Arathia

Arathia, di Enrico Tassetti. Giaconi editore. A breve in una nuova edizione.

Non vorrei sembrare di parte lodando Enrico Tassetti solo perché è mio concittadino, io ADORO veramente ciò che scrive e COME lo scrive. Quella di Tassetti potrebbe essere considerata un opera in quattro volumi, dato il filo conduttore che lega i romanzi “La porta dell’Angelo”, “Il segreto della Sibilla pastora”, “Arathia” e “L’ultimo canto”.

Io ho avuto il piacere di leggerne tre, e sono in trepida attesa di una ristampa del primo. Non importa in quale ordine ci si accosti a loro, il coinvolgimento e l’emozione è sempre tale da renderne ognuno un’avventura meravigliosa, di cui è semplice ricollegare i nessi.

Oggi vi parlo di Arathia, romanzo del 2018 edito da Giaconi editore di cui a breve uscirà una nuova versione.

Come in ogni storia narrata da Tassetti, tra le pagine si respira un’avvincente atmosfera alla Dan Brown, per intenderci. Siamo coinvolti fin da subito, quasi catapultati nella vicenda, a fianco dei protagonisti. Mentre avanziamo tra le pagine, la trama che pian piano si svela risveglia nel cuore antichi ricordi sopiti. Stiamo leggendo un libro e contemporaneamente stiamo riportando alla luce qualcosa che giace sotto la polvere di innumerevoli secoli, un segreto meraviglioso che troppo a lungo è stato celato al mondo.

Se ci si mette in ascolto e ci si lascia trasportare dal mistero che permea la storia, possiamo sentirne l’eco riverberare in noi e stupirci con il suo incanto.


Tra le pagine di Arathia si svolge una lotta la cui origine si perde nella notte dei tempi: quella tra le streghe bianche, sacerdotesse della Madre, e le streghe nere, votate al caos e alla distruzione . In un magico viaggio nelle Marche, terra magica dei monti Sibillini, veniamo a conoscenza di antichi rituali Etruschi, di mistificazioni e sortilegi, di vite immolate per proteggere qualcosa dall’inestimabile valore.

La prosa di Enrico è magnetica, una volta entrati nel mondo racchiuso dalle sue parole non si vorrebbe più uscirne nemmeno alla parola “Fine”. Ma il bello di Arathia, come degli altri suoi romanzi, è che giunti all’epilogo, si chiude il libro con un sorriso e il cuore caldo di speranza e gratitudine. Storie così belle sono doni preziosi da conservare tra i ricordi più cari.

Silvia di WhiskersofWildOak

Chi mi conosce sa che il mio più grande amore, senza nulla togliere alla lettura ovviamente, sono gli animali. Sin da piccola ho sempre provato una forte empatia nei loro confronti e non si contano i gatti e i volatili che negli anni ho cercato di salvare. Ho avuto molti animali “domestici” e ringrazio ognuno di loro per avermi insegnato tanto: soprattutto il rispetto e la fiducia. Ogni animale ti dà l’opportunità di conoscere e apprendere quanto ha da offrire. I miei furetti mi hanno donato talmente tanto che non potrei nemmeno raccontarlo, così come hanno fatto le mie caviette peruviane, i miei conigli, i tanti uccellini nel corso degli anni, i gatti coi quali sono cresciuta, e come fanno, ogni giorno, i miei amati cani. E’ per questo che adoro Silvia, questa meravigliosa ragazza in cui rivedo tanto di me stessa.

La seguo da tanto tempo, sinceramente non ricordo nemmeno più come e quando mi comparì il suo feed ma rimasi subito affascinata dalla bellezza di Salem, il suo meraviglioso visone. Avendo avuto la fortuna di condividere la mia vita con due meravigliosi furetti, incuriosita iniziai a seguire Silvia e così feci la conoscenza del suo mondo, fatto di animali speciali, tanta passione e tanto tanto amore.

Silvia ha 24 anni e un sogno: curare quanti più animali possibili, accogliendoli nel suo santuario dove donar loro una vita che sia felice e dignitosa il più possibile. Da Silvia troviamo di tutto, dai visoni, ai petauri, ai suricati, ma anche coniglietti, gatti, furetti, moffette, un’anatra e da poco anche una gallina, Alice, salvata da un allevamento intensivo.

Tra i mille quotidiani impegni che la tengono occupata per tutto il giorno, ha trovato un po’ di tempo per rispondere alle mie domande e la ringrazio infinitamente per questo.

Benvenuti nel mondo di WhiskersofWildOak!


Silvia, qual è stato il primo animale che hai accolto nella tua vita?

Sin da piccola sono sempre stata a contatto con gli animali, non ho un singolo ricordo di me senza un animale al mio fianco. In famiglia sono sempre stati un po’ tutti spaventati da questa mia passione, un po’ forse speravano passasse con gli anni, ma in realtà più tempo passa e più la passione diventa grande. Sono cresciuta con un cane meraviglioso al mio fianco che è stato il mio migliore amico per 12 anni, e ho iniziato con due pesci rossi, presi al mercato quando avevo solo 4 anni, ma il ricordo più bello che ho è verso mio Zio. Ha allevato canarini e qualche piccolo pappagallo per diversi anni, spesso accadeva che i piccoli venivano abbandonati dai genitori, lui non sapeva bene cosa farsene, e mi insegnava come prendermene cura. Spesso non avevano una vita lunga, ma il riuscire a dargli una vita felice, anche se per poco tempo, mi ha sempre riempito il cuore di gioia.

Il mio primo animale con una forte disabilità è stata Zoe, una pappagallina disabile. L’ho adottata tramite un negozio di animali non troppo distante da dove vivo, ed è stato amore a prima vista. A causa dell’accoppiamento tra consanguinei ha avuto un ictus, che purtroppo le ha riportato molti danni. Non riesce ad usare le zampe come un pappagallo sano, ma riesce a fare tutto ugualmente. Poche settimane dopo essere stata adottata ha fatto due uova e mi hanno spiegato che quando depongono è perché si sentono al sicuro, e Zoe era felice nella sua nuova casa. 

Quando hai capito di voler trasformare il tuo amore per gli animali in un progetto concreto per aiutarne il più possibile?

Ho sempre portato a casa moltissimi animali con delle difficoltà, delle disabilità, anziani, orfani e abbandonati, e aiutarli a ricominciare a vivere è sempre stato ciò che mi spingeva a fare tutto questo, il vederli felici per me non aveva prezzo. Tre anni fa ho avuto molte difficoltà con Saphira, il mio primo visone e purtroppo mi sono ritrovata da sola, un po’ contro tutti e senza riuscire a trovare dei consigli che potessero aiutarmi. Quasi nessuno parlava della propria esperienza, ma solo per sentito dire, e pur di aiutare cercava di fare del suo meglio per dare consigli su come gestire un visone. Ogni visone è diverso e il fatto è che mi sono ritrovata dopo 4 mesi con un animale ingestibile a causa dei miei errori, con un visone che non ho più potuto accarezzare per più di un anno. L’esperienza con Saphira mi ha fatta stare malissimo; ha vissuto una vita felice, però l’aver sbagliato ancora oggi mi porta tanti pensieri e sensi di colpa. Così ho pensato di condividere la mia esperienza per aiutare le persone, per aiutarle a non avere dei visoni ingestibili, per aiutarle a capire cosa aspettarsi, come comportarsi e cosa la mia esperienza mi ha insegnato, perché purtroppo alla fine di tutto sono i visoni a rimetterci sempre e le famiglie, e io non vorrei che questo accadesse. Non vorrei mai che qualcuno si trovasse nella situazione in cui mi sono trovata io.

Inizialmente doveva essere un progetto solo per i visoni e il nome era ‘The Minks of WildOak’: I visoni di WildOak. Solo che ho sempre aiutato gli animali in difficoltà e con delle disabilità, e provare a sensibilizzare le persone anche da questo lato è sempre stato molto importante per me, così ho pensato di aggiungere anche loro al progetto. Parlando con tantissime persone diverse mi è stato suggerito di iniziare ad aprire un santuario, così che chiunque potesse venire ad interagire e a conoscere gli animali e avrebbe potuto fare delle donazioni. E ho iniziato a sognare un santuario meraviglioso. Con l’aiuto di molti suggerimenti da parte di moltissima gente il nome da ‘The minks of WildOak’ è diventato ‘Whiskers of WildOak’ che tradotto sarebbe – I baffi di WildOak’.

Quanti animali hai al momento? Da dove arrivano?

Ho scelto di aiutare gli animali con disabilità, con poche possibilità di sopravvivere e qualsiasi animale che avesse bisogno di aiuto.

Nel mio piccolo angolo felice ci sono 23 animali.

I pappagalli Zoe, Hal, Joy e Haru sono con me da molti anni:

Zoe è un parrocchetto coda nera: ha avuto un ictus poco dopo la nascita. Dopo aver passato tanti anni in un negozio, i negozianti, vedendo quanto ci tenevo e quanto mi piacesse, me l’hanno fatta adottare.

Hal è un conuro del sole con difficoltà motorie e con le zampine leggermente storte, ho scelto di prenderlo con me perché diverso, volevo dargli una casa dove potesse sentirsi al sicuro.

Joy è un pappagallo del Senegal che è stato abbandonato a 2 anni e l’ho adottato poche settimane dopo il suo abbandono.

Haru è un inseparabile e l’ho adottato insieme a sua sorella Saki. Saki ha avuto una paralisi causata dai fumi delle pentole antiaderenti, che per i pappagalli sono tossici e questo le ha causato molti problemi di salute e la paralisi. Il proprietario precedente era riuscito a far si che si riprendesse, ma le erano rimaste le zampine chiuse a pugno.

Haru l’ha sempre aiutata a magiare, a pulirsi, e gli manca molto, manca a tutti, ma fortunatamente non è da solo e gli altri pappagalli gli tengono compagnia.

Tutti e 4 arrivano da un negozio di animali del Bassanese.

Amy e Amber

Amy e Amber sono due adorabili furette, Amy è arrivata a 40 giorni, è stata la mia prima furetta e l’ho comprata da un commerciante. Amy è meravigliosa, adora le coccole, è dolce con tutti.

Ha vissuto molto tempo con Saphira e quando ho cercato di adottare un furetto così che potesse vivere con lei, non mi è stato permesso adottarlo, perché le associazioni non erano a favore per il fatto che avessi i visoni.

Amy aveva bisogno di un accompagna e non potendo adottare, ho preso Amber da un allevamento di Torino.

I visoni Salem, Tamzin e Aikëll arrivano da situazioni molto diverse tra loro e sia Tamzin che Aikëll hanno molte difficoltà e problemi comportamentali.

Salem è stato venduto come animale domestico ad una fiera: era disidratato, non mangiava, ed era davvero minuscolo, aveva solo 20 giorni e gli occhi ancora chiusi. Non volevo più visoni, volevo smettere, dopo Saphira e Baloo ero tanto stanca, ma quando l’ho visto non sono riuscita a lascialo lì. Nessuno pensava che sarebbe riuscito a sopravvivere, lo davano tutti per morto. Dopo 11 giorni ha aperto gli occhi, mangiava ogni dure ore, veniva al lavoro con me e non stava mai solo per più di 30 minuti. È stato difficile, ma ce l’ha fatta e da 160g ora è un gigante di 4kg.

Tamzin è scappata da un allevamento di visoni da pelliccia, e due ragazze adorabili mi hanno chiesto se potevo ospitarla. Dentro l’allevamento le hanno tagliato i canini e ancora oggi, dopo 3 anni spesso entra ancora nel panico e fatica a fidarsi.

Aikëll l’ho recuperato da una famiglia, tramite un annuncio online. È stato salvato a 6 mesi da una bruttissima situazione ed è rimasto con loro per 1 anno. Da quasi 2 anni vive con me.

Koa, Faline, Charlie, Amelia e Laila

Koa e Faline dovevano essere i miei unici gatti: sì, dovevano, ma non è mai così… Li ho presi tramite un allevamento, loro infatti non fanno parte del santuario. Spesso ho avuto dei brevi momenti dove volevo smettere, dove volevo solo tenere quei pochi animali che mi erano rimasti, e in un momento molto brutto volevo un gatto con un carattere ben preciso: Koa era l’ultimo rimasto e l’ho portato a casa con me. A Maggio è nata sua sorella e nonostante sia stupenda è nata un po’ fuori dai canoni standard degli sphynx e siccome non avevo pretese, ma cercavo solo una compagna per Koa, ho scelto lei.

Una settimana dopo sono arrivati Charlie e Amelia, avevano solo 2 giorni, erano pieni di zecche, ne avranno avute 200 a gattino.

Volevo trovargli casa, ma dopo 3 mesi mi ci sono affezionata e sono rimasti.

A novembre 2020 sono stata contattata in Instagram e mi è stato chiesto se potevo prendere una gattina elf, perché stava male e non riuscivano a gestirla: quando ho visto le foto ho subito capito che doveva venire a casa con me, che anche se sarebbe stato difficile dovevo provarci. Laila ha molti problemi di salute, le manca un rene, ha problemi respiratori, problemi agli occhi, problemi di pelle e dissenteria cronica: pesava 1.5 kg quando è arrivata, dopo 4 mesi è 2.4 kg.

Aspen, Lily e Freya

Aspen è stata la mia prima moffetta, non conosco bene la sua storia, ma quando è arrivato a vivere con me, mi è stato detto che è stato slavato da un blocco di moffette destinate ad essere commerciate.

Era terrorizzato, in panico, non riusciva a fidarsi, si faceva pipì addosso e non lasciava che mi avvicinassi a lui. Ho passato tantissime ore seduta sul pavimento con tanti snack in mano, e ora, dopo 2 anni, si lascia prendere, accarezzare, coccolare e arriva quando lo chiamo. Due anni fa ha perso la sua compagna e oggi vive con Freya.

Freya è una moffettina molto dolce che è stata abbandonata dalla sua ex proprietaria. Freya è stata comprata come animale domestico e, dopo alcuni mesi, la sua famiglia ha cercato di venderla come fattrice. Così è tornata con l’allevatrice e l’ho adottata.

Lily è con me da quando ha 8 giorni, non è selvatica, è nata in cattività. Quando era molto piccola la sua mamma l’ha abbandonata insieme ai suoi fratelli. Avendo esperienza con i selvatici ho aiutato l’allevatrice a svezzare e crescere 2 moffette su 4, ma Sam, il fratellino di Lily, purtroppo non è riuscito a sopravvivere. Lily ha avuto molti problemi di salute da piccola, ma ora è in salute, è felice e tra due mesi farà 1 anno.

Aspen e Freya sono arrivate da me già deghiandolate: alla maggior parte delle moffette in cattività vengono rimosse le ghiandole. Lily le ha ancora. In natura servono come arma di difesa e in molti paesi, rimuoverle è considerata una pratica molto invasiva e maltrattamento, così ho preferito non rimuoverle.

Maggie e Wally

Maggie e Wally sono due suricati entrambi con delle disabilità. Wally ha delle difficoltà motorie, quando è arrivato camminava appena ed era molto spaventato. Dopo 11 giorni seduta immobile sul pavimento e con l’aiuto di Lily ha iniziato a fidarsi.

Wally è un suricato molto socievole ora, è dolce e adora andare in braccio con chiunque.

Maggie è nata con la mandibola inferiore molto corta, questo non le permette di mangiare normalmente come un suricato sano. Deve mangiare frullati, ogni tanto riesce a mangiare dei pezzettini, ma è molto rischioso, perché rischia di soffocare, questo anche quando beve. Ha bisogno di attenzioni costanti, di fare 3 pasti al giorno e di essere lavata dopo ogni pasto, perché si sporca molto e non riesce a pulirsi. Maggie ha un personalità fantastica, ama le coccole ed è super chiacchierona. 

Zuccherino,Alice, Hollie e Finley

Zuccherino è un petauro, l’ho adottato l’estate scorsa. Purtroppo un mese fa è rimasto solo dopo la morte del suo compagno, ma essendo animali gregari presto arriverà un compagno, anche lui verrà adottato.

Alice è stata salvata da un allevamento intensivo di polli e ha una personalità fantastica. È molto molesta, ma adora tutti. A volte è un po’ un bulla, ma solo in superficie, in fondo è buona.

Hollie è un’anatra muta, e ha l’opistotono.

È davvero dolce, ma è arrivata da poco e le ci vorrà del tempo per adattarsi, imparare a fidarsi e a vivere in una famiglia con molti animali diversi.

Finley è una coniglietta senza orecchie salvata da un allevamento intensivo di conigli da carne.

I conigli negli allevamenti intensivi sono tenuti in piccolissime gabbie e lo stress e a volte l’inesperienza fa si che le coniglie mutilano i loro cuccioli e purtroppo questo è successo a Finley.

Quando è arrivata aveva la micosi e dopo 3 mesi finalmente è guarita. Ha avuto molti problemi di salute, ora sta bene, sta crescendo ed è una divoratrice seriale di vegetali.

Il tuo lavoro di divulgazione per spiegare al mondo le tristi condizioni degli animali scampati a morte certa dagli allevamenti intensivi è encomiabile, ma a volte la superficialità della gente la spinge a chiederti dove procurarsene uno, per averlo come “pet”: quant’è difficile far comprendere questa realtà? Hai il sospetto che si preferisca ignorare quanto dolore si cela dietro lo sfruttamento e che si tenda ancora a considerare l’animale come “qualcosa” piuttosto che “qualcuno”?

Purtroppo è molto difficile soprattutto con Salem. Salem è un visone molto buono e calmo e spesso si pensa che tutti i visoni siano così. Si pensa che siano solo dei furetti più grandi, che si possano abbracciare, baciare, portare fuori con la pettorina e ogni volta che posto un video o una foto con Salem, se da una parte sensibilizzo, dall’altra molte persone fraintendono e vedono Salem come la rappresentazione del visone, che purtroppo non è così, perché il vero visone è più come Aikëll e Tamzin. E finiscono per chiedermi come averne uno, dove possono acquistarlo o se spedisco. Purtroppo quando li metto davanti alla realtà, dove spiego come sono realmente le cose, si offendono e pensano che non voglia che abbiano un visone o un qualsiasi altro animale, ma non è così. Sarebbe bellissimo se le persone aprissero il cuore a più animali in difficoltà o maltrattati, abbandonati, fragili e con disabilità, ma conoscendo la grande difficoltà che c’è dietro e sapendo quanto difficile e devastante possa essere, cerco sempre di spiegare come sono realmente le cose, che non è sempre e solo come in foto, che ci sono morsi, momenti di panico da parte dell’animale, momenti in cui non ti riconoscono, perché nonostante tutti, nonostante che vengano addomesticati, restano sempre e comunque animali. Cerco di spiegare quanto sia difficile lavorare con animali traumatizzati, senza autocontrollo, mentalmente distrutti, con disabilità e terrorizzati, perché penso sia giusto nei loro confronti e di chi desidera prendersene cura, perché ho visto troppi animali presi per capriccio e poi abbandonati, soprattutto visoni e non voglio succeda. Però si, dal mio punto di vista gli animali, in molti casi, sono ancora visti come un qualcosa da possedere.

Chi ti segue e condivide il tuo stesso amore per gli animali, sa l’impegno che metti nel far conoscere ogni aspetto della loro vita, dal cibo ai bisogni primari e soprattutto l’enorme differenza che c’è tra un animale selvatico e uno manipolato dall’uomo: come si costruisce un rapporto di fiducia con loro?

Per me è molto difficile spiegarlo, non forzo mai nessuno dei miei animali a socializzare, ognuno ha bisogno del suo tempo. Cerco di metterli sempre a loro agio, di non metterli in situazioni di forte stress, perché spesso se faccio così ottengo solo reazioni contrarie.

Questo a volte mi porta per giorni, settimane o mesi seduta immobile per terra a parlargli con voce calma. A volte vengo morsa o attaccata, ma cerco di non reagire, di non avere reazioni troppo forti, perché potrei rovinare il poco lavoro fatto e ogni pregresso, cerco di mantenere la calma, di ignorare l’animale.

Per la mia esperienza trovo sia sbagliato obbligare un animale a fare qualcosa che non vuole, perché si creano paure, traumi e adattamenti a situazioni che non gli fanno bene.

Cerco di costruire i rapporti di fiducia con i miei animali basti sul rispetto, perché non voglio che mi temano, voglio siano sereni anche se questo non porta a coccole e abbracci.

Con tutti gli animali che ho accolto, così facendo, non ho mai avuto grossi problemi e convivono tutti in armonia.

Com’è la convivenza tra le diverse specie che ospiti? Ci sono interazioni o in certi casi è necessario che alcuni restino separati?

La maggior parte dei miei animali interagisce tra loro e si instaurano convivenze bizzarre e tenere.

Gli unici che non hanno interazioni sono: Aikëll e Tamzin, i visoni che ho recuperato da adulti, perché hanno un istinto predatorio davvero molto alto e non tollerano nessun tipo di presenza, spesso nemmeno la mia; Aspen e Freya, le moffette che vivono fuori, non perché siano aggressive, anzi, ma si svegliano verso le 18.00/18.30 quando tutti vanno a dormire, però rispettano Alice, Wally e un po’ tutti quanti. E infine Salem, che non interagisce con nessuno, purtroppo per le sue dimensioni enormi e la sua forte emotività, perché quando è felice si emoziona così tanto da perdere leggermente il controllo, che purtroppo con animali molto piccoli può essere fatale. Però quando è in casa nel suo gabbione condivide la stanza ed è molto tollerante con tutti, soprattutto con Wally.

Amy e Amber ,le furette, non interagiscono con Finley la coniglietta e Alice, ma con gli altri vanno molto d’accordo.

Alice, Finley, Lily, Maggie, Wally, i 5 gatti convivino serenamente tra loro, ed è strano pensare che una gallina, un coniglio, una moffetta, due suricati con delle disabilità e 5 gatti possano essere amici, sembra uscito tutto da una favola.

Anche se la maggior parte convive in serenità cerco di tenere gli animali con disabilità molto forti sotto stretta sorveglianza o in alcuni casi separati, perché spesso non hanno le possibilità o le capacità di difendersi. Questo avviene anche con gli animali con forti traumi, spesso non riescono a tollerare la presenza di altri animali e provare farebbe solo peggio. 

Il tuo sogno è realizzare un santuario dove tutti gli animali che riesci a salvare possano vivere il tempo che rimane loro nel miglior modo possibile: hai avviato o hai intenzione di avviare delle collaborazioni con qualche rifugio? 

Ci penso spesso e credo sia molto importante avere qualche collaborazione, perché così molti più animali avranno la possibilità di essere salvati. Purtroppo una volta che il santuario sarà aperto, non mi sarà possibile fare tutto da sola, e avrò un limite di animali che potrò salvare, ma collaborando con rifugi, in questo modo moltissimi di loro avranno più possibilità di vivere una vita meravigliosa.

Vi invito a seguire Silvia sui suoi profili social e, volendo, a contribuire a realizzare il suo sogno, per aiutare sempre più animali! Bastano anche solo 2€ al mese, su Patreon!

A proposito di esoterismo…

Ieri pomeriggio ho avuto un interessante conversazione con la partner del gruppo di lettura in partenza ad aprile: EsotericaMenteAperta. Chiara mi ha fatto notare quanta disinformazione e pregiudizio ci sia nei confronti dell’esoterismo.


Cito da Wikipedia: ” L’esoterismo è assimilabile ad un nucleo di verità appannaggio di un cerchio interno più nascosto, la cui manifestazione exoterica e profana è rappresentata invece da quello esterno. Il termine “esoterico” si contrappone a “exoterico” (o essoterico),che indica una conoscenza aperta a chiunque.
Il carattere esoterico ed exoterico possono coesistere in una stessa dottrina, possono essere complementari.”


Quelli che vedete in foto sono solo alcuni dei titoli della mia libreria. Io sono appassionata da sempre, fin da bambina non mi sono mai accontentata della “verità ufficiale” ma ho sempre voluto cercare la “mia”. La ricerca richiede tempo, studio, dedizione ed è un cammino che non finisce mai. Dura tutta la vita.
Troppo spesso si associa la conoscenza esoterica a correnti “oscure”, che la gente ritiene paurose o pericolose. Invece, semplicemente, esoterico significa nascosto. E per trovare qualcosa che è nascosto, c’è da cercare.


Il libro che leggeremo per il gdl #esotericamenteaperta, La sacerdotessa del mare, è un libro meraviglioso e sí, può essere considerato esoterico. Perché al di là della storia racchiude un significato nascosto, che pochi sono in grado di cogliere. Stessa cosa per L’ultimo canto di Enrico Tassetti ,un libro magico che parla ai cuori pronti ad ascoltarlo.
Quindi, non abbiate paura di farvi domande e cercate la Verità. È il viaggio più bello che si possa intraprendere.

Autori emergenti fantasy

Fantasy e fantascienza vanno a braccetto, sinceramente io li amo entrambi anche se propendo più verso la seconda. Dunque, come primo autore tra gli emergenti non potevo lasciarmi sfuggire l’occasione di presentarvi :

@ariawriter e il suo libro

Umana. Ritorno sulla Terra

Ecco come Aria ci presenta il suo libro, che potete leggere gratuitamente su Wattpad:

Una squadra di giovani esploratori sbarca sul pianeta azzurro dopo che quest’ultimo era stato abbandonato per più di mille anni. L’arca sta finendo le risorse, la Terra è la sua ultima possibilità. Il pianeta è cambiato, gli animali si sono rapidamente evoluti e figure pericolose si nascondono nelle città ormai fatiscenti. Nel gruppo c’è una ragazza, in particolare, Eva, un’Umana. Inferiore agli altri membri della squadra, dovrà lottare per mostrare il suo valore, per affermare il proprio ruolo. È stata scelta dagli Anziani dell’arca per un motivo. Dentro di lei, dicono, è nascosto un potere nuovo. O forse era un potere antico, da anni andato perduto? Riuscirà il gruppo a sopravvivere su questo vecchio mondo a loro ostile?

Il secondo emergente che ho scelto per voi è Daphne Stalwart, con il primo libro della sua trilogia medieval-fantasy:

The chosen one. Il richiamo del drago

In un’epoca lontana, il destino di otto Regni della Terra è legato a una profezia su una futura regina. La principessa Victoria Legendragon, a capo dell’Esercito Supremo, deve oltrepassare i confini del mondo con i suoi Cavalieri per sconfiggere Zaros, Re Oscuro della casata Adeagon, diventando la Regina Eterna dei dieci Regni. Ella può compiere l’atto solo sposando l’erede al trono di Wingdragon, il principe William.In un acceso gioco di Troni, battaglie e duelli epocali, maledizioni, oscuri segreti, ostacoli clamorosi, amori proibiti e scandalosi e ancora magia, streghe, maghi, draghi, orchi, sirene… serpeggia il fato di una donna senza scelta. Alla conquista del supremo… perdendo ciò che di più caro potesse mai desiderare.

E il terzo autore che voglio presentarvi è Filippo Toscano, scrittore de Le cronache di Miwar:

La corona della saggezza conferisce a colui che la indossa la carica di Saggio Re, donandogli il potere supremo su ogni regno di Cyrail – una delle cinque terre di Miwar – e su ogni regnante. Bramwell è il nome di colui che la porta. Il Saggio re e la regina vengono brutalmente uccisi e il loro assassino si appropria della corona, autoproclamandosi Imperatore assoluto. Il nuovo tiranno getta il mondo nel caos della guerra e sottomette ogni regno al suo volere. Una Resistenza cerca di sconfiggerlo invano. “Ma esiste una profezia.” Dopo anni di guerre, alla Resistenza giunge una voce. Così Bran e Demetrio, iniziano a cercare il principe che, creduto morto, è invece tenuto schiavo ignaro di essere il principe. Se riuscissero a trovarlo, li attenderebbe un viaggio pieno di insidie imprevedibili, fatti inquietanti e verità nascoste. Quale sarà il futuro del giovane erede della corona della Saggezza?

Tre bravissimi autori, tre bellissimi libri da leggere e far conoscere.

Io inizierò con Umana :Ritorno sulla Terra. Non vedo l’ora di parlarvene più accuratamente!

Illusioni necessarie

Incostante, mutevole, lunatica: tre sinonimi che mi descrivono. Se avessi impiegato la mia forza in qualcosa di costruttivo piuttosto che disperderla in milioni di frammenti, chissà dove sarei ora. Chissà cosa sarei. La consapevolezza che non sarei potuta essere altrimenti, non mi consola più di tanto, mi fa sentire prigioniera ed io in gabbia ,si sa, non ci sono mai voluta stare.
La mia mente continua a tirare somme dal risultato insoddisfacente ed è qualcosa con cui devo imparare a convivere. Continuiamo a mettere un giorno dietro all’altro, ordinandoli in fila come se voltandoci potessimo ritrovarli. Forse l’uomo per sopravvivere ha bisogno di illusioni.

Io sono Io sono Io sono

  • Io sono, io sono, io sono
  • Maggie O’Farrell
  • Ed. GUANDA 240 pagine

Premiato e inserito nella lista dei migliori titoli del 2020, questo memoir della scrittrice irlandese Maggie O’Farrell è uno straordinario inno alla vita, intessuto raccontando la morte,così reale,così pericolosamente vicina.

Le vicende narrate in queste pagine tolgono il fiato e sono più ansiogene di un thriller. Non è un libro facile, non aspettatevi di leggerlo con noncuranza perché è impossibile non lasciarsi contagiare dalla precarietà e dall’impermanenza dell’esistenza che trasudano da esso.

Raccontandosi Maggie non segue un preciso ordine temporale, ma riesce comunque a donarci un racconto armonioso,seppure nella sua tragica bellezza.

Essere vicini a morire e non una ma molte, molte volte, è qualcosa che ti cambia profondamente. Può far di te una persona estremamente paurosa e attenta oppure portarti a sfidare la sorte, eccedendo in atteggiamenti di sfida. Soprattutto, però, ti porta inevitabilmente a riflettere, a porti domande a cui nessuno potrà mai darti risposta.

Da queste pagine traspare tutta la forza di questa donna che, nonostante tutto, si considera un miracolo per il solo fatto che cammini, e la consapevolezza della sua fragile umanità.

Una lettura intensa, potente, capace di scuotere nel profondo. Sicuramente un libro insolito, capace di lasciare il segno.

Martina Dei Cas

E’ un grande onore e un immenso piacere ospitare sul mio blog Martina Dei Cas:

Laureata in Giurisprudenza ad indirizzo transnazionale all’Università di Trento con una tesi in diritto penale comparato dal titolo “Le fattispecie penali in tema di femminicidio nei Paesi dell’America Latina”, lavora come addetta stampa per Trentino Sviluppo, l’agenzia per lo sviluppo del territorio della Provincia autonoma di Trento. Giornalista pubblicista, collabora con il Corriere del Trentino e il bimestrale pro.di.gio. Insignita dal Presidente della Repubblica del titolo di Alfiere del Lavoro nel 2010 e nominata dal Centro Internazionale per le Ricerche e gli Studi Interculturali di Trieste Giovane ambasciatrice dell’interculturalità 2011, ama viaggiare, scrivere e raccontare le storie di popoli apparentemente lontani, ma vicini a noi nel cuore, nei valori e nella voglia di dignità e riscatto. Due esperienze di volontariato internazionale in America Centrale sono state fonte d’ispirazione per i suoi romanzi “Cacao amaro” (2011) e “Il quaderno del destino” (2015), grazie ai cui diritti d’autore è nato il progetto “Un libro per una biblioteca”, volto a fornire materiali didattici ai bambini e ai ragazzi del Nicaragua rurale, affinché possano continuare a studiare e a lottare per realizzare i loro sogni. Da un reportage in Guatemala è nato, nel 2019, il libro “Angelitos”, la storia vera – patrocinata dal Centro per la Cooperazione Internazionale di Trento e da Amnesty International Italia – di Angelito Escalante, rapito da scuola e ucciso nel 2015 a undici anni da una banda di strada composta da ragazzini poco più grandi di lui, per essersi rifiutato di entrare nella gang e sparare a un autista come rituale di iniziazione. Dal 2016, è ideatrice e curatrice del Premio Giuseppe Melchionna, un concorso artistico-letterario che ogni anno raduna a Trento un centinaio tra poeti, scrittori e fotografi provenienti da tutta Italia con l’obiettivo di superare le barriere architettoniche e culturali che ancora circondano le persone disabili e le loro famiglie. Dal 2018 è direttrice della rivista storico-culturale “I Quattro Vicariati e le zone limitrofe” del Comune di Ala. 

Tutto questo e molto di più è Martina, e chi ha avuto modo di leggere i suoi libri sa quanta forza e quanta passione questa giovane donna trasmette al mondo e quanto sia disponibile e gentile con il prossimo.

Eccola dunque qui, a rispondere alle mie domande:

Martina, io ti ho conosciuta grazie ad Angelitos, dove racconti la tragica condizione della gioventù guatemalteca; so che sei andata addirittura sul posto a raccogliere le testimonianze per scrivere il tuo libro: com’è stato l’impatto con una realtà così diversa?

Io sono arrivata in Guatemala nell’agosto 2017. Prima ero stata tre volte – rispettivamente nel 2011, 2013 e 2016 – in Nicaragua. Sicuramente l’impatto con la realtà centroamericana è stato forte. Vedere con i miei occhi quante persone vivono senza quei comfort che per noi sono assolutamente scontati, come l’acqua potabile e la corrente elettrica in casa, le strade asfaltate, l’illuminazione pubblica e l’accesso all’istruzione elementare, mi ha intristito e indignato. Soprattutto comparando quella diffusa situazione di difficoltà con quella delle poche famiglie benestanti della zona, che invece abitavano in appartamenti modernissimi e avevano un tenore di vita alto.

Cosa ha spinto una giovane italiana a voler dar voce a tanti bambini e ragazzi che una voce non ce l’hanno, perché praticamente sono sconosciuti al mondo?

Il desiderio di tener fede a una promessa. In Centroamerica ho trovato tanta dignità e anche una grande consapevolezza dei propri limiti oggettivi. Le persone erano ospitali, curiose e spesso mi dicevano “Il mio corpo non arriverà mai in Europa, ma l’essenza del mio popolo attraverso di te potrebbe farlo. Perciò, racconta ai tuoi cari come viviamo. Spiega loro che non parliamo italiano bensì spagnolo e al posto della pasta mangiamo il riso e i fagioli, però i nostri sogni, i nostri valori e le nostre paure sono molto simili ai vostri”. E così, tornata in Italia, ho iniziato a scrivere, per raccontare quanto le vicende che accadono dall’altra parte del mare siano in realtà molto più simili alle nostre di quanto pensiamo.

Sei più tenace o più ottimista? Ti è mai capitato di scoraggiarti sentendo magari di aver intrapreso una strada difficile, percorsa da pochi?

Direi che sono una realista con la testa dura. Quando le persone mi chiedono perché non abbia scelto di scrivere una storia tutta italiana o mi dicono che anche qui ci sono tanti problemi sinceramente mi innervosisco. Penso che ogni ingiustizia debba essere denunciata a prescindere da dove accade, per evitare che si ripeta, lì o altrove. Perché nessun Paese è un porto sicuro. La prima volta che ho cercato la parola “baby gang” su Google, ormai cinque anni fa, comparivano soltanto articoli riferiti agli Stati Uniti, all’America Latina o agli slum africani. L’altro giorno questo vocabolo è apparso sul quotidiano locale della mia cittadina, Rovereto in Trentino. Credo che conoscere i fenomeni che accadono in luoghi lontani non significhi essere poco ancorati alla realtà o ciechi di fronte ai problemi del proprio intorno, ma sia un modo per prendere delle precauzioni ed essere preparati a intervenire per evitare che si ripetano anche nei luoghi che amiamo.

Quanto conta il sostegno degli affetti in quello che fai?

È l’antidoto allo scoraggiamento di cui sopra. I miei libri non sarebbero nati senza il supporto dei miei genitori che mi hanno cresciuta nella convinzione che con tanto impegno ogni sogno si può realizzare, o almeno bisogna provarci. Mi hanno lasciata partire per l’altra parte del mondo appena diciannovenne. A quei tempi in Nicaragua c’era pochissima copertura Internet, per cui passavano intere giornate senza poterci sentire. So che erano preoccupati, ma non me l’hanno mai fatto pesare, perché sapevano quanto quell’esperienza fosse importante per me. E poi ci sono i miei lettori, che sono il mio carburante. Alcuni, in questi anni, si sono trasformati in amici. Una, Virginia, è diventata addirittura la mia “abuelita”, la mia nonna adottiva. E questo legame è uno dei regali più belli che mi ha fatto la scrittura.

Hai stretto delle collaborazioni con alcune associazioni? Ce ne puoi parlare?

Grazie all’affetto di tanti lettori e ad alcuni premi letterari vinti con i libri, è nato il microprogetto “Un libro per una biblioteca” per fornire materiali didattici ai bambini e ai ragazzi del Nicaragua rurale. La mia collaborazione più grande è però con le scuole italiane. “Cacao amaro”, “Il quaderno del destino” e “Angelitos” sono diventati infatti testi per l’ora di narrativa, di educazione civica o di spagnolo in diversi istituti. E ogni volta che i professori mi invitano per chiacchierare con i loro studenti di lettura, scrittura, viaggi e diritti umani mi si apre il cuore. Ricevo tante domande, sempre diverse, curiose e profonde. Alcuni mi regalano recensioni, disegni o poesie dedicate ai miei personaggi. Confrontarmi con la loro sensibilità e il desiderio di conoscere andando oltre i pregiudizi mi fa ben sperare per il domani che verrà.

Che consiglio daresti a chi vuole fare qualcosa di concreto per aiutare il prossimo?

Di essere se stessi, sempre. Di non aver paura di fare domande, anche se sono scomode, né di cominciare. Perché come dicono gli indigeni “E’ solo goccia dopo goccia che si perfora la roccia”. Perciò è meglio un’azione microscopica rispetto all’inazione.

Hai dei progetti in cantiere per il prossimo futuro, magari un altro libro?

Il progetto principale è quello legato all’hashtag #inviaggioconAngelito ovvero al portare in quante più scuole, biblioteche e associazioni possibile – anche in forma virtuale a causa della pandemia – la storia ordinaria e al tempo stesso unica di Angelito e dei tanti come lui che ogni giorno rischiano la propria vita o addirittura la perdono per dire basta alla violenza. E poi sì, mi piacerebbe continuare a scrivere storie apparentemente lontane, ma in realtà più vicine a noi di quanto crediamo. Vediamo se ci riuscirò!

Non mi resta che invitarvi a seguire Martina e a leggere i suoi libri, per sostenere i progetti in cui è impegnata!

Grandi successi Fantasy

Ecco i quattro titoli scelti tra i grandi successi del mondo fantasy.

  • Le nebbie di Avalon, di Marion Zimmer Bradley, inizialmente un’unica pubblicazione, successivamente rieditato in due volumi.
  • Il nome del vento, primo romanzo della trilogia Le cronache dell’assassino del Re, di Patrick Rothfuss
  • Il ciclo di Shannara, di Terry Brooks
  • The witcher, di Andrzei Sapkowski

Le nebbie di Avalon

Le nebbie di Avalon non è l’ennesimo romanzo sulle leggende Arturiane. E’ soprattutto la storia di Morgana, come donna e sacerdotessa della Dea. Attraverso le sue parole ripercorriamo la sua vita e la storia di Avalon, la nascita e l’ascesa di Artù, fino al suo declino.

Morgana, mitizzata come grandissima strega al pari di Merlino, non è che una ragazzina quando viene affidata alle cure della Signora del Lago, sua zia, e iniziata ai misteri della Dea. Servire la Dea è fare di te un suo strumento, Sua è la magia che ti è concessa di usare, Suoi i Poteri. Morgana, nella sua umanità, sente il peso di questo dovere e ad un certo punto lascia l’Isola per vivere, dimenticata, nel mondo: sono troppi i sacrifici che la Dea ha preteso da lei!

Ma col passare delle stagioni, degli anni, il richiamo alla sua natura si fa sempre più pressante e decide di riprendere il ruolo che le spetta, per il bene di Avalon stessa.

Le vicende di Artù, di Ginevra e Lancillotto (nei due volumi riportati con i loro nomi originali) non fanno soltanto da sfondo alla storia di Morgana, ma la arricchiscono di significato. Le loro vite sono connesse, volenti o nolenti, ed essi non possono voltare le spalle alla realtà, perché ovunque andranno essa li seguirà.

Non aspettatevi il classico fantasy-romance, perché qui di romantico c’è ben poco. C’è piuttosto molta umana passione e molto umano dolore. La magia appartiene alla Dea e l’Amore non sempre fa bene.

Il nome del vento

Il Nome del Vento è il primo romanzo Epic Fantasy della trilogia “Le Cronache dell’Assassino del Re”, scritto da Patrick Rothfuss. La serie comprende Il Nome del Vento (2016), La Paura del Saggio (2017) e un terzo libro ancora in fase di stesura attualmente intitolato “Door of Stone”.

A quanto pare l’autore, come R. R. Martin, ha dichiarato di essere preda del blocco dello scrittore, quindi chissà sa riusciremo mai a leggere il finale di questa bellissima storia!

Oggi, comunque, voglio farvi conoscere e apprezzare il primo titolo di quest’opera, che pur essendo un esordio, ha veramente dell’eccezionale.

Il nome del vento ha inizio alla Pietra Miliare, locanda del villaggio di Newarre. Kote, il gestore, è taciturno e schivo, avvolto in un’aura di leggenda e mistero. A volte, quando è dell’umore adatto, allieta gli avventori con le sue doti di bardo, ma chi sia in realtà e da dove venga, in paese non lo sa nessuno. Quando il Cronista partito in cerca dell’eroe delle leggende di Teverant per intervistarlo, arriva in paese, intuisce che il mitico Kvothe è proprio davanti a lui, dietro al bancone. Dopo molte reticenze, l’uomo acconsente a parlare e inizia a raccontarsi e a introdurci nel suo mondo di avventura e magia. Scopriamo così la storia di una vita intensa, piena di dolori, avventure, amori, rivolta alla ricerca del sapere; da un’infanzia bruscamente interrotta ad un’adolescenza trascorsa nello studio dei libri arcani e della musica; fino ad arrivare all’età adulta talmente complessa ed intricata da richiedere tre libri per lo svolgersi della sua trama.

Cosa dire di questo romanzo se non che è un capolavoro? Rothfuss ha saputo ricreare non solo un mondo ma anche le sue atmosfere, caratterizzando con maestria i suoi personaggi tanto da renderli vivi. Un fantasy che si rispetti ha proprio questa magica capacità di trasportarti in un altra realtà e Le cronache dell’assassino del re ha tutte le carte in regola per essere uno strepitoso successo. Speriamo solo di non dover attendere troppo per leggere un degno finale.

Il ciclo di Shannara

Per parlare del ciclo di Shannara occorre fare un salto nel passato.

Cito da wikipedia:

Secondo la cronologia delle Quattro Terre, in passato l’umanità aveva raggiunto un avanzamento tecnologico tale da non poter essere più controllato. Durante le battaglie apocalittiche che ne seguirono, note come Grandi Guerre, gran parte degli esseri viventi della terra si estinse e gli stessi continenti cambiarono la loro morfologia. A seguito di queste guerre ciò che restava dell’umanità si divise in diverse razze: Umani, Nani, Gnomi e Troll. Anche gli Elfi tornarono a mostrarsi alle altre razze, sebbene essi non discendessero dai sopravvissuti alle Grandi Guerre. In questo futuristico ritorno al passato, il mondo naturale è rifiorito ed è riapparsa la magia in contrapposizione alla tecnologia delle ere passate.

L’Ordine dei Druidi, costituitosi in seguito alla rinascita delle Razze a garanzia della conservazione del sapere del passato e della coltivazione di un corretto utilizzo della magia, venne quasi completamente distrutto dal Druido ribelle Brona, massimo conoscitore della magia nera proibita, durante la Seconda Guerra delle Razze.

La spada di Shannara esce nel 1977, primo volume di un’immensa saga alla quale non è ancora stata apposta la parola “Fine”.

I riferimenti a Tolkien sono palesi ma hanno contribuito a sancire il gigantesco successo di quest’opera.

Il primo volume ci fa conoscere la famiglia Ohmsford, nel villaggio di Valle d’Ombra. Il piccolo borgo ha conosciuto sempre la pace fino a quando Il Signore degli Inganni non si rimette all’opera minacciando la tranquillità dei giorni e degli abitanti. La spada di Shannara è un antico e meraviglioso talismano che può sconfiggerlo, ma deve essere ritrovata e maneggiata soltanto da un discendente dell’antico Re…Sarà questo il destino di Shea, fratellastro di Flick Ohmsford?

The witcher

La saga di Geralt di Rivia si compone di otto libri, i primi due volumi racchiudono racconti che introducono la sua figura, i restanti sono romanzi.

Geralt è uno strigo, un assassino di mostri; è più forte e resistente di qualsiasi essere umano e si guadagna il pane uccidendo le creature più spaventose: demoni, orchi, basilischi, elfi malvagi e chi più ne ha ne metta.

Il suo rango richiede un codice al quale sottostare, e Geralt sarà messo alla prova quando si tratterà di uccidere un Drago(cosa a lui vietata) o rispettare la regola rischiando di perdere la sola donna che abbia mai amato.

Nei romanzi lo incontriamo in veste di protettore della principessa Ciri, dopo la caduta del suo regno. La giovane aspira a diventare anch’essa come Geralt e si addestra duramente nella fortezza di Kaer Morhen fino a quando i suoi incredibili poteri non la rivelano come la Fiamma di Cintra, la forza che salverà i popoli dalla rovina. Lo strigo la difenderà dagli assassini che vorranno eliminarla, fallendo, con la sua scomparsa. Dalla ricerca di Ciri inizia per lui un lungo viaggio pieno di insidie che ci accompagnerà nell’entusiasmante lettura di ben quattro libri.

Dalla saga di Geralt è stato tratto un avvincente videogioco e un’appassionante serie tv.

Io, da purista, preferisco immergermi nelle pagine, e conoscere questo eccezionale personaggio dall’inizio. Credo che abbia tutti i requisiti per accompagnarmi in un fantastico viaggio di qualche mese, come fece a suo tempo La Torre Nera di King.

The Bow of perception

Qualcosa esce da 
dentro me, ma
non sono io, e
capisco che
sono popolato da
estranei, sconosciuti, e
nella quiete
gioco e cerco
soluzioni nei sogni che
mi liberino,
ma la coscienza:
va e viene, così è!
Per zittirli
ascolto un po’ di musica.
Cantiamo
assieme e
all’unisono, ci confondiamo tra
le righe di qualche lirica.

Bow of perception di Davide Farinella

Graffiante, decadente, nichilista, a tratti Bukowskiano. Uno guardo disilluso sul mondo e sulla vita ma incisivo e indagatore nei meandri dell’inconscio. La poesia di Farinella è tutto questo e molto altro: è come viaggiare mantenendo distacco emotivo e lo sguardo obiettivo che si ha filtrando il tutto attraverso l’occhio di una fotocamera. La bravura di questo autore sta nella capacità di trasferire al lettore l’intensità delle emozioni che intende suscitare, attraverso l’utilizzo di versi netti e didascalici. Essere ridondanti è uno dei peggiori difetti, soprattutto in poesia, e chi è in grado di esprimere un mondo in poche parole, ha dell’incontrovertibile talento.

Ringrazio Davide per avermi concesso l’opportunità di leggere e apprezzare il suo lavoro e per la fiducia accordata. Sono certa che se manterrà la stretta connessione con la sua Anima, musa ispiratrice, sarà sempre in grado di donare al mondo versi meravigliosi.

L’uomo che credeva di essere se stesso

Accumulando sempre titoli su titoli, questo libro era nella mia wish list da talmente tanto tempo da aver seriamente corso il rischio che una volta acquistato e iniziato a leggere, avrebbe potuto non piacermi affatto. Fortunatamente così non è stato.

Questa lettura si è rivelata insolita e assolutamente fuori da tutti gli schemi.

La vita di Rick smette di essere “sua” nel momento in cui assiste a un incidente dove sua moglie perde tragicamente la vita e il loro bambino, Charlie, miracolosamente si salva. Ha inizio qui uno sdoppiamento dai risvolti inaspettati. Un Rick ancora sotto shock si accorge di avere del sangue addosso, che l’auto dello scontro è quella dove viaggiava proprio lui, inseme alla sua Anne; Anne che adesso lo tranquillizza mentre gli dice che no, non hanno mai avuto un figlio…

Quello che sembra l’inizio di un incubo di follia schizoide si rivela invece una storia appassionante dai risvolti totalmente inaspettati che lascia il lettore in ansia fino all’ultimo.

Non posso anticiparvi nulla perché veramente rischierei di farvi perdere il meglio di quanto questo libro ha da offrire. Se vi ho incuriosito, e amate le storie distorte, complicatamente avvincenti, non vi resta che leggerlo 🙂

  • L’uomo che credeva di essere se stesso, di David Ambrose
  • Meridiano Zero
  • Pag. 249
  • e-book € 4,99