Angelitos

Questo è un piccolo libro, avrei potuto leggerlo tutto d’un fiato, ma non è una lettura facile né un racconto che, girata l’ultima pagina, si dimentica.

Angelito aveva 12 anni quando è stato gettato da un ponte di 125 mt dopo essersi rifiutato di sparare a un autista di bus, che vi transitava sopra, per essere iniziato alla mara guatemalteca. Martina Dei Cas ha donato al mondo l’opportunità di conoscere la storia di questo bambino, che sognava di fare l’architetto, della sua famiglia, delle condizioni in cui è costretto chi ha la sfortuna di vivere dalla parte sbagliata del mondo o talvolta soltanto di una città o di un quartiere.

Ti si spacca il cuore a leggere queste pagine e ti dici che sì, l’inferno esiste ed è su questa terra. Si fa fatica a raccontare la lotta per conservare la propria integrità e umanità in un luogo che fa di tutto per portartela via e la rassegnazione che spesso traspare da chi è semplicemente stanco di lottare perché non ne ha le forze, perché è già difficile procurarsi da mangiare e il solo sopravvivere.

La verità è che «anche se tu riesci ad abbandonare la strada, la strada non abbandonerà mai te».

Fortunatamente, qui ci sono anche angeli che ogni giorno, lottando contro la violenza, il cieco odio, la vendetta e l’omertà, cercano di salvare quante più anime possibili, sapendo che anche una soltanto che ci riesce, dona la forza di rialzarsi ad altre cento. Scopriamo così l’esistenza del Mojoca “la prima organizzazione di auto-mutuo aiuto per ragazzi di strada di Città del Guatemala” presente da anni sul territorio, che avvicina ragazzi e ragazze che vivono in strada, aiutandoli a sfuggire dalle mani della malavita, lottando contro i pregiudizi e le discriminazioni che infestano le istituzioni e impediscono a chiunque voglia riscattarsi di poterlo fare.

Grazie a Gerard Lutte, suo fondatore, e a quanti ogni giorno collaborano con lui, Martina ha conosciuto Luis, il padre di Angelito, e la storia di suo figlio ha potuto essere ascoltata e diffusa anche in Europa, dove la sua morte era vergognosamente passata inosservata.

Ora sta a noi lettori continuare a far si che il mondo conosca e non dimentichi perché:

Nessuna persona muore davvero finché la sua voce riecheggia sulle labbra e nei gesti di coloro che restano.

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