi piacciono le storie di famiglia, amo le varie sfumature che emergono nei rapporti tra genitori, figli, fratelli, cugini e parenti tutti.

L’autore infatti non mi ha deluso.

Ho apprezzato particolarmente l’utilizzo dei flashback per raccontare la storia dal punto di vista di un giovane Marcus, nel presente scrittore di successo. Ne delinea abilmente lo sviluppo caratteriale nel tempo. Ci racconta della sua famiglia con aneddoti, fatti, ricordi, e proseguendo scopriamo con lui quanto sia vero il detto: “non è tutto oro quello che luccica”.

I Goldman di Baltimore, che ai suoi giovani occhi sembravano così belli, così ricchi, così perfetti e di successo; quei due cugini di cui invidiava il rapporto tanto esclusivo; alla fine si rivelano perfetti esseri umani, con difetti e debolezze, che commettono errori, anche irreparabili.

Non lasciatevi spaventare dalla sua mole, perché questo romanzo è estremamente scorrevole e talmente ben scritto che vi ritroverete in men che non si dica alla parola “fine”.

Se non avete mai letto Dicker, ve lo consiglio. Se lo conoscete, sono felice di essere finalmente anch’io parte della schiera delle sue fan.

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