Non è mezzanotte chi vuole

Ci sono libri che per essere letti fanno faticare ma se ci si rimbocca le maniche e non ci si scoraggia, possono abbondantemente ripagare del tempo speso tra le loro pagine

Non è mezzanotte chi vuole è uno di questi.

La narrazione è un lungo flusso di coscienza che si riesce a malapena a seguire grazie alle numerose reiterazioni all’interno del periodo, che può occupare tranquillamente un’intera pagina. La vicenda si svolge lungo l’arco di un weekend in cui la protagonista, una donna di mezz’età, si reca nella casa estiva della sua infanzia, prima che venga venduta.

Quello che abbiamo tra le mani è un libro molto forte, pieno di dolore e solitudine. Se si ha l’animo giusto per comprenderlo è una lettura dolorosa ma bellissima.

Attraverso i ricordi narrati in prima persona, entriamo nella mente di questa donna di cui non conosceremo nemmeno il nome ma arriveremo a scoprire l’enorme vuoto che la divora dentro. Quando si guarda indietro pensa a chi “abbia distribuito a casaccio i suoi anni”; si domanda se sia mai stata felice e arriva a credere di esserlo stata; che anche se la sua infanzia non ha conosciuto gioia e spensieratezza, in fondo era meglio del nulla che ora la annienta.

A volte il senso di non-essere è così forte da riuscire a sovrastare la ragione.

Le pagine si susseguono veloci come il ritmo dei pensieri. L’illusione di essere stata amata dal padre, il dolore per una madre scostante, i fratelli, ognuno con la sua solitudine. La triste realtà del matrimonio dei suoi genitori alla quale compensa sposandosi quasi per gratitudine ad un uomo che l’ha “notata”. La perdita di un figlio, un malattia che l’ha mutilata, il lento sgretolarsi della sua relazione. Nessuno sconto in questa vita eppure nessun vittimismo, nessuna rassegnazione. Soltanto un’emozione traspare: la tragica consapevolezza di non essere riuscita in niente, di non essere niente.

Tutte le figure che ci presenta ci appaiono chiuse nella loro bolla di egoistico distacco. Manca il senso di comunione e appartenenza che ci si aspetterebbe in una famiglia, in un matrimonio, un’amicizia. Lei se ne accorge perfettamente ma abbiamo come l’impressione che non gliene importi. Non sa più che farsene di attenzioni e carezze. Ormai è troppo tardi per qualsiasi cosa e per chiunque.

A noi lettori non resta che accompagnarla fino alla fine, per conoscere il destino che l’attende.

Anche se non sappiamo il suo nome, non la dimenticheremo.

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