Continuare

Lettura breve ma molto intensa.
La trama è incentrata sul rapporto madre-figlio ma rivela al suo interno molto di più.


Sybillle ha passato i 40, si è lasciata alle spalle un matrimonio zeppo di tradimenti e menzogne. Ha lottato per il divorzio e per la custodia di Samuel, ancora adolescente . Di fronte all’apatica violenza in cui sta scivolando il ragazzo, decide di intraprendere con lui un viaggio a cavallo, attraverso il Kirghizistan.


Sullo sfondo di paesaggi incontaminati e brutali nella loro asperità, assistiamo al dialogo interiore di due anime che hanno dimenticato il modo di comunicare. Ci accorgiamo di come ognuna sia prigioniera del troppo non detto, per paura di non trovare parole adatte o peggio ancora, capaci di incidere più a fondo la ferita che le separa.

Leggendo si ha, netta, la percezione del muro tra madre e figlio, innalzatosi giorno dopo giorno lasciando accumulare silenzi e incomprensioni. Ci si immedesima e si soffre con l’una e con l’altro in un crescendo di tensione che non troverà sfogo fino all’epilogo.

È il primo libro che leggo di questo autore e ho ammirato l’abilità introspettiva con cui ha reso i protagonisti di questa storia così vivi e “comuni” da poter partecipare del loro quotidiano dolore, delle incertezze che li frenano e delle speranze che, seppur nascoste, nutrono.

Non è soltanto un inno all’amore materno ma anche alla vita, con le sue tragedie e le sue difficoltà e all’umanità, che, nella vicinanza, seppur estremamente fragile, trova la sua più grande forza.




Continuare,di Laurent Mauvignier
Pag. 175
Feltrinelli editore
€16